Simbiosi industriale, lo scambio degli scarti tra le aziende entra in produzione

Simbiosi industriale, lo scambio degli scarti tra le aziende entra in produzione
di Giusy Franzese
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Mercoledì 6 Luglio 2022, 11:54 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 08:44

C'è poco da fare: restiamo una civiltà dallo sfrenato consumismo.

Secondo l’ultimo report dell’Irp Global Resources, dal 2015 al 2021 il consumo mondiale dei materiali è aumentato del 13%, più della crescita della popolazione pari all’8%. A questi ritmi nel 2050 per soddisfare i nostri bisogni serviranno le risorse di tre pianeti. A meno che non riusciremo davvero a utilizzare e poi riutilizzare quasi all’infinito le stesse risorse. È la base dell’economia circolare. Nulla di nuovo, a pensarci bene. Lo predicavano e lo applicavano anche i nostri nonni: «Non si butta via niente, gli scarti possono servire per altre cose». Con il tempo il principio si è evoluto: gli scarti di uno possono essere utili a un altro. Un modello che, riferito alle imprese, ha ormai un nome ben preciso: “simbiosi industriale”. In Danimarca l’hanno introdotto negli anni Sessanta, con la nascita dell’eco-parco di Kalundborg. Noi ci siamo arrivati decisamente più tardi, nel 2011, con i primi progetti pilota curati e lanciati dall’Enea. Adesso la “simbiosi industriale” ha persino conquistato un capitolo all’interno del documento di Strategia nazionale per l’economia circolare, varato a fine giugno scorso dal ministero della Transizione ecologica.

I PROGETTI

Produrre saponi e detergenti per la pulizia della casa ricavando i bio-tensioattivi dalle acque di vegetazione dei frantoi oleari, in pratica le acque di lavaggio e del processo di spremitura delle olive. O anche – sempre da sanse, vinacce e acque di vegetazione – estrarre antiossidanti e polifenoli destinati all’industria ittica o alla produzione di plastiche per imballaggio di alimenti. È esattamente quello che si è pensato di fare con uno degli ultimi progetti di simbiosi industriale messi a punto dall’Enea (febbraio 2021) insieme all’università degli studi di Brescia e all’università degli Studi di Milano Bicocca (finanziato dalla Fondazione Cariplo): si chiama “Creiamo” e ha coinvolto 22 aziende di differenti settori in Lombardia. Nel Lazio, invece, al progetto Rieti-Cittaducale, che Enea ha promosso con l’Università della Tuscia, hanno partecipato 27 aziende e sono stati individuate 110 potenziali sinergie, che in pratica danno una nuova vita agli imballaggi in legno, cartone e pallet. Un altro progetto è stato realizzato in Umbria, due in Emilia Romagna, e poi c’è quello in Sicilia, il primo in assoluto datato 2011. Adesso Enea è agli ultimi step per Marlic, il progetto di simbiosi nelle Marche: le aziende coinvolte (una quarantina) operano nell’eolico, nei settori nautico, arredamento, calzaturiero, edilizio. La filosofia alla base è sempre la stessa: gli scarti, gli sfridi, i sottoprodotti di un’impresa sono messi a disposizione di altre che ne hanno bisogno per il loro ciclo produttivo.

I VANTAGGI

I benefici sono evidenti: minore consumo di risorse, minori costi di smaltimento, vantaggi dalla vendita dei sottoprodotti, impatti ambientali evitati. «È un modello di tipo win-win in cui tutti gli attori coinvolti possono trarre vantaggio dalle reciproche interazioni», spiegano i ricercatori Enea che sottolineano anche come alla base ci sia un lavoro di preparazione importante, fatto di analisi delle potenzialità del territorio industriale, riunioni e tavoli con le imprese interessate, individuazione delle risorse da condividere e delle sinergie, studio delle opportunità e dei vincoli normativi e giuridici. Tra gli strumenti che Enea mette a disposizione delle aziende c’è anche una piattaforma alla quale possono accedere le aziende interessate per il matching delle risorse. La strategia nazionale dell’economia circolare punta anche sulla simbiosi industriale? «Noi siamo pronti - dice Laura Cutaia, responsabile Enea del laboratorio valorizzazione risorse - a contribuire anche supportando un hub nazionale e sportelli territoriali che collaborano con attori locali».

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