Quirinale, Renzi: «Il nuovo presidente entro venerdì. L'identikit? Un leader forte, credibile in politica estera»

Martedì 25 Gennaio 2022 di Ernesto Menicucci
Quirinale, Renzi: «Non si perda altro tempo, il Paese è in emergenza»

Senatore Renzi, l’Italia quando avrà un nuovo presidente della Repubblica?
«Entro la settimana, spero non oltre giovedì o venerdì».
Quale è l’identikit migliore?
«L’arbitro imparziale della politica interna per sette anni ma anche un presidente credibile in politica estera: le tensioni tra Russia e Ucraina, le sfide globali tra Stati Uniti e Cina, la crisi della Nato richiedono che il nuovo inquilino del Quirinale sia un leader forte, garante del patto atlantico e dal marcato profilo europeista. Si tratta di raccogliere anche su questo l’eredità di tre grandi presidenti quali Ciampi, Napolitano e Mattarella».

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Il Mattarella bis è un’ipotesi davvero impraticabile? O vede degli spiragli?
«Non è praticabile, come ha perfettamente spiegato lo stesso Mattarella. Tirarlo per la giacchetta serve solo a coprire l’incapacità della politica di trovare soluzioni alternative. Il Presidente ha terminato il proprio settennato e non intende farne un altro: aiuterà l’Italia come senatore a vita, da Palazzo Giustiniani».
Scheda bianca e una girandola di incontri: la trattativa è partita?
«Ancora siamo al wrestling verbale: dichiarazioni roboanti, incontri inutili fatti filtrare, movimentismo di chi vuole farsi notare più che trovare una soluzione. Il mio è un appello alla serietà: non perdiamo altro tempo. La crisi geopolitica, la pandemia, l’inflazione, il costo delle bollette e delle materie prime chiedono alla politica di non buttare altro tempo».
Lei nel 2015 prese l’iniziativa politica di far eleggere Mattarella, in una situazione politica molto diversa, con il Pd che aveva oltre 400 grandi elettori. Oggi questo ruolo a chi (anche più di uno) spetta?
«Il centrodestra di oggi ha più delegati del mio Pd di sette anni fa. Il problema dunque non è la matematica, ma la politica. E del resto anche nella scorsa legislatura con gli stessi identici numeri il Parlamento riuscì prima a fare una frittata nel 2013 per colpa di Bersani, e poi un capolavoro nel 2015 con Mattarella. Non sono mai i numeri, ma la capacità politica a fare la differenza nella corsa per il Colle».
È più rischioso spostare Draghi da palazzo Chigi o perderlo anche come premier?
«Una ipotesi è in campo: Draghi al Quirinale con un grande accordo politico. L’altra no. L’idea di perdere Draghi anche come premier infatti non sta in piedi: può lasciare Chigi solo per un trasloco istituzionale. Altrimenti si scelga un uomo o una donna di equilibrio per la funzione di Capo dello Stato lasciando a Draghi la responsabilità di governo per l’anno e mezzo che ancora ci manca. Di tutte le possibilità l’unica che non esiste è che Draghi se ne vada da tutto».
Crede che la composita coalizione di governo reggerebbe con un altro presidente del Consiglio?
«Sì, specie se l’esecutivo fosse rinforzato anche politicamente. Però non ho dubbi sul fatto che l’esecutivo sarebbe comunque più forte con alla guida Mario Draghi: nessuno più di lui oggi ha la reputazione di un uomo credibile e vincente in Europa, nessuno».
Quali figure vedrebbe? Uno degli attuali ministri, tipo Colao oppure un politico? Cosa ha detto ad Enrico Letta nel colloquio di qualche giorno fa?
«Che stavolta siamo d’accordo: condividiamo l’idea che serva una soluzione politica. Perché è finito il tempo della demonizzazione della politica e dei partiti: la centralità del Parlamento è fondamentale per la Costituzione. Serve una Presidenza della Repubblica che aiuti il processo di cambiamento della politica senza tendenze populiste o anti partitiche. Mi pare che lo pensi anche Letta, questo è importante».
E alle altre forze politiche? Ha parlato anche con Berlusconi, con cui fece il patto del Nazareno?
«Berlusconi no. Ha scelto di seguire i suoi consigliori che secondo me lo hanno portato a sbattere. E comunque i colloqui di queste ore più restano riservati, meglio è. Comunque non vedo Berlusconi dal gennaio 2015: mi ha giurato vendetta dopo la vicenda Mattarella ma col senno di poi lo rifarei. È stata una decisione che ha fatto bene all’Italia, il resto non conta».
La candidatura di Berlusconi, non è stata in qualche modo favorita da chi, anche come lei, ha continuato a ripetere che “il ruolo di king maker spetta al centrodestra”?
«La candidatura di Berlusconi non esisteva, non esiste, non esisterà. Aver esposto l’ex Presidente del Consiglio a questa figuraccia è stato prima di tutto umanamente ingiusto verso il Cavaliere. Detto questo io a Berlusconi ho sempre detto in faccia ciò che pensavo. Circa il ruolo di kingmaker non ho fatto alcuna dichiarazione discutibile: ho guardato i numeri. E i numeri dicono che la destra ha più voti – almeno in partenza – della sinistra. Tutto qui. Poi tocca a Salvini e i suoi colleghi decidere se giocare la carta dello statista o fare come Bersani, perdendo la possibilità di decidere il Presidente».
Non si è finora perso troppo tempo?
«In parte è fisiologico. Ma adesso vedo troppe chiacchiere e poca sostanza».
Se ci fosse, parteciperà al “tavolo dei leader” proposto da Enrico Letta?
«Mi domando se serva, ma se fosse utile andrei. Prima di decidere però vorrei sapere come, dove, quando. E soprattutto perché. Altrimenti rischiamo di essere solo chiacchiere che commentano ipotesi basate su chiacchiere».
Esiste il rischio della “palude” che si vada oltre questa settimana per l’elezione del capo dello Stato?
«No. Con i tempi dei social e la pressione dell’opinione pubblica entro la settimana si chiude».
Un patto di legislatura implica anche la legge elettorale? Lei è per il proporzionale?
«Mi sembra prematuro parlarne. Una volta eletto il Presidente, però, tornerà magicamente in campo il tema delle riforme costituzionali. Prima o poi sarà chiaro a tutti che l’occasione sprecata cinque anni fa tornerà al centro del dibattito politico».
In una rivisitazione delle alleanze future, lei si vede insieme al blocco PD-M5S, con il centrodestra o battitore liberi tra i due schieramenti?
«Ad oggi battitore libero. Non posso stare coi sovranisti come Salvini e Meloni. Ma non posso stare nemmeno con la Cgil di Landini e i populisti grillini. Con le cose messe così, al prossimo giro saremo il terzo polo. Ma tempo al tempo, ora pensiamo al Quirinale».
C’è una svolta “europeista” della Lega, che ha votato a favore di Roberta Metsola all’Europarlamento?
«Speriamo. Per il momento sono solo parole, parole, parole. Ma una svolta europeista di salvini sarebbe utile alla Lega, certo. E anche all’Italia. L’Europa ci sta salvando soprattutto sul debito. Smettere di attaccarla mi sembra una buona notizia. Poi se sono rose fioriranno».

 

Ultimo aggiornamento: 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA