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Fisco, i paletti dell’esecutivo: almeno 6 miliardi sul cuneo per non disperdere le risorse

Fisco, i paletti dell esecutivo: almeno 6 miliardi sul cuneo per non disperdere le risorse
​Fisco, i paletti dell’esecutivo: almeno 6 miliardi sul cuneo per non disperdere le risorse
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Martedì 16 Novembre 2021, 22:29 - Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 12:00

Ancora non si sa se e quando i leader della maggioranza si riuniranno per siglare il “patto” sulla legge di bilancio proposto da Enrico Letta, con l’impegno di ammainare le bandiere di partito e blindare la manovra. Ma è certo che all’appello «alla responsabilità» del segretario dem, dopo Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi (pur con qualche distinguo), nelle ultime ore ha aderito anche il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte. Ed è altrettanto certo che quel vertice tra capi partito incontra qualche perplessità in Mario Draghi
La ragione: il premier, pur favorevole a un confronto che possa stemperare le tensioni e ridurre le distanze tra gli alleati-nemici, teme che dal “tavolo” dei leader di maggioranza possa saltare fuori qualche proposta indigeribile. In primis sul fisco che, con gli 8 miliardi stanziati per il taglio delle tasse, sarà inevitabilmente il core business della trattativa. Non a caso proprio Draghi ha detto ieri sera ai sindacati che il primo step sarà nei prossimi giorni un «tavolo di confronto sul fisco» coordinato dal ministro dell’Economia, Daniele Franco. Poi si vedrà. 

IL NO ALLO SPEZZATINO

«La cosa più importante sarà evitare uno spezzatino, distribuendo gli 8 miliardi su troppi settori. Se così fosse, si perderebbe l’effetto dell’intervento che non sarebbe percepibile e nessun comparto ne trarrebbe un reale beneficio», dice una fonte autorevole di governo vicina a Draghi e al responsabile dell’Economia Daniele Franco. Che poi spiega: «Il premier e il ministro fin dall’inizio erano orientati a destinare tutti gli 8 miliardi a favore della riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, in modo da potenziare la domanda interna grazie alla ripresa dei consumi. Poi, una volta deciso di rimandare il taglio fiscale alla discussione in Parlamento che verrà tradotta in un maxi-emendamento alla manovra, hanno per forza di cose dovuto aprire alla mediazione. Ma questa non potrà portare, appunto, a una sforbiciata-spezzatino delle tasse. Al massimo si potrà arrivare a un mix: 6 miliardi per il taglio del cuneo fiscale e 2 da destinare alla riduzione dell’Irap per le aziende. E’ invece quasi impossibile che ci sia spazio per la flax-tax proposta dal centrodestra: le risorse non bastano». 

A conferma delle perplessità sul “tavolo” dei leader, un’altra alta fonte di governo aggiunge: «E’ evidente che Letta con la sua proposta abbia voluto stemperare le tensioni e creare un metodo di confronto e di lavoro della maggioranza in vista dell’elezione del nuovo capo dello Stato...». Come dire: sarebbe il caso che i segretari di partiti si limitassero a discutere di Quirinale, lasciando alla cabina di regia e ai capigruppo il compito di blindare la legge di bilancio. Tanto più che in quella sede sia Draghi che Franco hanno già imparato a limitare e a incanalare in binari sostenibili le rivendicazioni dei soci di maggioranza. 

LA SPONDA DI LETTA

C’è da dire che nella partita del taglio fiscale, Draghi e Franco hanno dalla loro proprio Letta. Il segretario del Pd, intervenendo all’assemblea della Confesercenti dove si è seduto a fianco di Conte, con accanto Salvini e Giorgia Meloni, ha messo a verbale: «Gli 8 miliardi devono servire a ridurre la tasse sul lavoro per aiutare la domanda interna». Sulla stessa linea ci sono Cgil, Cisl e Uil, la leader di FdI Meloni e LeU: «La priorità assoluta è tagliare le tasse sul lavoro dipendente per i redditi medio bassi», dice la capogruppo Loredana De Petris che in Senato, assieme alla presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi, ha lanciato ieri il “tavolo di confronto di maggioranza” riservato ai capigruppo. Un passo che dovrebbe essere propedeutico a un vertice tra i leader che si annuncia tutt’altro che facile, visto che Salvini e Berlusconi puntano sulla flat-tax per le partite Iva fino a 100 mila euro e sul taglio dell’Irap, mentre Conte chiede l’abolizione di questa tassa sulle imprese per averne «una sola, assieme a una rimodulazione dell’Irpef per le fasce di reddito medio-basse».

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