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Vaccino, quarta dose in sei Paesi: dalla Germania alla Danimarca. Il virologo: «Dubbi sull'efficacia»

«Nella storia della vaccinazione non si era mai arrivati a dare quattro dosi così ravvicinate fra loro»

Dalla Germania alla Danimarca, quarta dose in sei Paesi. Il virologo Barocco: «Dubbi sull'efficacia»
Dalla Germania alla Danimarca, quarta dose in sei Paesi. Il virologo Barocco: «Dubbi sull'efficacia»
3 Minuti di Lettura
Domenica 6 Febbraio 2022, 20:04 - Ultimo aggiornamento: 20:06

Da circa un mese la quarta dose del vaccino anti Covid-19 è una realtà in sei Paesi: dopo la prima apertura da parte di Israele, hanno fatto questa scelta Danimarca, Stati Uniti, Ungheria e poi Spagna e Germania, ma i dati sui suoi effetti sono ancora pochi, tanto che recentemente l'Agenzia Europea dei Medicinali (Ema), ha dichiarato di voler attendere ulteriori dati prima di prendere decisioni. Anche in Italia al momento non si prevede una quarta dose. Sulla spinta di una situazione dell'epidemia che sembra tendere a un progressivo miglioramento, complice l'arrivo del caldo, c'è tempo per passare in rassegna rischi e benefici di nuovo booster, alla luce delle poche conoscenze al momento disponibili.

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Quarta dose, cosa sappiamo 

«Nella storia della vaccinazione non si era mai arrivati a dare quattro dosi così ravvicinate fra loro, il massimo erano state tre, con le prime due ravvicinate e la terza distanziata», dice all'ANSA il virologo Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca. «I dati preliminari finora disponibili - aggiunge - sollevano inoltre alcuni dubbi sull'efficacia ulteriore di questa dose aggiuntiva». Un elemento certo è che «più il richiamo è distanziato dalle altre dosi, più la sua efficacia è maggiore in quanto dà al sistema immunitario il tempo di reagire», osserva il virologo. «Un'altra cosa che abbiamo imparato - prosegue - è che, quanto più la seconda e la terza dose vengono somministrate in tempi ravvicinati, minore è la risposta immunitaria. Per esempio, fare la terza dose a sei mesi è più efficace che a distanza di tre mesi, così come lo è fare la seconda dopo 4 mesi anziché dopo 28 giorni». L'emergenza della pandemia ha però imposto di ridurre gli intervalli di tempo: «in un momento in cui l'incidenza dei casi era elevata, è stato necessario agire nel più breve tempo possibile per alzare la protezione immunitaria, ancora bassa dopo la prima dose. Questo indotto le politiche a optare per il tempo minimo per il richiamo, ossia 28 giorni».

 

La Gran Bretagna ha invece preferito attendere ed «è difficile dire chi abbia preso la decisione giusta, in ogni caso abbiamo imparato qualcosa di nuovo», osserva Broccolo. Un altro problema aperto circa la quarta dose è che «la popolazione è già immunizzata e lo è in modo eterogeneo, o perché alcuni hanno ricevuto vaccini di tipo diverso oppure perché hanno avuto un'infezione, sintomatica o meno». Alla luce di queste considerazioni, ha detto ancora il virologo, «sarebbe scorretto e pericoloso fare la quarta dose a occhi chiusi». Inoltre, «più andiamo avanti nel tempi, più abbiamo una situazione sempre più eterogenea, che impone la necessità sempre più forte di personalizzare il richiamo nei pazienti fragili». Una possibile soluzione sarebbe nel controllare il livello delle difese facendo il test che misura gli anticorpi neutralizzanti prima di sottoporsi ad altre vaccinazioni. È perciò «probabilmente opportuno - conclude Broccolo - prendere una lunga pausa, anche per vedere come si evolve il virus, se ci saranno nuovi sviluppi, mentre i casi nel nostro Paese sono in calo e si va verso l'endemia. Una possibilità potrebbe essere optare per un vaccino annuale che protegga da omicron e da possibili nuove varianti».

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