Aiuti alle imprese del Sud: arrivano le istruzioni per la decontribuzione. I dettagli del provvedimento

Martedì 23 Febbraio 2021 di Massimiliano IAIA

Una buona notizia per le imprese del Mezzogiorno: ieri sono arrivate le istruzioni per l’utilizzo della misura Decontribuzione Sud. L’Inps, ricevuto il nulla osta dal Ministero del Lavoro e a seguito della autorizzazione della Commissione Europea, ha pubblicato la circolare con le istruzioni operative per l’agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate. La misura - si legge in una nota dell’Inps - è applicabile a partire dal primo gennaio 2021 e con la denuncia del prossimo mese le imprese potranno fruire dell’esonero parziale relativo sia al mese di febbraio che a quello di gennaio.

L’agevolazione spetta in riferimento ai rapporti di lavoro dipendente, con esclusione del settore agricolo e dei contratti di lavoro domestico. In particolare, è pari al 30% della contribuzione mensile dovuta fino al 31 dicembre 2025; al 20% dei contributi dovuti per gli anni 2026 e 2027; al 10% per gli anni 2028 e 2029. Le regioni che rientrano nel beneficio sono la Puglia, l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, il Molise, la Sardegna e la Sicilia.

La misura Decontribuzione Sud non è un incentivo all’assunzione ma è invece subordinata al possesso del documento unico di regolarità contributiva e al rispetto degli accordi e contratti collettivi. L’esonero per il 2021 è pari al 30% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail e «non prevede un limite individuale di importo». Il beneficio non è riconoscibile per i lavoratori in somministrazione se il lavoratore pur svolgendo la propria attività lavorativa in unità operative dell’azienda utilizzatrice ubicate nelle aree svantaggiate, è formalmente incardinato presso un’agenzia di somministrazione situata in una regione diversa. Qualora, invece, l’agenzia di somministrazione abbia sede legale o operativa in una delle regioni svantaggiate, l’esonero può essere fruito dall’agenzia, e ciò a prescindere da dove effettivamente il lavoratore presti la propria attività lavorativa.

Intanto, il Recovery Fund è stato al centro di un’audizione di Svimez al Senato, e l’associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno ha potuto così rappresentare nuovamente gli scenari e le prospettive possibili in base alle effettive ripartizioni delle risorse. La sfida è sempre quello di ridurre il divario con il Nord, dopo che “la politica troppo a lungo si è disimpegnata dal suo compito di perseguire l’obiettivo del riequilibrio territoriale”. Un passaggio importante dell’audizione è stato riservato all’Ilva, definita “la più grande fabbrica del Sud la cui chiusura provocherebbe, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, un impatto sul Pil di 3,5 miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi concentrata al Sud e i restanti 0,9 miliardi nel Centro-Nord, pari allo 0,2% del Pil italiano”. Un impatto negativo, ha spiegato Svimez, si avrebbe soprattutto sulle esportazioni (-2,2 miliardi) ma anche sui consumi delle famiglie (-1,4 miliardi), per un bacino complessivo di oltre 10mila persone che rischierebbe di perdere il salario. “Con ciò - ha proseguito Svimez - non si vogliono passare in secondo piano altri aspetti ugualmente importanti che tuttora riguardano Taranto; su tutti, il nodo esuberi e l’imponente bonifica ambientale necessaria. Le risorse europee, insieme alla partecipazione diretta di soggetti pubblici, possono essere mobilitate per accompagnare quel processo di eco-conversione dell’impianto che può assicurare la continuità produttiva, in sicurezza. Evitando il rischio di un abbandono dagli enormi costi economici e sociali, che replicherebbe la fallimentare esperienza di una bonifica infinita come avvenuto in altre aree del Sud, quale Bagnoli”.

Secondo Svimez se al Mezzogiorno dovesse essere corrisposta una quota delle risorse complessive pari al 24% (la quota di risorse ordinarie in conto capitale mediamente spese al Sud tra il 2014 e il 2019), l’effetto aggiuntivo complessivo sulla crescita italiana è stimato in circa 7 punti percentuali (8,1 nel Mezzogiorno). L’impatto in termini di occupazione aggiuntiva sarebbe invece pari a circa 1 milione di unità, circa 600 mila nel Centro-Nord e 400 mila nel Mezzogiorno.

Se invece al Sud fosse destinato il 50% delle risorse (una quota che Svimez definisce “coerente con le finalità definiti a livello europeo”), non solo “ci sarebbe un incremento della crescita del Pil meridionale, dall’8,1 all’11,6% (con un ulteriore incremento di circa 100 mila posti di lavoro) ma ne conseguirebbe anche una maggiore crescita complessiva dell’economia nazionale di circa un punto percentuale”.

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