Prestiti alle imprese? Quasi gratis per le banche in Italia: guadagnano l’85% in meno della Spagna. Ecco perché

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Roberta Amoruso
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Dalla crisi del 2007 è stata una discesa continua. Ma ora i guadagni delle banche italiane sui prestiti a famiglie e imprese sono praticamente dimezzati. Un motivo in più, evidentemente, per valutare con accuratezza il merito di credito delle aziende anche quando bussano per accedere ai prestiti garantiti fino a 25.000-30.000 euro al 100% dallo Stato. Nessuna norma esclude infatti la responsabilità penale degli istituti che non valutino a dovere e secondo la legge il merito di credito anche in presenza dell’autocertificazione. E dunque se non si discute il sostegno la volontà delle banche di sostenere l’economia almeno quanto l’interesse a limitare il più possibile la trasformazione di certi crediti in deteriorati, visti i tempi di crisi, è anche vero che senza scudo penale non si può rischiare di finire impigliati nella concessione abusiva del credito o danno erariale e concorso in bancarotta.

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Prima o poi la crisi allenterà il morso e anche la tolleranza delle Autorità e allora certi rischi saranno dietro l’angolo. Un danno doppio visto che margini così ridotti mettono già a dura prova i bilanci delle banche. Ma vediamo i numeri. Lo spread tra il tasso medio sui prestiti, cioè il costo del finanziamento per il cliente, e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie, cioè il prezzo pagato dalla banca per raccogliere denaro, si è ridotto a maggio a 185 punti base, il 44% in meno rispetto a 335 del 2007, prima dell’inizio della crisi, dice l’Abi. Ma il dato ancora più rilevante riguarda i nuovi prestiti concessi ad aprile alle imprese. Secondo i dati Bce, i margini sui prestiti alle imprese sono ridotti praticamente a zero, cioè a 27 punti base, come dire che le banche guadagnano meno della metà di quanto riuscivano a spuntare a febbraio scorso. Soltanto a febbraio 2019, questo spread era a quota 70. Tanto per dimostrare con quel velocità si sta erodendo l’efficienza del costo della raccolta per le banche.

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A questo ritmo c’è da immaginare che a giugno il margine sui prestiti possa rapidamente avvicinarsi sempre più allo zero. Il dato è ancora più significativo se si guarda al resto d’Europa. «Laddove si considerino i margini sui prestiti a imprese e famiglie delle banche nei principali paesi europei (calcolati come differenza tra i tassi di interesse delle banche per i nuovi prestiti e un tasso medio ponderato di nuovi depositi delle famiglie e società non finanziarie) ad aprile 2020», fa notare l’outlook dell’Abi, per le imprese si registra un margine di 146 punti base in Germania, di 73 punti in Francia e di 170 punti in Spagna Spagna». Come dire che i guadagni sui prestiti delle banche italiane sono ridotti dell’85% rispetto alla Spagna, ridotti di un quinto rispetto alla Germania, e di un terzo rispetto alla Francia. Va un po’ meglio per i prestiti alle famiglie: il margine è di 59 punti in Italia, un valore inferiore ai 136 punti della Germania, ai 122 punti della Francia ed ai 176 punti della Spagna. Un gap che non può che giocare a favore delle banche di questi Paesi, lasciando indietro almeno nei numeri gli istituti italiani ancora alle prese tra l’altro con lo smaltimento degli Npl, nonostante la forte riduzione degli ultimi anni.

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Come si spiega tanta differenza evidenziata dai dati della Bce? Si può spiegare tendendo conto di almeno tre componenti. In primo luogo, spiegano gli esperti, nel nostro Paese la qualità della domanda di credito buona è relativamente più contenuta, considerato il forte legame con gli investimenti delle imprese: manca già da tempo manca una domanda di finanziamento di qualità che riguarda finanziamenti a lungo termine. Di qui la prevalenza di prestiti di più breve termine rispetto ad altri Paesi. Un’altra motivazione può avere a che fare con la forte competizione sui prenditori: quelli di qualità migliore riescono a scontare condizioni più favorevoli e questo tende a comprimere i margini. Infine. Il costo della raccolta in Italia risente del famoso spread tra Btp e Bund, quindi un costo nazionale. Il costo della raccolta è più alto rispetto ad altri Paesi, perché espresso dallo Stato sovrano non dalla media Ue, e questo comprime il margine sui prestiti, che è appunto la differenza tra il costo della raccolta e il tasso medio sui prestiti.

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Questo anche se per esempio l’Italia sui finanziamenti oltre un milione di euro ha tassi, allo 0,82% contro l’1,24% dell’Ue. Mentre i tassi sui conti correnti sono al 4,08% contro il 5,39% Ue. La buona notizia è che anche grazie ai prestiti garantiti, i finanziamenti alle imprese sono cresciuti ad aprile dell’1,7%, contro il -1,3% di febbraio, con un salto del 3%. Con i prossimi dati si vedrà anche il mese di maggio, più significativo per misurare l’effetto del Decreto Liquidità varato dal governo. Nel frattempo rispetto alla spinta iniziale dovrebbero crescere i prestiti oltre 25.000 delle Pmi garantiti dal Fondo di garanzia delle Pmi, e anche quelli più corposi garantiti da Sace. Sempre che si rimetta in moto la spinta agli investimenti.

Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA