Contro l’inflazione e l’incognita tassi caccia al dividendo

Mercoledì 6 Aprile 2022 di Roberta Amoruso
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L'ultimo spettro che avanza sui mercati è quello della recessione globale.

Una nuova variabile legata al peso significativo che il conflitto in Ucraina ha sui prezzi di gas e petrolio. È ancora fresco il ricordo dell’impatto recessivo di un violento aumento del prezzo del greggio negli anni ‘70. Certo, è soltanto uno spettro. Ma se a una frenata netta dell’economia si aggiunge l’incognita-inflazione, che erode potere d’acquisto, e l’incertezza sulle mosse delle banche centrali – è da escludere al momento un aumento dei tassi di interesse che li riporti al livello dell’inflazione – si capisce bene perché un po’ tutte le banche d’investimento non vedono molte alternative all’orizzonte. Le azioni sono un rischio e fanno una certa paura in tempi di forte volatilità. Ma puntando su liquidità e bond si rischia di pagare ancora per molto il prezzo dei tassi reali negativi. E allora tanto vale puntare sulla “qualità”, su società capaci di non rinunciare all’utile perché in grado di trasferire i maggiori costi sui consumatori, magari pesando a dovere i mercati meno esposti agli effetti della guerra, come Stati Uniti e Cina, e con uno sguardo attento anche ai dividendi. Del resto, i saggi della Borsa lo sanno bene: costa eccome essere investiti durante le recessione, ma può costare ancora di più non partecipare ai rimbalzi che prendono forma nel cuore delle crisi.

 

 

LA STRATEGIA

 Un tasso d’interesse reale negativo, ad esempio del 3% annuo di media, provoca una perdita di potere d’acquisto del 26% in dieci anni, fa notare Ludwig Palm, gestore del fondo Flossbach von Storch. Dunque non funziona più, dice l’esperto, in questo contesto la strategia “buy-and-hold” su prodotti di risparmio e obbligazioni. In questo senso, un portafoglio azionario ampiamente diversificato e, se possibile, globale può offrire opportunità notevolmente migliori a lungo termine. E in particolare, puntare sui dividendi sembra «l’unica possibilità per ottenere un reddito corrente adeguato nelle classi di attività liquide». In questo caso, gli aristocratici dei dividendi – cioè i titoli di società che hanno costantemente aumentato i loro pagamenti di dividendi per 25 anni o più – offrono opportunità a lungo termine migliori rispetto alle società che distribuiscono dividendi particolarmente elevati. Certo, il bonus è spesso ridotto, ma va tenuto conto anche dell’incremento delle quotazioni. Dividendi elevati si ritrovano spesso nel settore bancario, energetico, delle tlc o delle utility – tutti segmenti che però tendono a generare un rendimento totale inferiore. Sono più esposti a fluttuazioni di mercato.

I TOP PICK

A credere nel paracadute-cedole è anche Credit Suisse. Il miglior rendimento nella sua classifica dei 30 osservati speciali è offerto dalla tedesca Allianz, con bonus pari al 5,8% e una crescita dell’utile per azione stimata intorno al 37% per il 2022. Segue a ruota Zurich Insurance Group, con 5,7% di rendimento e utile per azione visto in crescita del 12,3%. Poi c’è Ibm con il 5,5% di cedola e più 25,4% di utile per azione. Ma oltre la soglia del 4% ci sono anche la finlandese Elisa, servizi di comunicazione, e l’utility Usa, Duke Energy (4%). Novartis garantisce un 3,9%, più o meno in linea con Sanofi (3,8%) e l’americana Merck & Co (3,7%). A chiudere la top ten ci sono la tedesca Siemens (3,4%) e l’irlandese Smurfit Kappa (3,3%). Mentre AstraZeneca (2,4%), Comcast (2,3%), Hartford Financial (2,2%), Home Depot (2,2%) e UPS (2,9%) sono invece freschi di ingresso nella classifica. Tra i vantaggi della strategia sui dividendi, sottolinea Credit Suisse, c’è il rendimento a lungo termine più elevato con un rischio inferiore rispetto ai mercati azionari più ampi. «Il fatto che le società che pagano i dividendi abbiano di solito flussi di cassa più resistenti, aiuta a limitare i prelievi durante le correzioni del mercato», spiegano gli esperti. E dunque, certi titoli a dividendo godono di un certo status di rifugio sicuro e tendono a soffrire meno delle loro controparti cicliche. Inoltre, la composizione dei rendimenti dei dividendi reinvestiti contribuisce alla performance. Dunque, meglio tenerlo ben presente anche per i mesi a venire. «I payout ratio (la quota di utile distribuita, ndr) ancora moderati, così come i livelli di cassa aziendali ragionevolmente alti, dovrebbero infatti sostenere comunque i pagamenti dei dividendi». Anche se profitti e prospettive potrebbero essere messe a dura prova dai venti di guerra. 

Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA