Investimenti, largo al dividendo: in arrivo in Europa una stagione record

Mercoledì 2 Febbraio 2022

Sarà un altro anno record per i dividendi in Europa.

Perché anche chi ha mantenuto il freno l’anno scorso e una buona dose di prudenza post-Covid, quest’anno farà arrivare il suo bonus agli azionisti anche maggiorato. Dunque, il tesoretto Ue dovrebbe aumentare in media dell’8% per un totale di 410 miliardi di euro. Tanto per confermare la cultura della cedola, assai radicata nel Vecchio Continente, che tra il 1976 e la fine del 2021 ha sommato dividendi pari al 34% del rendimento azionario complessivo. Secondo l’analisi di Allianz Global Investor, i tassi di crescita dei dividendi saranno del 10-13% nelle principali economie europee, tra cui Germania, Francia, Italia. Ma per la Spagna, che ha superato le ondate epidemiche degli ultimi mesi relativamente bene, gli aumenti potrebbero arrivare al 15 e fino al 20%. In Gran Bretagna invece l’incremento delle distribuzioni sarà probabilmente più contenuto, limitato in media al 4%. Ne è convinto de Vries-Hippen, cio di Allianz Equity Europe, secondo il quale le conseguenze della Brexit sull’economia britannica influiscono anche su questo aspetto. «Con la progressiva ripresa del mondo dagli effetti della pandemia, i dividendi continuano a offrire un sostanziale contributo ai rendimenti azionari, soprattutto in Europa», dice Hans-Jörg Naumer, head of global capital markets & thematic research e autore dell’AllianzGI Dividend Study 2022. A seguito della crisi di Covid, negli ultimi due anni il dividend yield europeo è diminuito. In ogni caso, nel 2021 si è attestato attorno al 2,5%, un livello ancora decisamente più elevato dei rendimenti nominali di molte obbligazioni. I Bund a 10 anni, ad esempio, hanno offerto un rendimento negativo per tutto l’anno. L’importanza dei dividendi risulta ancora più evidente in ottica di lungo periodo. Del resto, i dividendi conferiscono stabilità a molti portafogli, soprattutto negli anni di andamento negativo delle quotazioni, capaci come sono di compensare in tutto o in parte le perdite sul fronte dei prezzi. «In base ai nostri calcoli», spiega Naumer, «la volatilità media delle azioni delle società che versano dividendi è nettamente e sistematicamente inferiore a quella delle azioni di società che non pagano dividendi». E non di poco, visto che parliamo di una differenza di oltre 10 punti percentuali per tutto il mercato azionario europeo. Dunque, non si può dire che i dividendi salvino da qualsiasi tempesta, soprattutto se la tempesta ha l’aggressività di una pandemia da Covid; ma di sicuro possono essere un salvagente affidabile in tempi di “disruption”, cioè di rottura. 

Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 16:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA