​​Covid 19 in Russia, contagiato il premier Mishustin. Il virus accelera: oltre 100 mila casi

Giovedì 30 Aprile 2020
​​​Covid 19 in Russia, contagiato il premier Mishustin. Il virus accelera: oltre 100 mila casi

Il premier russo Mikhail Mishustin ha contratto il covid-19 e ha trasferito le sue mansioni al vice premier Andrei Belusov, rendono noto le agenzie russe. 

E in Russia l'epidemia di coronavirus s'impenna e i casi ufficiali sfondano quota 100mila, sull'onda del record di oltre 7mila contagi registrati nelle 24 ore precedenti. Il Paese è dunque entrato nel gruppetto di testa - all'ottavo posto dietro alla Turchia - delle nazioni più colpite dal Covid-19, sfatando il mito dell'invulnerabilità, fino a poco tempo fa abbastanza in voga. Con i russi in lockdown dal 30 di marzo, la situazione non pare rosea. Sino a che non si guardano i deceduti: gli ultimi dati ne certificano infatti 1.073 in totale. Il che dà alla Russia un indice di mortalità tra i più bassi al mondo (intorno all'1%). Il tema dei numeri è stato fin da subito uno dei più spinosi e da più parti (dissidenti, sindacati di categoria, persino capi di Stato in teoria amici, come il bielorusso Alexander Lukashenko) le autorità russe sono state accusate di mentire per sminuire l'entità dell'epidemia. I problemi certo non mancano.

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Medici e infermieri hanno denunciato, a più riprese, la mancanza di kit di protezione individuale e le difficili condizioni di lavoro; a Ufa un ospedale è stato messo in quarantena a causa del coronavirus dilagante tra personale e pazienti, con i lavoratori di fatto sequestrati; i dottori hanno lanciato poi un sito indipendente dove tenere la conta dei caduti in prima linea poiché i dati ufficiali non quadrano. Detto questo, ad oggi non si hanno informazioni di 'morti fuori scalà, né a Mosca, epicentro dell'epidemia, né nelle regioni, dove il sistema è certamente meno attrezzato per resistere all'urto. «Abbiamo evitato il catastrofico scenario italiano e non per miracolo, ma grazie alle tempestive misure adottate», ha commentato soddisfatto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. La realtà però è più complessa.

Uno studio del centro di analisi del ministero della Salute ritiene che il successo finora registrato si debba «alla bassa densità della popolazione, nella nazione più estesa al mondo, la bassa mobilità delle persone, se paragonata agli Usa o all'Europa, compreso anche il basso turismo interno nei mesi invernali, l'alto livello di vaccinazione, la buona mobilitazione ospedaliera e il massiccio uso di test (oltre 3 milioni, ndr)». Nonché, ovviamente, alle «misure» prese dalle autorità. Insomma, aiutati che la Russia ti aiuta. Inoltre, stando ai dati forniti dalla task force nazionale, a Mosca (dove si concentrano al momento il 50% dei casi) la stragrande maggioranza dei contagiati ha meno di 65 anni (e solo il 15% supera questa soglia di età, comprendendo anche gli ultra ottantenni). Circostanza che impatta molto sul numero dei ricoveri e quindi delle morti. La 'bella storià però potrebbe anche non durare. Vladimir Putin ha ricordato più volte che il «picco deve ancora arrivare». Secondo i modelli matematici questo potrebbe accadere, a Mosca, entro metà maggio e poi, con un ritardo di 3 settimane, nel resto del Paese. La capitale sta già correndo ai ripari aumentando i letti disponibili, ormai quasi esauriti. Per quanto riguarda la Russia profonda invece, più a corto di risorse, resta un grande punto interrogativo. Ma al momento il sistema sembra reggere.
 

Ultimo aggiornamento: 19:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA