Minneapolis, polizia spara contro la giornalista in diretta: «Mi sparano addosso, mi sparano addosso!» VIDEO

Domenica 31 Maggio 2020
Minneapolis, polizia spara contro la giornalista in diretta: «Mi sparano addosso, mi sparano addosso!»

«Mi sparano addosso, mi sparano addosso!». Nella notte di Louisville in Kentucky, Kaitlin Rust, una reporter della rete locale Wave 3, è stata colpita dalle pallottole urticanti della polizia: la scena è andata in onda in diretta tv (QUI IL VIDEO). Come in diretta sulla Cnn era finito l'arresto a Minneapolis del giornalista Oscar Jimenez nel 'day one' delle proteste per l'uccisione dell'afroamericano George Floyd da parte della polizia. Minacciati, arrestati, presi di mira: a lungo accusati da Donald Trump, i giornalisti sono tra due fuochi.

A Minneapolis Molly Hennessy-Fiske del Los Angeles Times è finita in mezzo ai lacrimogeni lanciati da distanza ravvicinata: «Ci eravamo identificati come stampa. Abbiamo chiesto dove spostarci. Non ci hanno dato direzioni. Hanno sparato». Sempre a Minneapolis la fotografa Linda Tirado è stata ferita a un occhio e perderà la vista: «Ho abbassato un attimo la macchina fotografica e la mia faccia è esplosa».
 

Anche Ali Velshi della Msnbc è stato colpito ad una gamba da un proiettile di gomma: «È stata la polizia statale spalleggiata dalla Guardia Nazionale. La marcia era completamente pacifica». Il Reporters Committee for Freedom of the Press ha contato almeno dieci incidenti tra Phoenix, Indianapolis, Atlanta e Minneapolis, ma gli episodi sono di più. Due giornalisti sono stati arrestati a New York. Manette anche al fotografo Tom Aviles della Cbs: colpito da una pallottola di gomma, sbattuto a terra, portato al commissariato e rilasciato ore dopo. «Con lo sgretolamento della pace civile i reporter sono considerati una minaccia sia da parte della polizia che dei manifestanti, e questo è molto pericoloso», ha denunciato Bruce Brown, il direttore esecutivo dell'organizzazione. Sullo sfondo ci sono gli attacchi che da quasi quattro anni il presidente Donald Trump rivolge ai media, screditati come «nemici del popolo» e «fake news».

«Non epiteti innocui e senza conseguenze», ha argomentato il Washington Post citando uno degli ultimi tweet rilanciati dal tycoon in cui il drammatico assalto di venerdì alla sede della Cnn ad Atlanta viene definito «un'ironia della sorte». Di questo clima di ostilità contro il Quarto Potere - un'altra ironia della sorte? - ha fatto le spese perfino la Fox, una cui troupe è stata circondata dai manifestanti davanti alla Casa Bianca: «Per chi lavorate?», ha chiesto uno di loro, il volto coperto da una bandana nera, che poi ha strappato il microfono a Leland Vittert, il cronista della rete amica del presidente, e glielo ha ripetutamente sbattuto sulla testa.

Ultimo aggiornamento: 20:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA