Mid e Small cap, Angelo Meda: «Rischi e rendimenti, le Pmi italiane sono competitive»

Il responsabile di Banor Sim: "La scadenza dei primi Pir ha portato diversi miliardi di euro in uscita, ma ora le opportunità sono ottime"

Mid e Small cap, Angelo Meda: «Rischi e rendimenti, le Pmi italiane sono competitive»
di Francesco Bisozzi
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Mercoledì 4 Ottobre 2023, 16:32 - Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 06:00

Conviene ancora investire nelle Mid e Small cap italiane?

Nell’attuale contesto di mercato può sembrare rischioso prendere posizione sulle società di dimensioni più piccole, ma anche in questo segmento le opportunità non mancano.

Ne è convinto Angelo Meda, responsabile azionario di Banor Sim: «Sì, è vero, se si guarda al mercato azionario italiano negli ultimi due anni possiamo notare come le piccole aziende abbiano performato molto peggio rispetto alle grandi società quotate. Le motivazioni però non sono da ricercarsi nell’andamento peggiore di queste aziende, ma dipendono da alcuni aspetti tecnici». Tra questi la scadenza dei primi Pir, i piani individuali di risparmio a lungo termine nati nel 2018, che hanno maturato i benefici fiscali nel corso del 2023, consentendo agli investitori di vendere in utile senza pagare tasse e reinvestire nei Btp.

I NUMERI

Nei primi sei mesi dell’anno in corso sono stati riscattati dai fondi Pir circa 700 milioni di euro a fronte dei 500 milioni dell’intero 2022, ha rilevato Assogestioni. «Questo ha inevitabilmente portato a diversi miliardi di euro in uscita dal segmento delle Small e Mid cap – prosegue il responsabile azionario di Banor Sim – e ha causato una sottoperformance importante dell’indice Star rispetto al Ftse Mib, qualcosa che è capitato solamente due volte nella storia da quando esistono questi indici».

Le azioni quotate sul mercato Mta di Borsa Italiana sono divise com’è noto in diversi segmenti, in particolare quello che include le società a grande capitalizzazione e quello dedicato alle società a media e piccola capitalizzazione: le prime sono tendenzialmente le multinazionali, le seconde operano invece prevalentemente in nicchie di mercato o in alcune aree geografiche specifiche. «Per un investitore che ha un orizzonte temporale di medio periodo – sottolinea l’analista di Banor Sim – ci sono adesso delle ottime opportunità di investimento in questo segmento. Penso a quelle società quotate che presentano una rara combinazione di valutazioni che sono vicine ai minimi storici, posizionamento competitivo molto forte nei loro settori e, sebbene in un momento di rallentamento economico globale sulla componente di fatturato, risultati importanti aiutati dalla normalizzazione delle catene di fornitura».

PROSPETTIVE

 Dal punto di vista macroeconomico sarà un autunno-inverno caratterizzato da incertezze, tuttavia per l’investitore paziente il settore delle Mid e Small cap potrebbe offrire ottimi rendimenti nel medio termine. Conclude Angelo Meda: «Il nostro lavoro si caratterizza nell’analisi del rischio e nella valutazione del rapporto rischio-rendimento. Al momento, il segmento delle pmi italiane mostra alcuni dei parametri più interessanti a livello mondiale a patto di selezionare le migliori aziende come posizionamento competitivo, capacità manageriali e solidità finanziaria». Nel primo semestre del 2023 l’indice Ftse Mib ha guadagnato il 19%, registrando così la migliore performance da quasi quindici anni, ovvero dal settembre 2008, post crack di Lehman Brothers. Più indietro il segmento Mid cap e lo Star, male le Small cap. Insomma è stata una prima parte dell’anno a due facce per Piazza Affari, con un andamento delle large cap in deciso contrasto con le performance del resto del mercato. 

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