Energia, rigassificatori decisivi: ma i tempi sono stretti. I due impianti previsti garantiscono da soli il 15% del fabbisogno nazionale

Sono uno strumento per diversificare le fonti. Il pericolo di rallentamenti

Rigassificatori decisivi: ma i tempi sono stretti
Rigassificatori decisivi: ma i tempi sono stretti
di Gianni Bessi
6 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Giugno 2022, 00:56

Il collo di bottiglia del sistema di approvvigionamento energetico italiano è rappresentato, ormai è chiaro a tutti, dalla nostra dipendenza dalla Russia. Le vicende delle ultime ore, con il taglio delle forniture di gas tramite Nord Stream 1 e la riduzione delle quantità destinate all’Italia (con spiegazioni del tutto risibili), lo dimostrano ancora più chiaramente.

Russia, incendio nel più grande impianto di gas della Gazprom. «Ipotesi sabotaggio»

Rigassificatori decisivi: ma i tempi sono stretti


Come uscirne? Al momento non c’è altro modo che ricorrere a misure di emergenza. Il fatto è che ci troviamo di fronte a una situazione nuova, che ci costringe a mettere da parte ogni azione fondata sull’esperienza, perché l’orizzonte degli eventi, per utilizzare un concetto caro ai fisici, è profondamente mutato: cambiando i punti di riferimento ogni problema dev’essere affrontato con soluzioni inedite.

 


La prima soluzione di emergenza ha un nome preciso: rigassificatori. E questo nonostante il governo cerchi di percorrere più strade alternative. In quest’ottica si colloca la recente visita di Mario Draghi in Israele, dopo quella in Algeria, per verificare la possibilità di importare il gas prodotto dal giacimento Leviathan. Ma anche nel caso che il governo israeliano sia disposto a venderci parte del gas naturale prodotto dal grande giacimento, resta strategico – e inevitabile – dotarsi di rigassificatori. Vediamo perché.  Il governo Draghi ha previsto che i giacimenti nazionali possano apportare ulteriori 2 miliardi di metri cubi oltre ai 3,3 miliardi che è la quantità estratta oggi. Nonostante le potenzialità delle risorse nazionali di gas naturale e il loro valore in Adriatico siano molto elevati, non sono di alcun aiuto vista l’impossibilità, con l’attuale normativa, di sfruttare le riserve disponibili. Ma i tempi stringono.


GARANZIA DI SICUREZZA
L’installazione di due rigassificatori galleggianti (Fsru è il loro nome, ovvero unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione) in tempi brevi - probabilmente a Piombino e Ravenna (il primo entro la primavera 2023, il secondo nel 2024) - rappresenta un elemento chiave della strategia di diversificazione del sistema energetico nazionale delineata dal governo: entrambi i rigassificatori (uno già acquisito da Snam, il secondo in via di acquisizione) potrebbero soddisfare da soli quasi il 15% dell’intero fabbisogno di gas nazionale e sostituire più di un terzo delle importazioni di gas russo del 2021. La sicurezza del sistema energetico, oltre che necessaria nell’attuale contesto geopolitico, è soprattutto uno dei capisaldi della “Costituzione europea” (l’articolo 194 dei Trattati sul funzionamento della Ue prevede che la politica energetica dell’Unione «in spirito di solidarietà con gli Stati membri, assicuri il funzionamento del mercato energetico, garantisca la sicurezza degli approvvigionamenti,  promuova il risparmio energetico, le fonti rinnovabili e l’interconnessione delle reti») e dunque uno dei presupposti dell’esistenza stessa dell’Europa unita.


PERCHÉ SUBITO
Le due nuove Fsru devono essere installate in tempi rapidi, in linea con il cronoprogramma del governo, se vogliamo raggiungere un reale e progressivo distacco da Mosca: si tratta infatti delle soluzioni più veloci e, se non ne disporremo entro breve tempo, il gran lavoro fatto dal governo insieme all’Eni sarà stato inutile e la dipendenza resterà ancora a lungo perché non ci sono alternative: la costruzione di nuovi gasdotti richiede anni e quelli attuali saranno a breve utilizzati al massimo della loro potenza. E poi verso quali paesi produttori? Anche l’ipotesi del progetto sostenuto dall’Unioneper il via all’Est-med per far confluire il gas da Israele e Cipro necessita dai 5 ai 7 anni, senza contare la posizione contraria della Turchia di Erdogan.

È bene precisare nuovamente che il gas naturale liquefatto (Lng), che arriva via nave alle stazioni Fsru per essere riportato allo stato gassoso e poi immesso nella rete nazionale, è una fonte globale che garantisce più indipendenza viste le dimensioni raggiunte. Il mercato si sta infatti avvicinando a 500 miliardi di metri cubi commercializzati ogni anno, un dato superiore alla domanda dell’intera Europa. Si tratta anche di una fonte affidabile, come dimostra il fatto che l’80% della capacità del rigassificatore italiano di Rovigo è garantita da anni da un contratto di lungo termine stipulato con il Qatar.


BENEFICI PER TUTTI
Le due nuove Fsru permetterebbero all’Italia di avere un sistema energetico più liquido ed essere meno esposta alle incertezze sulle forniture e sui prezzi. Per non dire che la realizzazione di nuove infrastrutture genera automatici benefici economici, come del resto accaduto con l’arrivo del gasdotto Tap (fine 2020) che ha di fatto annullato in molti periodi dell’anno lo storico spread sul prezzo del gas all’ingrosso (fino al 10% negli anni scorsi) che penalizzava l’Italia rispetto al Nord Europa.


IL PAESE E I TERRITORI
L’installazione di un rigassificatore è accompagnata sul territorio dalla creazione di nuova occupazione diretta e indiretta (terminali di questo tipo impiegano oltre 100 persone, senza considerare l’indotto), dalla realizzazione di opere accessorie, da benefici per l’indotto (Olt, il rigassificatore galleggiante esistente nel nostro Paese, stima in 400 milioni di euro in 20 anni i benefici economici diretti per l’indotto tra manutenzione, canoni demaniali, attività di supporto navale, iniziative a tutela della biodiversità).

MEGLIO I GALLEGGIANTI
Nel mondo oggi sono in esercizio centinaia di rigassificatori a terra e Fsru. Si tratta di infrastrutture conosciute, sicure e a basso impatto ambientale. Tuttavia, a differenza dei terminali fissi, i rigassificatori galleggianti richiedono molto meno tempo per essere installati e possono essere rimossi quando non servono più per essere portati in altri paesi dove svolgere lo stesso tipo di attività. Peraltro, le ultime navi-rigassificatore sono particolarmente sofisticate e dotate di strumenti avanzati di rilevazione delle perdite e di sistemi di emergenza. In Italia tutti i rigassificatori sono sottoposti alla cosiddetta “legge Seveso” del 2015, che pone in capo a chi li gestisce una serie di misure stringenti di prevenzione e sicurezza a ulteriore garanzia per i territori interessati. Si tratta di navi relativamente “semplici”, che non corrono rischi di combustione o reazioni specifiche. Naturalmente il gas naturale va maneggiato con cura, ma su questo punto l’Italia vanta una cultura nazionale e una ricchezza di competenze tecniche senza pari.

© RIPRODUZIONE RISERVATA