Incinta e con minacce d'aborto costretta ad aspettare 12 ore in pronto soccorso: «I medici oberati da drogati e ubriachi in fin di vita»

Lunedì 23 Settembre 2019 di Alessia Strinati

Incinta e con minacce di aborto è costretta ad aspettare 12 ore in pronto soccorso. Una mamma ha denunciato una situazione assurda in cui ha rimetterci è stato il suo bambino, non ancora nato. Amy Rennie, 18 anni, era incinta di 10 settimane quando è andata in ospedale con minacce di aborto, ma è stata costretta ad aspettare a lungo perché era pieno di persone drogate a rischio di vita.

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La ragazza non ha accusato né i medici, né gli infermieri, perché ha visto con i suoi stessi occhi che i pazienti ubriachi e drogati erano sul punto di morte. Tentare di salvare la vita di chi ha però scelto di mettersi a rischio, le è costato 12 ore di attesa durante le quali la sua situazione è diventata irrecuperabile. L'ospedale si è scusato con la donna, ma ha tenuto a precisare che non ci sono prove per dimostrare che la lunga attesa possa aver peggiorato le sue condizioni cliniche.

Amy ha però voluto raccontare quello che è successo perché ci si mobiliti affinché si faccia qualcosa per chi lavora in pronto soccorso per la tutela del personale e dei pazienti. «Il personale aveva a che fare con persone che erano ubriache o drogate è stato semplicemente orribile», spiega al Mirror, «C'erano altre persone come me che stavano male ma hanno sovuto aspettare ore in agonia». 

La 18enne era andata in ospedale perché aveva copiosi sanguinamenti, è stata sottoposta a delle analisi che sembravano andare bene, ma quando è stata visitata il medico le ha detto che il bambino che aspettava non aveva più battito.

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