Economia, le imprese romane: il governo ci danneggia

Mercoledì 9 Settembre 2020 di Lorenzo De Cicco

Dietro acronimi a volte poco conosciuti si nascondono indotti miliardari: ottenere una grande agenzia comunitaria significa moltiplicare posti di lavoro, investimenti, infrastrutture. Per questo anche il mondo delle grandi imprese della Capitale, dopo le voci che si sono levate dalla ricerca, dalle università, dalla scienza, alza il pressing sul governo. Che la settimana scorsa ha puntato ancora una volta su Milano, candidata a sede del Tribunale unificato dei brevetti, e su Torino, contraccambiata con l'Istituto per l'Intelligenza artificiale.
LA CORSA
Milano già era stata in corsa, senza successo, per l'Ema. E a proposito di acronimi che valgono miliardi: l'agenzia europea del farmaco, che nel 2017 traslocava da Londra causa Brexit, portava in dote 900 dipendenti, un budget da 325 milioni di euro tra spese e stipendi, 37mila visitatori (che significano anche notti in hotel, pranzi al ristorante e molto altro), e in generale un indotto che la Bocconi calcolò in 1,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva. Così, giusto per farsi un'idea.

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«Non avere agenzie internazionali di questo livello comporta perdite miliardarie per l'economia della città», attacca Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria, l'unione degli industriali del Lazio. Il caso Ema ha fatto scuola, in negativo: «Ricordo che quando era in gioco l'Agenzia del Farmaco, Zingaretti, da governatore del Lazio, provò a proporre Roma, ma la candidatura da regolamento toccava alla sindaca. E Raggi disse: non è una priorità. Ecco, quando le cose vengono viste con gli occhi dell'ideologia e non con oggettività, si commettono errori macroscopici. Perdite miliardarie, appunto».
Avere grandi agenzie Ue, prosegue il numero uno degli industriali del Lazio, «garantisce investimenti e un'effervescenza in tanti settori, pensiamo agli alberghi, al commercio, alla ristorazione».
IMMOBILISMO IN COMUNE
Perché l'esecutivo taglia fuori la Capitale? «A volte risponde Tortoriello - si ha la sensazione che al governo non conoscano la realtà produttiva di Roma e della sua area metropolitana, una moltitudine di imprese e di eccellenze, a partire da tecnologie e ricerca». Ecco allora il messaggio a Conte: «Il rilancio di Roma è fondamentale per tutto il Paese. Roma da 2500 anni è un punto di riferimento culturale per il mondo, è il centro del cattolicesimo, è la città dove, nel 1957, è nato il sogno europeo. Il governo deve darle mezzi adeguati, sia economicamente che come poteri. Però bisogna anche avere la capacità di fare proposte. Noi le abbiamo fatte». E Raggi? «Dalla sindaca abbiamo avuto un atteggiamento di totale non ascolto, per tre anni, ora qualcosa è cambiato ma è alla fine del suo percorso».

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Del fatto che Roma non vada messa fuori gioco nella partita dei grandi enti Ue è convinto anche Maurizio Stirpe, vicepresidente nazionale di Confindustria. «È impensabile che Roma non abbia centri internazionali di questo tipo ha detto al Messaggero - Ma anche gli amministratori locali, come Raggi, devono muoversi».
L'indotto di queste agenzie pesa sul Pil, spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e capo della sezione farmaceutica e biomedicale di Unindustria. «Roma ha le carte in regola per poter essere competitiva, esattamente come Milano. Oltre ad attrarre gli investimenti esteri, vanno attirate anche le grandi istituzioni. Il Lazio è tra le prime regioni europee per presenza industriale farmaceutica», ricorda Scaccabarozzi. Ed è la prima regione esportatrice di farmaci d'Italia, con il 42% del totale nazionale.
L'ESEMPIO DI NETFLIX
Non c'è solo il prestigio, insomma. In ballo c'è un pezzo di economia e di sviluppo, sottolinea Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma. «Alcuni colossi come Netflix hanno puntato su Roma, anche di recente. Ma per recuperare attrattività servono infrastrutture adeguate. E di quelle se ne occupa chi amministra».
 

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