Mafia foggiana, la rivelazione del pentito: «Panunzio non doveva essere ucciso, il killer agì di testa sua»

Sabato 28 Maggio 2022

«La Societa foggianà non doveva uccidere ma solo spaventare Giovanni Panunzio», l'imprenditore foggiano ucciso il 6 novembre del 1992 perché si rifiutò di pagare alla mafia una tangente da due miliardi di lire. Ad affermarlo è Patrizio Villani, 45 anni, allevatore di San Marco in Lamis, ritenuto killer della mafia di Foggia e nuovo pentitò. Villani sostiene di averlo appreso in carcere da Donato Delli Carri che per l'omicidio di Panunzio fu condannato in via definita a 26 anni di reclusione. A dire di Villani, Donato Delli Carri gli avrebbe confidato di essere stato presente la sera dell'agguato al costruttore foggiano compiuto in via Napoli, ma l'obiettivo del commando era solo spaventarlo, mentre Federico Trisciuoglio (all'epoca dei fatti semplice affiliato, poi divenuto capo clan) agì di testa sua e lo ammazzò. Trisciuoglio non è mai stato imputato per l'omicidio di Panunzio. Villani ha aggiunto, inoltre, che fu un esponente del gruppo Francavilla-Sinesi a dire a Trisciuoglio di assumersi la responsabilità dell'omicidio e di scagionare Delli Carri, ma l'uomo si rifiutò. Questo avrebbe creato una frattura interna alla mafia foggiana, un tempo unita ma poi scissa in tre batterie. Le dichiarazioni di Villani sono presenti nel verbale di 130 pagine depositato ieri dai due pm della Dda di Bari durante il processo con rito abbreviato chiamato «Decima Bis» in corso nell'aula 'bunker' di Bitonto (Bari) davanti al gup Antonella Carfagna e che conta una quindicina di imputati, tra cui lo stesso Villani. Il neo collaboratore di giustizia è detenuto dal dicembre 2016: è stato condannato in via definita a 30 anni di reclusione quale esecutore materiale dell'omicidio di Roberto Tizzano, di 21 anni, e per il ferimento dell'amico Roberto Bruno, avvenuti ad ottobre 2016 in un bar alla periferia di Foggia. Ha deciso di collaborare con la giustizia lo scorso 10 maggio e sarà ascoltato nelle udienze del 3 e del 24 giugno.

La storia

Villani ha dichiarato di essere stato affiliato nel 2009 alla batteria Sinesi - Francavilla in una cerimonia compiuta nel carcere di Foggia e celebrata da un nipote del capo clan Roberto Sinesi (che non era presente). Secondo le sue dichiarazioni, l'affiliazione è avvenuta con un quarto grado, quello che in gergo mafioso viene definito della santà, mentre il capo clan Roberto Sinesi ha il grado più alto, settimo grado: il medaglionè. I Sinesi - racconta il pentito - sarebbero stati affiliati da clan calabresi, mentre i Moretti da ex cutoliani. Villani ha detto ai due pm che percepiva dalla mafia uno stipendio mensile tra i 1500-1800 euro al mese. Ha anche confessato di aver compiuto l'omicidio di Roberto Tizzano e il ferimento di Roberto Bruno nell'ottobre 2016 in un bar alla periferia di Foggia, fatti per i quali è stato condannato a 30 anni. Villani ha fatto recuperare agli agenti della Squadra Mobile anche la pistola che, dagli esami balistici, è risultata essere quella utilizzata per commettere l'attentato dell'8 settembre 2016 contro i due figli di Federico Trisciuoglio (rimasti illesi). L'agguato avvenne due giorni dopo il ferimento di Roberto Sinesi (mentre era in auto con il nipotino di 4 anni, rimasto anch'egli ferito). Secondo le dichiarazioni di Villani entrambi gli attentati furono ispirati da un esponente del clan Francavilla perché voleva far sembrare ci fosse una guerra tra Trisciuoglio e Sinesi. 

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