Centinaia di donne musulmane messe all'asta su una app: choc in India

La piattaforma che gestiva «Bulli Bai» è stata bloccata e il ministro ha avviato un'inchiesta contro i gestori

Lunedì 3 Gennaio 2022

Centinaia di donne musulmane in India si sono ritrovate "messe all'asta" su una app dell'odio «Bulli Bai». L'attacco informatico, uno dei più misogeni e odiosi degli ultimi tempi, avvenuto due giorni fa, ha spaventato e indignato le vittime, donne di varie età, messe alla berlina sul web con foto e dettagli sulle loro vite. Un aggressione denigratoria, che ha scatenato l'indignazione dei social. A partire dal nome scelto «Bulli Bai» che combina lo slang volgare per la parola «pene» nell'India meridionale con «cameriera», secondo Mohammed Zubair, co-fondatore del sito web indiano Alt News. Il ministro indiano all'Information Technology Ashwini Vaishnaw ha bloccato la piattaforma GitHub che gestiva «Bulli Bai» e ha fatto sapere di avere avviato un'inchiesta per provvedimenti penali contro la piattaforma.

 

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Questo è stato il secondo tentativo di offendere le donne musulmane in India "mettendole all'asta" online. A luglio, ricorda la Bbc, un'app e un sito web chiamati «Sulli Deals» hanno creato i profili di oltre 80 donne musulmane, utilizzando foto caricate online, e descritte come «offerte del giorno». In entrambi i casi, non c'è stata una vera vendita: lo scopo è degradare e umiliare le donne musulmane condividendo le loro immagini personali. Un'altra provocazione contro ragazze di fede musulmana ha avuto luogo in Karnataka, dove un insegnante di un college nel distretto di Udupi non ha ammesso in classe sei ragazze che indossavano la hijab, il velo che indica l'appartenenza religiosa. Le ragazze hanno avviato una manifestazione di protesta e uno sciopero della fame, denunciando la discriminazione. Dopo un caso simile, del 2017, la Corte Suprema Indiana ha ribadito il diritto di indossare il velo religioso. 

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