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Leo Shoes, il re delle scarpe ha conquistato la Sneakers Valley d'Italia

Antonio Sergio Filograna
Antonio Sergio Filograna
di Pierpaolo Spada
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 4 Maggio 2022, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 07:14

I fondi di investimento le stanno addosso, perché Leo Shoes srl non smette di sorprendere, dilagante nel lembo estremo di Puglia scomodo ai più.

Quantità, qualità. Lusso, per chi ama e può indossarlo. Non c’è brand che non vi si adagi. In dieci anni, l’azienda salentina (di Casarano) ha rigenerato e riposizionato, con le sue, le produzioni dell’intero distretto calzaturiero salentino che, schienato dalla crisi del 2008, oggi è riconosciuto in tutto il mondo come la “Sneakers Valley” d’Italia. «Non è stata una scelta programmata. L’ho fatta appena ho potuto, sfruttando il momento, il mio background e i contatti coltivati negli anni», spiega l’amministratore Antonio Sergio Filograna, erede dell’esperienza maturata nella Filanto, il vecchio “impero”, l’azienda di famiglia che, non più esistente, in alcuni dei suoi spazi, ridisegnati e restituiti all’uso, accoglie la nuova generazione di produzioni e operai. Tantissime le donne. Giovanissime come gli uomini. Tutti in camice bianco: se ne contano 1.136, circa 370 in più di un anno fa, quando, a pochi passi da Leo Shoes, Filograna non aveva ancora avviato la sua nuova e omonima azienda di calzature, nonché il recentissimo spazio (con insegna Manifattura Salento Af) dedicato alla produzione di pelletteria (accessori), che svela il primo step della diversificazione strategica in divenire. Certo, gli ostacoli non sono mancati ma il fatturato complessivo totalizzato nel 2021 – pari a 210 milioni di euro – dimostra che il polo produttivo di Filograna ha già migliorato la performance pre-pandemica.

«Il 2022 è iniziato sotto ottimi auspici e per ora – annuncia l’imprenditore – si sta rilevando un ulteriore aumento di richieste da parte dei clienti, oltre l’ingresso nel nostro portafoglio di nuovi brand». Nel primo trimestre l’azienda registra un aumento del 15% della produzione, mentre la previsione di crescita del fatturato fino al 2025 si attesta al 20/25%. Il segno che nemmeno inflazione ed effetto-guerra fanno paura. «Pur considerando che i nostri clienti hanno chiuso i loro negozi diretti in Russia, la loro richiesta produttiva – assicura Filograna – non ha subito attualmente significative flessioni. Questo in considerazione del fatto che pur avendo affari nei Paesi interessati al conflitto, i nostri clienti hanno i loro mercati principali di riferimento localizzati in altre aree geografiche». Consolidamento economico-finanziario e sviluppo di nuove soluzioni in chiave sia di innovazione di processo che di prodotto, dunque. Il piano non cambia, sempre più votato anche alla valorizzazione delle risorse del territorio, attraverso un programma di formazione – che troverà articolazione in una vera e propria scuola che Filograna sta per realizzare negli spazi della fabbrica – e progetti di collaborazioni con realtà locali di eccellenza. 

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