Pil, Istat rivede al ribasso stima secondo trimestre: -0,1% annuo

Venerdì 30 Agosto 2019
Crescita zero per l'Italia nei mesi primaverili, tra aprile e giugno. L'Istat conferma la variazione nulla del Pil trimestre su trimestre. E, se niente cambia, l'economia alla fine dell'anno resterà ferma. Insomma la stagnazione è certificata. Anzi, nel confronto con lo stesso periodo del 2018, le cose peggiorano un pò rispetto alle prime stime: l'indice da stazionario gira in negativo, -0,1%.

Numeri che non passano inosservati nelle consultazioni con il premier incaricato Giuseppe Conte. Di «dati negativi» parla il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, invocando la «una svolta». Anche l'ex premier Matteo Renzi prende spunto dai conti nazionalì per twittare: «L'Italia populista lascia con il Pil negativo». E insistere: «in questo quadro aumentare l'Iva per votare sarebbe una catastrofe». Più tardi la deputata dem Maria Elena Boschi si rifarà al Prodotto interno lordo in replica al M5s: «noi vogliamo evitare recessione e aumento Iva. Ma proprio per questo gli ultimatum e le minacce di Di Maio sono irricevibili». Preoccupate anche le forze sociali: da Confcommercio e Confesercenti, che temono l'ulteriore gelata dei consumi che potrebbe arrivare dagli aumenti Iva, all'Alleanza delle Cooperative, che chiede un governo in grado di dare nuovo impulso all'economia.

Stavolta poi le notizie che arrivano dal fronte lavoro non confortano. A luglio secondo le rilevazioni dell'Istituto di
statistica si sono persi 18 mila posti. Un calo dovuto al venire meno di contratti stabili (-44 mila) solo in parte compensati dalla ripresa degli occupati autonomi (+29 mila). Troppo presto per trarre delle conclusioni. Ma di certo sono cifre in controtendenza: l'occupazione cresceva da cinque mesi. Dai dati sul Prodotto interno lordo arriva però
un'indicazione che finora mancava. Nei commenti qualcuno l'aveva accennata ma adesso c'è la prova scientifica. Nel secondo trimestre a fronte di una tenuta dell'occupazione c'è stato un calo delle ore lavorate dello 0,1%. Dopo mesi di vivacità, dunque, l'input di lavoro indietreggia. In linea con l'aumento della cassa integrazione e il ricorso al part time forzato. Insomma magari il posto lo si mantiene ma la qualità del lavoro è diversa, è peggiorata.

A luglio però si comincia anche a vedere un deterioramento generale del mercato del lavoro. Ecco che la disoccupazione risale, seppure solo di un decimo, attestandosi al 9,9%. Lo stesso accade tra gli under25: quelli alla ricerca di un posto aumentano al 28,9%. Tuttavia tra i ragazzi diminuiscono gli inattivi e salgono coloro che un impiego lo hanno (+15 mila nell'ultimo mese). Un rialzo che supera quello registrato per gli over50 (+7 mila). Troppo poco per parlare di un ringiovanimento dei ranghi ma è probabile che si stia esaurendo lo 'scalonè dovuto alla Legge Fornero mentre si affaccia Quota 100.

Quanto alla comparazione con l'Unione europea, ancora una volta non ci aiuta. Siamo sempre terzultimi, peggio di noi solo Grecia e Spagna, sia se si prende a riferimento il tasso di disoccupazione totale che quello giovanile. Anche l'inflazione in Italia appare più debole. Tra le pieghe della rilevazione dell'Istat emerge come lo stallo dell'economia, in stagnazione da cinque trimestre, risenta del cattivo stato di salute dell'industria. Sempre su base congiunturale l'accelerazione degli investimenti (+1,9%) non riesce a controbilanciare consumi fermi e un export non più in grado di fare da traino, vista la battuta d'arresto della Germania.

Magari qualche miglioramento potrà arrivare dalla revisione straordinaria del Pil annuo che l'Istat ha in programma per il 23 settembre, prima della nota di aggiornamento al Def. Occasione in cui secondo Renato Brunetta di Forza Italia il Tesoro sarà «costretto» a indicare probabilmente una crescita «a zero per il 2019». Per le eventuali correzioni del Pil trimestrale la data da cerchiare è invece quella del 4 ottobre. Poi sarà tempo di manovra. Ultimo aggiornamento: 19:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA