Quirinale, Letta: i timori sugli alleati e la spinta per Mattarella

Il leader e Speranza avvertono Conte: «Attento ai patti con la Lega, salta tutto»

Sabato 29 Gennaio 2022 di Alberto Gentili
Quirinale, Letta: i timori sugli alleati e la spinta per Mattarella

«Siamo pronti a discutere anche tutta la notte, ma non è semplice. Non so se domani sarà il giorno buono». A sera, dopo aver visto Matteo Salvini terremotare la maggioranza di unità nazionale tentando la spallata e uscendone con le ossa rotte, Enrico Letta fa sfoggio di fair play. E di cautela. L’imperativo del segretario del Pd è sempre lo stesso: «Tutelare il governo». E a questo scopo l’esplosione (pilotata dai dem) del nome di Sergio Mattarella nella sesta votazione con 336 voti (più del doppio dei consensi raccolti giovedì) per Letta rappresenta una benedizione. Perché il bis del capo dello Stato «sarebbe il massimo e continuerà a essere il massimo».

Come racconta Matteo Ricci, esponente della segreteria pd, «adesso la scelta è ristretta a tre nomi: Draghi, Casini» e, appunto, «Mattarella». Più Giuliano Amato. Ma nel ruvido vertice di metà pomeriggio tra Salvini, Letta e Giuseppe Conte, il leader leghista pur ammaccato è tornato all’offensiva. E ha avanzzato la candidatura del capo dei Servizi Elisabetta Belloni, gradita a Giorgia Meloni e al leader M5S. E quelle di Marta Cartabia e di Paola Severino.

Nel Pd non piace però l’idea di eleggere Presidente la responsabile dell’intelligence: «È brava, onesta e competente», dice un altro dirigente dem, «ma ha ragione Renzi: non si può passare dagli 007 al Quirinale, è roba da Sud America. E poi, dopo Draghi, il Parlamento dovrebbe ingoiare un altro tecnico. La partita tra tecnocrati e politici finirebbe 2-0. Difficile perciò che la Belloni non venga impallinata dai franchi tiratori...». Posizione condivisa, oltre che da Matteo Renzi, da Loredana De Petris e Federico Fornaro di Leu.

Non a caso, a notte, dal Nazareno fanno filtrare: «Sono finalmente in corso, dopo il fallimento del muro contro muro voluto dal centrodestra, confronti e discussioni su alcune possibili soluzioni. Tra queste anche candidature femminili di assoluto valore. Ma ci vuole serietà, la cosa peggiore è continuare col metodo di questi giorni bruciando con improvvide fughe in avanti ogni possibilità di intesa. Intanto invitiamo tutti a prendere atto della spinta che da due giorni e in modo trasversale in Parlamento viene a favore della riconferma del Presidente Mattarella».

Già, il bis del capo dello Stato resta la prima scelta di Letta, o in alternativa Mario Draghi e Pier Ferdinando Casini. Però Conte, questa volta d’accordo con Luigi Di Maio, punta sulla Belloni. Conclusione: il campo largo barcolla. Si divide sulla candidata proposta da Salvini. E aumentano i sospetti del Pd sulla resurrezione dell’asse giallo-verde Lega-5Stelle. Non a caso nel vertice serale del centrosinistra Conte è finito sotto processo. Letta e Roberto Speranza hanno avvertito il leader 5Stelle: «Stai attento a spaccare la maggioranza, rischia di saltare tutto. Invece in questo momento dobbiamo essere più che mai uniti».

Operazione difficile. La prova: a inizio giornata - prima di trovare l’intesa con Conte, Speranza e Renzi di non partecipare al voto per evitare che qualche grande elettore di Pd, M5S, Leu e Iv, votasse per la Casellati - Letta ha sibilato: «Mi sto chiedendo sinceramente se ho fatto bene a fidarmi». E non ce l’aveva solo con Salvini, ma anche con Conte e Dario Franceschini.

 

Quirinale, accordo più vicino: in campo Draghi e Casini. Salvini e Conte: «Una donna in gamba al Colle». Belloni, stop di Iv, Fi e Leu

Elisabetta Belloni in corsa per il Colle: chi è l'ambasciatrice capo dei servizi segreti con Draghi

 

La mossa pro-Mattarella

Un nome che non divide, si diceva, è invece quello di Mattarella su cui però resiste il veto di Salvini. Alla sesta votazione è scattata una iniziativa trasversale ai gruppi di Pd, M5S e Leu per far salire i consensi al presidente uscente, così da fare superare il numero di 166 raggiunto giovedì. Secondo quanto riferito da alcuni grandi elettori dem le capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi erano state avvisate, tant’è che i due delegati d’Aula Emanuele Fiano e Beatrice Lorenzin non hanno controllato che i parlamentari passassero rapidamente nelle cabine elettorali, così da dimostrare di rispettare il mandato di votare scheda bianca.

Non mancano i mugugni. Nel partito c’è chi accusa Letta di «eccessiva prudenza e attendismo». «Il grave errore», dice un alto dirigente che chiede l’anonimato, «è stato quello di scegliere scheda bianca alla sesta votazione, senza spingere la destra nell’angolo dopo la bocciatura della Casellati. Salvini era al tappeto come un pugile suonato e bisognava dargli il colpo di grazia. Come? Votando Casini o Draghi. Ma sono saltate fuori le divisioni della coalizione e si è data un’altra occasione al leghista. Peccato». Per dirla con Ricci: «Se il nostro fronte fosse stato compatto si poteva giocare all’attacco». 

Così non è stato. Letta la mette comunque in positivo: «Sono ottimista. Ora comincia il dialogo, i preliminari sono finiti dopo 5 giorni di giri a vuoto» per la giravolte di Salvini. E l’obiettivo, per preservare Draghi, è quello di «tenere unita la maggioranza per salvare il governo. Ma siamo all’inizio e tutto è ancora complicato». Segue appello: «Ora la politica parli al Paese e trovi il riscatto». Impresa complessa.

 


 

 

Ultimo aggiornamento: 00:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA