Giovanni Sabatini, direttore generale Abi: «Recovery plan occasione irripetibile. Più aiuti a famiglie e imprese col sostegno delle banche»

Giovedì 21 Gennaio 2021 di Mario Fabbroni
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Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana): l’indebitamento dell’Italia, intesa come famiglie e imprese, è aumentato nell’ultima parte del 2020: colpa dei mesi difficili del lockdown e della crisi? 
«Le banche, con le moratorie dei debiti sia in attuazione degli accordi con le Associazioni di imprese e dei consumatori, sia in attuazione delle disposizioni di legge, stanno svolgendo la fondamentale funzione di sostenere il mondo produttivo e le famiglie. La pandemia sta mettendo a dura prova le imprese e i cittadini. Allo stesso tempo però aumentano considerevolmente i depositi bancari ad evidenziare la capacità di risparmio delle famiglie».

 


La scommessa sull’efficacia del Recovery plan è altissima… 
«Nel Piano sono presenti elementi di un disegno organico imperniato su investimenti e riforme che possono promuovere la ripresa e lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. L’Europa ha definito le grandi priorità strategiche e individuato per ciascun Paese le criticità da affrontare. Compito dell’Italia sarà sviluppare proposte coerenti».

 


Va rimessa in moto l’economia: quali stimoli sono assolutamente necessari? 
«Dalla nostra prospettiva appare imprescindibile prevenire quanto più possibile le crisi d’impresa e al contempo sostenere le famiglie. È necessario individuare strumenti per ricapitalizzare le imprese. Occorre anche evitare che gli automatismi contenuti in alcune regole bancarie europee, come le nuove definizioni di default, possano accelerare la formazione dei crediti deteriorati. Occorre che le politiche regolamentari siano allineate alle politiche monetarie e fiscali».

 


I 209 miliardi e oltre in arrivo dall’Europa sono un’occasione irripetibile: crede che la maggior parte degli investimenti vada fatta al Sud? 
«La definizione degli obiettivi e delle priorità spetta alle Istituzioni. Certamente il superamento dei divari tra Nord e Sud è un elemento imprescindibile per la ripresa complessiva dell’economia italiana».

 


Quale sarà il ruolo del mondo bancario nei prossimi 5 anni, quando i vaccini avranno sconfitto il Covid? 
«Il ruolo delle banche che operano in Italia è stato, è e sarà quello di sostenere le imprese, le famiglie e la crescita dell’economia con la sana e prudente erogazione del credito, l’offerta di servizi di pagamento moderni ed efficienti grazie anche alle nuove tecnologie, la consulenza alle imprese per lo sviluppo e l’internazionalizzazione».

 


I privati che hanno liquidità, in quali settori dovrebbero investire per produrre ricchezza? 
«Occorre canalizzare il risparmio verso forme di investimento produttive, in direzione dell’economia reale e quindi del tessuto imprenditoriale in una fase cruciale per la ripresa. Prodotti come i mini-bond e i PIR, i fondi specializzati nascono espressamente per convogliare risorse alle imprese nazionali, ma anche i fondi comuni di investimento tradizionali e i fondi pensione, che possono giocare un ruolo altrettanto importante». 

 


Lo scenario attuale in Europa certo non induce ottimismo: la ripresa vera e propria quando dovrebbe verificarsi? 
«Sotto la morsa dell’emergenza Covid stiamo attraversando nel mondo una fase complessa, ma proprio in questa grave emergenza l’Europa ha ritrovato lo spirito comune delle origini, adottando misure che fino a pochi anni fa erano impensabili, definendo un insieme di misure di ammontare eccezionale per supportare i Paesi membri e garantire risorse aggiuntive per la ripresa. Il Fondo di Ripresa è un’iniziativa comunitaria che non ha precedenti nella storia dell’Unione europea e che destina all’Italia fondi per 209 miliardi tra sovvenzioni e prestiti a tassi ridottissimi».

 


Quale sarà l’influenza della Brexit nel sistema aziendale e produttivo italiano? 
«Stiamo assistendo a una nuova definizione dei rapporti commerciali tra Regno Unito e il resto dell’Europa. La tutela della competitività delle imprese italiane ed europee è fondamentale e siamo sicuri che è una delle priorità dell’agenda di Bruxelles. Proprio martedì la Commissione europea ha nominato un nuovo organo per l’applicazione e la gestione dell’accordo post-Brexit». 

 


L’Italia è un Paese più forte di quello che appare? 
«In passato l’Italia ha saputo affrontare e superare difficoltà di ogni genere. Facciamo nostra la lezione della storia. Servono responsabilità, capacità, impegno e volontà di ripresa da parte di tutti. Ci sono le possibilità, grazie anche alle risorse europee, di avviare gli indispensabili processi di digitalizzazione, trasformazione in senso sostenibile dei processi produttivi, di un recupero di produttività e di competitività che riporteranno l’Italia al centro dell’Europa».


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Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA