Il giudice decide di non incriminare i poliziotti che uccisero l'infermiera Breonna Taylor: esplode la protesta negli Usa, due agenti feriti

Giovedì 24 Settembre 2020 di Nico Riva

Non si placano le proteste negli Stati Uniti. Anzi, gli scontri tra manifestanti e polizia si sono fatti più accesi, dopo che il tribunale ha fatto cadere le accuse contro i poliziotti che hanno sparato e ucciso Breonna Taylor, infermiera di 26 anni. Taylor, come George Floyd, è diventata uno dei volti simbolici del movimenti antirazzista Black Lives Matter. La decisione dei giudici è stata come benzina sul già infuocato dibattito sugli abusi di potere e il razzismo nelle forze di polizia. Negli scontri di mercoledì 23 settembre, a Louisville, Kentucky, due agenti sono finiti in ospedale con ferite da arma da fuoco. 46 persone son state arrestate. 

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Dopo la decisione del tribunale di Louisville di non accusare formalmente nessun poliziotto dell'omicidio di Breonna Taylor, la protesta è esplosa. L'infermiera afroamericana Breonna Taylor aveva 26 anni quando lo scorso 13 marzo tre agenti della polizia si presentarono a casa sua intorno all'1 di notte. Breonna fu raggiunta da sei proiettili e morì sull'uscio di casa. Il giudice ha stabilito che le azioni dei poliziotti fossero giustificate, e ha incriminato solo uno di loro con un'accusa di reato minore. Erano in possesso di un mandato di perquisizione perché sospettavano che l'ex fidanzato di Taylor, condannato per spaccio, usasse la casa della ragazza per ricevere la droga. Uno degli agenti riportò una ferita nello scontro a fuoco con il fidanzato di Taylor, che sparò pensando stessero entrando dei ladri in casa. 

L'omicidio di Breonna Taylor ha riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo dopo quello di George Floyd a Minneapolis, soffocato da un altro agente di polizia. Le loro morti sono diventate il simbolo della protesta Black Lives Matter, il movimento che lotta per dire basta al razzismo e all'abuso di potere della Polizia negli Stati Uniti. Dal mondo dello spettacolo e dello sport, tantissime celebrità hanno espresso la loro vicinanza al movimento BLM, partecipando alle manifestazioni, condividendo i propri pensieri sui social e ricordando i nomi delle vittime durante eventi pubblici. Lo ha fatto Lewis Hamilton al GP del Mugello, così come diversi attori agli Emmy Awards. Numerosi giocatori dell'NBA, del baseball, del calcio e del tennis hanno a loro volta ricordato le vittime del razzismo americano, arrivando a boicottare le proprie partite

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