Il "killer di Twitter" ammette i suoi omicidi: adescava aspiranti suicidi per "aiutarli a morire"

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Nico Riva

Alla fine lo ha ammesso. «Le accuse contro di me sono tutte corrette», ha confessato il "killer di Twitter" Takahiro Shiraishi, a tre anni dal suo arresto. Il 29enne giapponese adescava le sue vittime su Twitter fra le persone più fragili e con istinti suicidi, convincendole a farsi "dare una mano a morire". 

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Nove persone almeno sono morte per mano di Shiraishi, il "Twitter killer" che ha scioccato il Giappone. Nel 2017, la polizia nipponica lo ha arrestato, dopo il ritrovamento di cadaveri smembrati nel suo appartamento a Zama, vicino Tokyo. Mercoledì 30 settembre, davanti ai giudici della Capitale giapponese, il killer ha ammesso tutte le sue colpe. 

I suoi avvocati hanno richiesto una riduzione della pena, affermando che le vittime avrebbero dato il loro consenso ad essere uccise, in modo da evitare la condanna a morte. Ma è stato lo stesso Shiraishi a stupire tutti, negando quanto detto dagli avvocati e prendendosi la responsabilità degli omicidi e affermando di aver ucciso contro la volontà delle vittime. L'udienza finale è prevista per il 15 dicembre e per il "Twitter killer" si prospetta una condanna a morte per impiccagione. 

Otto delle vittime di Shiraishi sono donne, fra cui una quindicenne. Le aveva scelte con cura, individuando quelle più propense a togliersi la vita, in uno degli Stati con il tasso più alto di suicidi al mondo. Sul suo profilo Twitter, Shiraishi scriveva «Voglio aiutare le persone che soffrono. Scrivetemi in qualsiasi momento». Le indagini sono partite dalla scomparsa di una giovane, poi risultata una delle vittime di Shiraishi. Durante una perquisizione, gli investigatori hanno trovato a casa del ventinovenne parti di cadaveri. 

Secondo i dati dell'Oms, ogni anno circa 800mila persone muoiono per suicidio (circa il doppio rispetto alle vittime di omicidio): si tratta di una persona ogni 40 secondi. 

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