Ripresa bloccata/ I fondi Ue gestiti per ottenere consenso

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Paolo Balduzzi

Si rimprovera spesso agli economisti di essere freddi operatori che vogliono dare un prezzo a ogni cosa. Personalmente, lo accetto e non mi offendo; anzi, lo ritengo un complimento. Cercare – e poi provare a determinare – l’origine del valore di ogni merce, di ogni attività, di ogni fenomeno ci aiuta a comprendere il mondo. Altra cosa è rendere qualunque cosa commerciabile e mezzo di scambio. Su questo, però, bisogna essere onesti: le colpe degli economisti sono infinitamente minori di quelle dei politici. Ciò è tristemente più vero nel nostro Paese e proprio in questo particolare momento storico.

Quale migliore occasione del piano di ripresa e resilienza, infatti, per mettersi a giocare con le sorti del Paese pur di avere una fetta della torta? La diligenza da assaltare peraltro non trasporta un bottino così ricco da decenni: oltre 200 miliardi di euro di risorse, parzialmente nemmeno da restituire, che farebbero gola a chiunque. Quello che sta accadendo era ovviamente il timore della prima ora: che cioè il nostro Paese sprecasse un’occasione storica solo perché la logica elettorale di breve periodo avrebbe offuscato la visione politica di lungo termine. 

Timore che sembra proprio essere confermato dalla tattica suicida di queste ultime settimane. E il problema non è certo solo quello, già di per sé grave, di usare i soldi del Recovery Fund come mezzo di scambio. Il problema è usare il futuro del Paese come mezzo per spartirsi il potere, è usare un’emergenza nazionale e mondiale per aggrapparsi all’ultima speranza di una rendita elettorale.

Ci sono forze politiche che in Parlamento hanno un peso politico spropositato rispetto a quello reale nel Paese. E infatti andrebbero denominate più correttamente, dentro e fuori di metafora, “debolezze politiche”. A volte, peraltro, queste “debolezze politiche” un passaggio elettorale non lo hanno mai sperimentato. Il riferimento non è casuale e riguarda oggi in particolare Italia Viva di Matteo Renzi. 

Ma non è certo questo l’unico esempio possibile nella storia e nel panorama politico italiani. Le colpe sono ben diffuse, sia chiaro. Tra un governo che ormai si incarta su qualunque scelta e una opposizione così populista da non costituire un’alternativa credibile, quella di Italia Viva appare paradossalmente come l’unica strategia politica in atto. Peraltro, c’è da scommetterci, le giustificazioni e le intenzioni sono sempre le migliori, da parte di tutti. Proprio il partito di Renzi, per esempio, ha ragione da vendere quando insiste sull’utilizzo del Mes per finanziare la spesa sanitaria. E a chiunque verrebbe voglia di togliere la spina a un governo che contraddice continuamente se stesso, dalla gestione delle zone colorate alle vaccinazioni, dal rientro a scuola all’apertura delle attività commerciali.

Proprio la scuola è un ottimo esempio di schizofrenia e di improvvisazione. Molte scuole potrebbero infatti già riaprire: ma restano chiuse perché con la dotazione di mezzi pubblici a disposizione sarebbe impossibile arrivarci in sicurezza. È disarmante: la politica scolastica dipende dal Ministero dei trasporti; quella sanitario-vaccinale dalla programmazione delle ferie dei medici, almeno in Lombardia; il ricorso al debito pubblico da scelte meramente politiche e non economico-finanziarie; la gestione di una crisi sanitaria mondiale dall’esito di un rimpasto. 

Tuttavia, a nulla serve concentrarsi sulle intenzioni: perché l’unica cosa che conta sono le conseguenze. E la conseguenza di tutto ciò, oggi, è un’inaccettabile impasse politica che può portare solo effetti negativi. Ci ridicolizza in Europa, per esempio: siamo il Paese con più risorse a disposizione, di fatto finanziate dalle tasche e dalla reputazione altrui, ma stiamo sprecando tempo e denaro. Ci ridimensiona a livello politico ed economico, confermando agli investitori la nostra pessima reputazione in materia di riduzione del rapporto debito su Pil: ce ne accorgeremo quando la crisi sarà terminata e torneremo a pagare un prezzo sul debito che diventerà insopportabile. Ci inchioda agli occhi della storia e delle prossime generazioni, che guardando a questi anni non riusciranno a capire come un Paese ricco e bello come il nostro abbia fallito l’ennesima occasione di evitare il declino. 
 

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