Pensioni minime, aumento a 600 euro. Opzione donna, età di uscita in base ai figli

Per le lavoratrici uscita tra 58 e 60 anni in base ai figli. Arriva Quota 103. Adeguamento dal 2023 degli importi più bassi a 2,5 milioni di pensionati

Pensioni, quanto aumentano le minime? Cosa succede per quelle alte? Ecco come cambiano (anche per quota 103)
Pensioni, quanto aumentano le minime? Cosa succede per quelle alte? Ecco come cambiano (anche per quota 103)
di Andrea Bassi
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Lunedì 21 Novembre 2022, 20:36 - Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 22:18

Le pensioni minime, che oggi ammontano a 525 euro mensili, saliranno di oltre 45 euro netti al mese. È una delle novità in campo previdenziale della manovra. Per due anni la rivalutazione all’inflazione salirà al 120%. L’assegno minimo, dunque, sarà di circa 570-580 euro. Una misura voluta fortemente da Forza Italia e che aumenterà le pensioni più basse per oltre 2,5 milioni di pensionati. Trova poi conferma il nuovo scivolo con Quota 103, mentre cambia l’uscita con Opzione donna che sarà proporzionata ai figli. Ma andiamo con ordine. Quota 103 significa che chi ha 62 anni di età e ha maturato almeno 41 anni di contributi, potrà ritirarsi in anticipo dal lavoro senza dover rispettare i requisiti più stringenti della legge Fornero.

Lo scivolo della nuova Quota 103, resterà aperto solo per un anno, in attesa che il governo metta mano ad una riforma strutturale della previdenza che riscriva completamente le regole della Fornero. Per finanziare la misura arriverà un taglio delle rivalutazioni. L’adeguamento degli assegni più alti, quelli oltre quattro volte il minimo, non sarà più del 90 per cento, ma scenderà al 50 per cento, per calare fino al 20% per le pensioni oltre i 5 mila euro. Nelle ore che hanno preceduto il consiglio dei ministri, è tornata in pista anche una seconda misura di cui pure si era parlato: un incentivo del 10% per chi rimanderà il pensionamento. 

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IL PASSAGGIO

Accanto al pensionamento con 62 anni di età e 41 di contributi, sarà confermata Opzione donna. Le donne potranno continuare ad uscire a 58 anni di età con il ricalcolo contributivo dell’assegno, solo se hanno almeno due figli. Se hanno un solo figlio potranno uscire a 59 anni. Se non hanno figli dovranno attendere i 60 anni. I 58 anni rimarranno invece, per le lavoratrici che hanno anche i requisiti dell’Ape sociale. 

Anche quest’ultima misura ha trovato conferma. Si tratta di una via di uscita anticipata dal mondo del lavoro riservata soltanto ad alcune categorie specifiche: ai disoccupati che hanno più di 30 anni di contributi alle spalle, a chi assiste da almeno 6 mesi un parente disabile e ha almeno 30 anni di contributi, e a una serie di lavori considerati «gravosi», come le insegnanti delle scuole materne e della scuola primaria, i tecnici della salute, i portantini, gli operai che lavorano alla movimentazione dei materiali. L’Ape non è una vera pensione. È un assegno fino a circa 1.300 euro al mese che viene pagato per dodici mensilità fino al momento in cui il lavoratore non matura i requisiti ordinari per andare in pensione. Tornando a Quota 103, la misura riguarderà circa 48 mila persone il prossimo anno. E dovrebbe essere l’ultima “deroga” alla legge Fornero prima di una revisione integrale delle regole sulla previdenza. 
 

Su questo secondo punto, il ministro del lavoro Marina Calderone, è pronta a convocare già all’inizio del prossimo anno un tavolo con i sindacati. Andrà però, trovato anche un compromesso politico. La Lega spinge perché si arrivi a regime a una Quota 41 secca, ossia la possibilità di lasciare il lavoro una volta raggiunti i 41 anni di contributi (contro i 42 anni e 10 mesi previsti oggi). Ma sul tavolo ci sono anche altre opzioni, come il pensionamento a 64 anni di età con il ricalcolo contributivo dell’assegno. 

 

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