Russia-Ucraina, effetti sugli investimenti: puntare sulla difesa mossa vincente ma di breve respiro

Mercoledì 2 Marzo 2022 di Roberta Amoruso

L'assolutamente improbabile anche per i mercati è diventato all’improvviso lo scenario di base.

È andata così all’alba del 24 febbraio scorso. E in poche ore le probabilità di un conflitto esteso anche oltre la regione del Donbass, a Est dell’Ucraina, sono salite così vertiginosamente da arrivare a una minaccia diretta all’Unione europea. Dunque l’invasione di Kiev ha già di fatto spinto la guerra ben oltre quei confini, visto che i Paesi confinanti sono tutti membri dell’Ue e della Nato. Accanto alle battaglie sul campo, è scattata immediatamente la guerra economica a suon di sanzioni ed esclusioni. Quella più dolorosa per Mosca è l’esclusione delle principali banche russe dallo Swift, il circuito dei pagamenti internazionali. Una mossa che potrebbe spingere Putin - sempre che non venga fermato da una forte reazione interna alla Russia - ad accelerare il passaggio a canali di pagamento alternativi, già ampiamente utilizzati per le transazioni interne. Il risultato può essere la valorizzazione del prezzo del petrolio in valute diverse dal dollaro, come il renminbi, o persino in criptovalute, come il Bitcoin.

Ma più in generale, l’effetto di questa grave situazione rischia di essere un peggioramento della combinazione di crescita e inflazione (meno crescita più inflazione). Il timore di molti è che stia davvero avanzando lo spettro della stagflazione. Ecco perché è tempo di dosare un eventuale cambio di orientamento nella strategia di portafoglio. Il rischio di un’impennata duratura dei prezzi del gas rimane il principale fattore di rischio per tutta Europa.

FREGATE MILITARI E SENSORI

Va detto subito che le sanzioni sono soltanto un aspetto della posizione dura dell’Europa. L’Unione, e in particolare la Germania, ha fatto una scelta strategica storica sul piano della difesa. E il complemento naturale di questa svolta in politica estera potrebbe essere una maggiore mutualizzazione fiscale, magari estendendo la portata e le dimensioni del quadro della Next Generation. Di questo dobbiamo tenerne conto, sottolinea Gilles Moëc, Chief Economist di AXA Investment Managers. In realtà, i mercati hanno già fiutato un percorso verso una maggiore spesa militare nell’Ue. Il clima di nuove commesse in arrivo sta già spingendo il settore in Borsa. A partire da Leonardo, il 25% di Hensoldt, azienda attiva in Germania nel campo dei sensori per applicazioni in ambito difesa e sicurezza. Ma anche Fincantieri ha delle frecce importanti al suo arco. Il business militare pesa per circa il 25% del fatturato, sottolinea Equita, grazie alla leadership nel settore delle fregate. Senza contare che proprio il business militare può garantire margini migliori rispetto a quello delle crociere. Attenzione, però, la scommessa su un riarmo esteso in Europa dovrebbe essere di respiro corto e inserita in una strategia diversificata di più lungo periodo.

Del resto, diversificazione e occhio alla qualità dei singoli investimenti rimangono la rotta da seguire anche in un portafoglio anti-crisi, per Flossbach von Storch. Soprattutto con la volatilità all’orizzonte. «In questo senso, l’oro (fisico e non) e il dollaro americano rappresentano componenti importanti e quindi fisse dei nostri portafogli - e fungono in questa fase da coperture immediate del portafoglio», spiegano gli analisti. Ma «non è una buona idea ridurre significativamente il proprio portafoglio azionario, ora più che mai». Mentre il danno politico e la sofferenza del popolo in Ucraina saranno immensi, spiegano, «le conseguenze a lungo termine per l’economia globale saranno probabilmente limitate». L’invito a evitare strappi arriva anche da Jp Morgan, che continua a puntare sulle banche, nonostante le nuove incertezze sulle politiche della Bce.

«Certo, è probabile che le nostre posizioni lunghe in Europa e nelle banche non funzioneranno finché questa crisi dominerà i media», sostengono gli strategist. Tuttavia, in un orizzonte più lungo, «le banche e l’Europa dovrebbero continuare a essere viste come sovrappesi fondamentali», soprattutto «se i flussi di materie prime non vengono tagliati fuori dalla Russia». Guai a cambiamenti frettolosi, dicono anche da Ubs Global Wealth Management: «Meglio mantenere una visione di lungo termine e magari diversificare tra regioni, settori e classi di asset, utilizzare le materie prime come copertura geopolitica e posizionarsi lunghi sul dollaro americano».

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Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA