Pnrr, al via i concorsi: donna, adulta e smart, ecco chi guida la carica del popolo del Recovery

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Giusy Franzese

Un’occasione forse unica. Per modernizzare il Paese, ma anche più semplicemente e più banalmente per chi da anni cerca un posto di lavoro meno precario, con contratti con un’orizzonte temporale non proprio “a vita” ma comunque lungo. Perché di questi periodi un contratto di tre anni, rinnovabile per altri tre, non è poi così male. Soprattutto se il datore di lavoro sicuramente non avrà problemi a pagare gli stipendi. Il Pnrr è anche questo per molti neolaureati e non solo. Hanno risposto in massa i candidati a lavorare per conto dello Stato alla realizzazione degli ambiziosi progetti del Recovery Plan. In 66.000 per il concorso di quasi 8.200 posti del ministero della Giustizia, in 34.000 per i 500 posti richiesti dal ministero dell’Economia. Dov’è la novità? In Italia la disoccupazione è alta, avere una laurea o una specializzazione, lo sanno tutti, non è garanzia assoluta per un contratto di lavoro. Otto candidati per ogni posto disponibile - questa la percentuale del concorsone per l’ufficio del processo - non è nemmeno un record. Per un posto fisso in altri bandi si sono presentati anche molti più candidati. In Bankitalia qualche anno fa, al concorso per 30 profili amministrativi con «mansioni esecutive» come «classificazione, archiviazione e protocollo di documenti», presentarono la domanda 85.000 candidati, in pratica 2.833 persone per ogni posto disponibile, così tanti che l’Istituto di via Nazionale decise di fare una massiccia scrematura alzando i requisiti richiesti dal diploma alla laurea. Furono ammessi alla prova scritta “soltanto” in 8.000. Percentuali superiori a 200 aspiranti per ogni posto a concorso, capitano di frequente nei bandi dei comuni: a giugno del 2020, ad esempio, fecero domanda in 700 per 4 posti a tempo indeterminato al Comune di Vietri di Potenza; l’anno prima si candidarono in 800 per tre posizioni al Comune di Alatri. Giusto per fare qualche esempio. E allora - ripetiamo - dov’è adesso la novità?

 

 

GLI OVER 40

È nel profilo di una quota consistente degli aspiranti professionisti del Pnrr. Prendiamo il concorso per oltre 8.000 posti del ministero della Giustizia: il 30% sono over 40, di questi addirittura il 7,6% hanno più di 50 anni. Molti di loro fino ad ora hanno svolto la professione di libero professionista, avvocati per lo più. Tutti i mesi alle prese con entrate altalenanti, qualche volta di più, qualche volta giusto la cifra per vivere decentemente. È la storia di Margherita che vive in provincia di Salerno, ha 53 anni e da 28 si “arrangia” con piccole cause, litigi tra automobilisti e compagnie assicurative; colf che lamentano contributi e straordinari non pagati, insomma roba così. E allora basta, non vale nemmeno la pena di tenere uno studio aperto, pagare l’affitto, le utenze, le quote associative, e tutto il resto: meglio “un posto fisso” con uno stipendio statale. Anche se “fisso” in realtà non è, perché i contratti saranno di 36 mesi. E lo stipendio non è da nababbi: intorno ai 1.800 euro al mese.

