La pensione di scorta chiede meno Fisco: ecco i nuovi progetti

Mercoledì 5 Maggio 2021 di Marco Barbieri

Risorse per quasi 200 miliardi destinate alla previdenza complementare e poco meno di 8,5 milioni di iscritti ai fondi vigilati dalla Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione): sono solo 3,3 milioni le adesioni ai Fondi pensione contrattuali. Nell’anno della pandemia il sistema ha tenuto. In sostanza il numero di iscritti alle diverse forme di previdenza complementare è rimasto stabile. Il che, per le condizioni del sistema italiano, vuol dire poche adesioni. Ancora troppo poche. Complice l’emergenza sanitaria e lo sguardo che si ripiega sul breve periodo, l’attenzione dei lavoratori si rivolge più ai buoni spesa (o alle polizze sanitarie integrative) piuttosto che alle risorse da aggiungere nel Fondo pensione. In questo caso viene in soccorso una recente indagine di Tecné per Up Day, che indica le preferenze dei lavoratori per il welfare integrativo aziendale: il 69,4% vorrebbe buoni spesa, il 55,8% buoni carburante, il 38% buoni pasto. Solo il 5,4% vorrebbe strumenti di previdenza integrativa.

L’EQUILIBRIO

 Il vero problema è quello che si scaricherà con la fine del blocco dei licenziamenti. Un milione di posti di lavoro in meno? Un milione di versamenti contributivi in meno. A quel punto anche l’equilibrio dei Fondi e dei loro rendimenti potrebbe vacillare. A maggior ragione si impone un problema di fiscalità che deve essere affrontato per sperare in un rilancio della previdenza complementare: la questione riguarda sia il prelievo all’atto dell’adesione al Fondo pensione, sia la tassazione degli investimenti dei Fondi nell’economia reale, «nei quali ci siamo impegnati con un importante progetto di sistema a supporto delle piccole e medie imprese italiane con investimenti responsabili secondo criteri ESG e attenti all’occupazione. Questo progetto – rammenta Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione – portato avanti con Cdp, è anche la risposta alle tante sollecitazioni della politica. Cui adesso chiediamo di impegnarsi sul fronte delle adesioni e per una fiscalità più coerente con i fini previdenziali dei Fondi pensione». Investimenti dei Fondi pensione da favorire con una tassazione di vantaggio; versamenti contributivi da promuovere con un Fisco meno arcigno. «Il prelievo sui rendimenti degli investimenti dei Fondi pensione attualmente è del 20% – aggiunge Maggi – con uno schema che prevede la tassazione dei rendimenti maturati; mentre il modello europeo, cui noi chiediamo con forza di adeguarci, è EET: Esenzione dei contributi versati, Esenzione dei rendimenti del fondo durante la fase di accumulo e Tassazione della prestazione erogata». Se tutto quanto sopra è vero, non mancano però delle criticità, che, tuttavia, a Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza «non appaiono figlie dell’emergenza sanitaria, ma strutturali della previdenza complementare italiana. Ricordo che, secondo una regola empirica ampiamente confermata, per accumulare un montante finale suscettibile d’essere convertito in una rendita vitalizia ragguagliabile almeno al 20% dell’ultimo reddito di lavoro annuo percepito, occorre attestarsi su uno zoccolo di apporto contributivo del 10% – e, si badi, per i lavoratori subordinati, il TFR, da solo, vale quasi il 7% – da versare costantemente per taluni decenni (ideale: quarant’anni), con investimento in linee che non siano iperprudenziali, specialmente all’inizio del piano pensionistico». La crisi non aiuta a far crescere una cultura di sotto-assicurazione, tipica del nostro Paese. Anzi, ne acuisce le negatività. Secondo i dati Ania nel 2020 la raccolta premi nei rami Vita ha appena superato i 100 miliardi, in diminuzione del 4,4% rispetto all’anno precedente, quando la raccolta premi era invece aumentata di quasi il 4%. Più o meno lo stesso valore delle scommesse nei giochi d’azzardo.

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Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA