Manovra, per il dietrofront sulle microtasse caccia a 500 milioni

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Andrea Bassi

Partite Iva, micro-tasse, multe ai commercianti. Per correggere la manovra servono almeno 500 milioni di euro. Il paradosso è che il decreto fiscale e la legge di bilancio approvate «salvo intese» martedì scorso, non hanno ancora visto la luce. Tutte le misure inserite nei due provvedimenti, insomma, traballano ancora prima di essere state trasmesse in Parlamento. Il vertice di maggioranza convocato per oggi proverà a sciogliere i nodi più intricati dei due dossier. Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha provato a frenare preventivamente gli appetiti dei partiti avvisando che qualsiasi modifica dovrà essere a «saldo zero». Chi propone di eliminare una tassa o di dare un vantaggio a questa o quella categoria, dovrà anche indicare dove prendere i soldi per farlo. Secondo paletto: l'impianto della manovra non può essere stravolto, visto che è già stato trasmesso alla Commissione europea.

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LA VERSIONE
Qualcosa però, è altamente probabile che già oggi cambi nella versione definitiva del progetto di bilancio. Le modifiche al regime della flat tax del 15% sulle Partite Iva che dichiarano fino a 65 mila euro, non piace né al Movimento Cinque Stelle e neppure ai renziani. L'ipotesi di compromesso è che i paletti inseriti su richiesta del Tesoro, come l'obbligo di tenere una contabilità analitica, potrebbero saltare per gli autonomi che dichiarano fino a 30 mila euro. Ma in realtà c'è chi si spinge oltre, fino ad ipotizzare di eliminare del tutto la stretta inserita nella manovra. Cancellarla costerebbe 255 milioni.
In questo caso fino a 65 mila euro di reddito la flat tax resterebbe piena esattamente come è oggi. L'altro capitolo è quello delle micro-tasse, i balzelli sulle compravendite immobiliari con l'aumento da 50 a 150 euro delle imposte catastali e ipotecarie, la sugar tax, i bolli sugli atti penali. Anche in questo caso si cercano risorse per cancellarli. Così come un dietrofront potrebbe esserci anche sulla decisione di portare al 12,5% l'aliquota applicata sulla cedolare secca per gli affitti a canone calmierato.
Una revisione, poi, è data per certa anche per le sanzioni per i commercianti che non accettano pagamenti con carte di credito o bancomat. La manovra prevede una sanzione di 30 euro a transazione per chi rifiuta il bancomat, più una multa del 4% dell'operazione. Quest'ultimo balzello sarebbe destinato a scomparire. Così come dovrebbe saltare l'obbligo per appaltatori e subappaltatori di garantire il pagamento dei contributi delle ditte subfornitrici.

IL NODO CENTRALE
Il punto centrale è tuttavia, un altro. Da dove arriveranno le risorse necessarie per sostituire queste misure? Ieri Matteo Renzi si è offerto di mettere a disposizione del governo cinque esperti a titolo gratuito per tagliare 2 miliardi di euro di spesa pubblica. In realtà le ipotesi sul tavolo sono anche altre. Il fondo da 3 miliardi di euro per il cashback, il meccanismo pensato per restituire una parte della spesa a chi effettua pagamenti elettronici, potrebbe essere tagliato a 2,5 miliardi di euro per evitare la stretta sulle Partite Iva e l'introduzione delle micro-tasse. Il fondo è previsto che parta nel 2021, dunque al netto del taglio, sarà necessario trovare anche delle risorse per il 2020. Queste però, potrebbero arrivare da misure una tantum. Alcune delle modifiche alla manovra, arriveranno direttamente in Parlamento. Sede nella quale si discuterà anche dell'impianto di Quota 100, il prepensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi che Italia Viva vuole abolire e che il Movimento Cinque Stelle difende a spada tratta.
 

Ultimo aggiornamento: 07:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA