Recovery Fund a rischio, Ungheria e Polonia mettono il veto al bilancio Ue per il meccanismo dello stato di diritto

Lunedì 16 Novembre 2020
Recovery Fund a rischio, Ungheria e Polonia mettono il veto al bilancio Ue per il meccanismo dello stato di diritto

Doccia fredda sul bilancio Ue 2021-2027: Ungheria e Polonia hanno infatti posto il veto in Consiglio europeo sull'accordo che avrebbe dovuto sbloccare, dal prossimo anno, il Recovery Fund. Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca di turno, ha comunque spiegato: «I due Stati membri hanno espresso la loro opposizione rispetto ad un elemento del pacchetto, (la condizionalità sullo stato di diritto, ndr) ma non sulla sostanza dell'accordo sul Bilancio».

 

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L'accordo sarà ora ridiscusso nella stessa sede il 9 e 10 dicembre. Ungheria e Polonia, nel Coreper (riunione dei capi delle ambasciate Ue dei vari paesi membri), hanno fatto sapere di non essere d'accordo con il nuovo meccanismo basato sullo stato di diritto, che molti paesi europei accusano Budapest e Varsavia di non rispettare. Ungheria e Polonia da anni si oppongono a controlli stringenti sui fondi europei e con il nuovo meccanismo rischiano di percepirne molti in meno di quelli ricevuti in quantità ingente negli ultimi anni. Non mancano le polemiche, anche all'interno del Partito popolare europeo di cui fa parte il premier ungherese Viktor Orban, anche se per l'eurodeputato Sandro Gozi, di Renew Europe, si tratterebbe di un bluff: «Ungheria e Polonia hanno bisogno come gli altri dell'Ue, di un'Ue efficace e solidale come sta dimostrando di essere in questa fase. Non credo che potranno permettersi di bloccare tutto e in ogni caso per noi il tema fondamentale dello Stato di diritto non può assolutamente essere rimosso, l'Ue deve proseguire lungo la strada già delineata».

 

Per l'approvazione del bilancio Ue che sbloccherà anche il Recovery Fund serviva l'unanimità degli Stati membri e la posizione di Budapest e Varsavia ha bloccato tutto, con il rischio che i fondi potranno arrivare con diversi mesi di ritardo a quanto previsto. Il veto di Ungheria e Polonia ha scatenato anche l'ira del tedesco Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo: «Lo Stato di diritto non riguarda un solo Paese, né riguarda l'Est o l'Ovest. È neutro e si applica a tutti: se uno rispetta lo Stato di diritto, non ha nulla da temere. Negare a tutta l'Europa i finanziamenti nel mezzo della peggiore crisi da decenni è irresponsabile». Anche il polacco Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e attuale presidente del Ppe, ha tuonato: «Chi è contrario al principio dello Stato di diritto è contro l'Europa. Mi aspetto una posizione chiara al riguardo da tutti i partiti del Ppe. Gli oppositori dei nostri valori fondamentali non dovrebbero più essere protetti da nessuno».

 

A Bruxelles l'opinione condivisa è che il veto di Ungheria e Polonia sia un vero e proprio bluff: il meccanismo sullo stato di diritto potrebbe essere votato già dalla prossima settimana e Viktor Orban, anche se non riceverà una grossa fetta del Recovery Fund, ha già strappato un accordo per i fondi del Mff 2021-2027 e la mancata entrata di quei soldi potrebbe causare notevoli problemi al suo governo. La polemica si è presto spostata in Italia, con esponenti del M5S e del Pd che accusano: «Gli amici sovranisti di Salvini e Meloni si oppongono agli aiuti agli italiani colpiti dall'emergenza Covid». Fdi replica: «Il veto minacciato da Polonia e Ungheria al bilancio pluriennale europeo e alle nuove risorse proprie è l'unica arma a loro disposizione per difendersi da un vergognoso attacco politico-ideologico che arriva dalla maggioranza di centro-sinistra in Parlamento europeo».

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