Foggia, parla il rettore Limone: «Coltiviamo la voglia di riscatto con scuole e università migliori»

Sabato 11 Dicembre 2021 di Paola ANCORA
Foggia, parla il rettore Limone: «Coltiviamo la voglia di riscatto con scuole e università migliori»

Il 25 ottobre scorso il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha evidenziato il ruolo centrale dei luoghi di formazione, chiamati «a formare le coscienze contro la criminalità». Lo ha fatto dall'aula magna dell'Università di Foggia, invitato ad aprire l'anno accademico dal rettore Pierpaolo Limone. Il più giovane accademico italiano al timone di un ateneo, salentino, Limone ha voluto sin dal momento dell'insediamento dare un'impronta precisa al suo mandato, assegnando all'Università foggiana un ruolo da protagonista nell'antimafia sociale. «Foggia - disse davanti a Mattarella - è la città dove le persone, partendo dalla cultura, dalla conoscenza, dalla scienza, si riappropriano del proprio futuro». 


Rettore Limone, il terremoto giudiziario che ha travolto la prefettura foggiana getta un'altra ombra su questa terra. Qui lei è impegnato a coltivare i semi dell'antimafia sociale. Che compito svolge il suo Ateneo?
«La presenza dell'Università sul territorio, i momenti di condivisione pubblica, di aggregazione sono il cuore dell'antimafia sociale che portiamo avanti. Stiamo lavorando per ottenere un palazzo bellissimo del centro città da condividere con la Dia: un'idea dal forte impatto simbolico, in un luogo popolato da studenti. E poi abbiamo decine di progetti nei vari dipartimenti: la Facoltà di Agraria ne ha sviluppati sulle ecomafie, i colleghi di Giurisprudenza con la docente Madia D'Onghia lavorano sul progetto Esco dal caporalato. Abbiamo una Clinica legale, con gli studenti chiamati a lavorare sulle nuove povertà, sul disagio sociale, affiancando gli avvocati di strada e misurandosi con emergenze reali, concrete».
Qual è stata la risposta a queste vostre iniziative?
«La risposta è stata eccezionale. Questo territorio ha una grande volontà di riscatto. La città e la provincia di Foggia non si identificano con la narrazione che si fa del territorio. La criminalità qui è reale e violentissima, ma rappresenta ancora una frazione piccola e minoritaria della società civile. Esiste un rischio di contaminazione dei colletti bianchi, esistono silenzi, zone grigie sulle quali si lavora soltanto con un processo di trasformazione culturale. Ed è su questo che stiamo cercando di fare la nostra parte. Tanto più che su Foggia c'è stato e c'è un lavoro capillare e intensissimo delle forze dello Stato, ci sono arresti, controlli continui, ma ciò che manca e che l'Ateneo può fare è agire sulla cultura della legalità».
Un'Università di frontiera, come quella che dirige, ha canali di finanziamento privilegiati? Lo Stato vi riconosce un ruolo di avamposto di legalità, aumentando le risorse a vostra disposizione?
«Onestamente non riceviamo nulla di più rispetto a quanto è previsto dalle regole nazionali di riparto dei fondi, che non prevedono incentivi specifici per quella che noi chiamiamo terza missione e che forse oggi dovrebbe esserci riconosciuta. La Regione, invece, è molto attenta a Foggia e alcuni dei nostri progetti sono stati sostenuti. Inoltre puntiamo ai fondi del Pnrr, che prevede specifici canali di finanziamento dedicati agli Atenei nei territori difficili».
Il Capo dello Stato ha dedicato il suo messaggio proprio a questo nobile ruolo dell'istruzione universitaria. Cosa vi siete detti durante il confronto avuto lo scorso ottobre?
«Abbiamo parlato di povertà educativa perché è da là che si dovrebbe partire. Abbiamo discusso delle generazioni che sono private di diritti essenziali, dell'accesso alla cultura, di risorse che in altri territori sono disponibili e la cui assenza, qui, produce effetti distorsivi, ingrossando le file della criminalità. In territori così difficili dovrebbero esserci le migliori scuole e università possibili, per rappresentare davvero le opportunità offerte dalla conoscenza e dalla cultura».
Dopo ieri, è ancora ottimista sul futuro di Foggia?
«Se un docente non credesse nella possibilità di migliorare e trasformare, significherebbe che ha sbagliato mestiere. Avanziamo a piccoli passi e il territorio si trova in una situazione difficilissima. Bisogna coltivare questa sinergia fra l'intervento repressivo delle forze dell'ordine e quello di antimafia sociale svolto dall'Ateneo insieme ad associazioni e fondazioni. La riscossa comincia da qui».
 

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