Reddito-flop, piovono critiche: «La fase-3 deve ancora partire»

Lunedì 2 Dicembre 2019
Crescono le polemiche sul Reddito di cittadinanza, soprattutto perché su scala nazionale emergono i primi bilanci, e i posti di lavoro creati sarebbero pochi rispetto alla spesa sostenuta. Un problema, questo, che per il momento non riguarda il territorio pugliese, in cui ancora non si entrati del tutto nella cosiddetta terza fase. Come ricordano i responsabili dei Centri impiego locali, attualmente «si è nella fase della profilazione, quella successiva riguarderà appunto il tentativo di collocare la gente nel mondo del lavoro».
L'iter è chiaro: la banca dati realizzata dall'Inps è stata trasferita ai Centri per l'impiego tramite l'Arpal regionale. Sulla base degli elenchi stanno iniziando le chiamate per i Patti per il lavoro, che è un passaggio fondamentale del reddito di cittadinanza. Tutti i cittadini che beneficiano del reddito, infatti, sono obbligati a sottoscrivere il Patto per il lavoro, se nel nucleo familiare c'è almeno un componente che possiede una di queste caratteristiche: assenza di occupazione da non più di due anni; essere beneficiario della Naspi o di un altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria o che ne abbia terminato la fruizione da non più di un anno; aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio in corso di validità presso i Centri per l'Impiego.
A criticare sia il Reddito che Quota 100 è stato ieri il leader di Italia Viva Matteo Renzi: «C'è un populismo economico - ha detto - di quelli che dicono chiudiamo la domenica, quelli che dicono diamo un sussidio a tutti, ma il reddito di cittadinanza è stato un flop e anche Quota 100 è un flop: per accontentare 150.000 persone, in un pur interesse legittimo di andare in pensione prima, per accontentare questo metto 20 miliardi di euro per comprare consenso dicendo di aver cambiato la Fornero. Non hai cambiato niente, hai solo indebitato il Paese».

Le polemiche riguardano soprattutto i numeri a livello nazionale: i percettori del sussidio che hanno trovato un impiego dopo aver siglato i patti per il lavoro sono, al momento meno di mille. Il tutto su un totale di oltre 700mila beneficiari occupabili. La fase degli inserimenti nel mondo lavorativo non solo non decolla ma rischia addirittura di far precipitare tutta l'impalcatura su cui si regge la misura cara al Movimento Cinque Stelle. Sul piano occupazionale, l'impatto nullo trova conferma anche negli ultimi dati dell'Istat, che a ottobre ha registrato una crescita degli occupati, in aumento di 46mila unità, grazie però soprattutto al balzo degli autonomi (+38mila sul mese di settembre). Dunque se l'occupazione è tornata a salire, non è certo per effetto del reddito di cittadinanza. Attualmente l'Anpal sta incrociando le banche dati per fornire al ministero del Lavoro una fotografia dettagliata delle situazione. Dagli ultimi dati disponibili, aggiornati al 30 settembre, emerge che erano 18mila i beneficiari del reddito, che avevano trovato un impiego con le vecchie procedure. Parliamo di persone già in carico ai centri per l'impiego, che non sono passati attraverso i navigator e non hanno firmato i patti per il lavoro. Alla luce di questo, nella migliore delle ipotesi, al momento sarebbero poco di più di ventimila i percettori che hanno rimediato un posto, dei quali solo una minima parte grazie al nuovo meccanismo. A conti fatti, meno di un beneficiario occupabile su 30 ha ottenuto un contratto di lavoro grazie al reddito di cittadinanza. Il bonus però è già costato allo Stato circa 3 miliardi di euro. Non solo. La stragrande maggioranza dei percettori del sussidio che hanno trovato lavoro si è dovuta accontentare di un contratto a tempo determinato. Sulla base degli ultimi dati forniti dall'Anpal, soltanto il 18 per cento dei 17.637 beneficiari del sussidio assunti tra aprile e settembre, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Numeri, anche questi, che destano preoccupazione e mettono in allarme i sindacati.
M.Iai.
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