«Sono tanti gli avvocati che in questi mesi si stanno cancellando dall'albo, migliaia. Nella migliore delle ipotesi lo fanno perché hanno vinto un concorso, ma soprattutto perché non riescono più a sostenere le spese che la libera professione impone», ha denunciato qualche giorno fa Antonio De Angelis,il presidente dell'Aiga, l'associazione che rappresenta i giovani avvocati. Il 38,7% dei candidati al concorsone Giustizia ha un’età compresa fra 30 e 40 anni. E qui le storie personali sono in fondo “più banali”: anni di studio, la laurea, la specializzazione, qualche contrattino precario anche malpagato. Eleonora, 33 anni, laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, fa parte di questa platea. Da quando ha finito l’università ci prova e ci riprova a trovare un lavoro. Ma al massimo ha incassato qualche stage. All’inizio l’aiutavano i genitori. Poi è arrivato il reddito di cittadinanza. Ma lei vorrebbe fare a meno del sussidio, vorrebbe una busta paga vera, una scrivania dove appoggiare i suoi fascicoli tutti i giorni, vorrebbe sentirsi utile, dare un contributo alla società. Chissà se questa sarà l’occasione che aspettava da tanto. Su 66.000 domande, oltre 44.600 sono state presentate da donne (67,6% del totale). Il 20% della platea complessiva ha conseguito la laurea con 110 e lode. E un altro 23% ha avuto una valutazione superiore a 100. Insomma gente preparata. Che ha studiato con interesse e passione. La maggioranza assoluta (57,6%) nelle università meridionali (38% Sud, 19,4% isole), il 24,6% in quelle del centro Italia, solo il 17,6% in quelle del Nord.

CACCIA AGLI INFORMATICI

 Fabrizio, 28 anni, laurea in informatica, da tre anni è negli States per un dottorato di ricerca. Ci ha pensato a partecipare al concorso per i 500 posti bandito dal ministero dell’Economia. È nato a Roma, i suoi genitori sono qui, e così molti amici: poteva essere l’occasione per tornare. Ma poi ha valutato che lì negli States ha davanti una carriera universitaria, qui solo tre anni di contratto, e nemmeno l’ha presentata la domanda. Peccato, perché il suo profilo è tra i più richiesti ed è anche quello per il quale si sono presentati meno candidati: tra le 34.000 domande pervenute per il bando del Mef, soltanto il 18,1% del totale ha competenze informatiche e ingegneristiche, e il 4,5% è esperto di materie statistico-matematiche. La grossa fetta dei candidati, il 42,7%, ha competenze giuridiche, e sono soprattutto donne (il 64%). Gli uomini invece sono in maggioranza per i profili economici (52,5%) e soprattutto tra chi ha competenze informatiche (68%). Chi vincerà si dovrà occupare della verifica dei fondi destinati a progetti e interventi del Pnrr, della rendicontazione delle cifre spese, del sistema di gestione di coordinamento e gestione del Recovery. «Non sarà un compito semplice» si legge nel sito del Mef, che elenca i progetti del Pnrr da gestire: 105 nel 2021, 167 nel 2022, altri 355 fino al 2024.

LA SCOMMESSA

 Una sfida stimolante, che ha attirato l’interesse anche di chi un lavoro e un contratto ce l’ha già. Come Matteo, 29 anni, laurea in Economia alla Bocconi a Milano, esperienze all’estero e da tre anni un lavoro con contratto a tempo indeterminato in una delle multinazionali di consulenza finanziaria. Ha deciso di mettersi in gioco di nuovo. I dubbi sulla relativa precarietà di un contratto di tre anni sono bilanciati dalla possibilità di stabilizzazione futura (il decreto legge fissa una riserva pari al 40% di posti nei concorsi pubblici banditi dalle amministrazioni a favore di chi abbia svolto incarichi a tempo determinato per almeno 36 mesi per lavorare al Pnrr). La pattuglia dei professionisti come lui pronti a lasciare un posto in un’azienda per trasferirsi armi, bagagli e competenze non è enorme. Ma nemmeno inesistente. Perché i tetti alle retribuzioni non aiutano. Anche se per alcuni profili lo stipendio previsto non è proprio da buttare via. Prendiamo le 400 assunzioni previste dal ministero dell’Innovazione per il piano di digitalizzazione della pubblica amministrazione: ci sono posizioni da 48 mila euro l’anno (assistente del team), ma ci sono anche quelle da 80/90.000 euro (Data Scientist, Product Owner, Project Manager per la Banda Ultra Larga, esperti di smart mobility) fino ad arrivare a 110.000 euro per la posizione di consigliere giuridico e affari legali. A ogni modo la valutazione sullo stipendio non è tutto. E far parte dei Recovery boy (e anche delle Recovery girl), sentirsi parte attiva e protagonista della realizzazione di «uno dei piani di investimento e sviluppo più importanti dal dopoguerra ad oggi», può valere la scommessa. 

Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 12:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA