Si fa presto a dire farmacia: ora fa rete e diventa un affare da multinazionale

Mercoledì 8 Settembre 2021 di Jacopo Orsini

L'assalto alle farmacie italiane è partito. In campo ci sono nomi blasonati dell’imprenditoria e della finanza e grandi fondi strutturali, anche stranieri, e poi grossisti e multinazionali del settore. La torta è ricca e le prospettive di guadagno attraenti. Del resto la Penisola è il Paese con la popolazione più anziana d’Europa (quasi un quarto dei cittadini ha più di 65 anni) e uno dei più invecchiati in assoluto nel mondo. La domanda di cure e il consumo di medicine in prospettiva quindi sono destinati a crescere. I ricavi delle farmacie poi sono in gran parte regolati. Una sorta di monopolio. Per i farmaci con ricetta (che rappresentano circa il 60% dei ricavi) il prezzo al pubblico e il margine del farmacista sono imposti per legge. Insomma giro d’affari stabile, struttura dei costi prevedibile e flussi finanziari costanti. Tutte caratteristiche che rendono il settore interessante per un investitore.

LA SVOLTA

In Italia ci sono quasi 20mila farmacie (una ogni 3mila abitanti più o meno) e sviluppano un giro d’affari intorno ai 24 miliardi. La svolta, dopo la timidissima liberalizzazione del 2012 che ha aumentato il numero di punti vendita autorizzati, è arrivata nel 2017, quando è stato consentito alle società di capitali di diventare proprietarie di una farmacia. Con un vincolo: lo stesso soggetto non può controllare più del 20% dei negozi con la croce verde di una stessa Regione. Attualmente si stima che solo 500 farmacie facciano parte di una catena, meno del 3% del totale quindi. Livelli lontanissimi da quelli del mondo anglosassone, dove circa la metà del mercato è controllato dalle grandi catene. Secondo un sondaggio di Kpmg Advisory, circa 3.600 farmacisti potrebbero vendere l’attività nei prossimi tre anni. Gli spazi per crescere, anche considerando i paletti imposti dalla legge, sono perciò vasti. Fra i primi a vederli due giovani imprenditori, Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, con un passato nel mondo delle banche d’affari e dei fondi di investimento.

Nel 2018, i due decidono di sfruttare la legge che autorizza l’ingresso delle società di capitali nelle farmacie e fondano Hippocrates. Nel giro di un paio di anni raccolgono circa 200 milioni da una sessantina di imprenditori - ci sono nomi di dinastie importanti come Marzotto, Recordati e Braggiotti - e cominciano a fare shopping, comprando i punti vendita dai farmacisti uno a uno. Ne mettono insieme 120 e nel novembre dell’anno scorso cedono il controllo della società (valutata 700 milioni) alla francese Antin Infrastructure Partners, mantenendo però la guida del gruppo e - insieme ad altri soci della prima ora - una quota intorno al 25%. Nel frattempo la holding continua a ingrandirsi e attualmente può contare su 170 farmacie di proprietà, con l’obiettivo di arrivare a 500 nel giro di 3-4 anni al ritmo di una decina di acquisizioni al mese. «È una nuova concezione di farmacia», dice Tavaniello. «Il rapporto tra farmacista e cliente è centrale, crediamo molto nella formazione. La nostra farmacia non è un bazar dove il prodotto è preponderante. Il bancone è aperto ai lati per permettere al farmacista di incontrare il cliente, non deve essere una barriera. E il paziente deve avere la sensazione di essere ascoltato». L’obiettivo è ora allineare la proprietà dei punti vendita con il formato e l’insegna - il marchio del gruppo è Lafarmaciapunto - per avere nel giro di un paio d’anni tutti i negozi della rete con il nuovo marchio. «Puntiamo ad avere un brand forte e riconoscibile», insiste Tavaniello. Fra i gruppi che contendono il mercato a Hippocrates c’è Farmacie Italiane, una catena di punti vendita controllata da F2i, fondo infrastrutturale guidato da Renato Ravanelli con asset per 6 miliardi. Nato nel 2018, oggi può contare su 37 farmacie (che diventeranno 50 entro fine anno), 20 parafarmacie, e un negozio on line (Farmacialoreto.it). La società, che ha una forte presenza a Roma e guarda soprattutto al mercato del Centro-Sud, prevede di chiudere il 2021 con 190 milioni di ricavi. «Nei prossimi 4-5 anni è lecito aspettarsi una forte accelerazione del processo di aggregazione già in atto», spiega Roberto La Rosa, amministratore delegato di Farmacie Italiane, che stima in quasi 4mila i punti vendita che potrebbero entrare a far parte di una catena nel prossimo futuro.

LE AGGREGAZIONI

 «Man mano che si andrà avanti il processo di aggregazione aumenterà, siamo solo alla prima fase», prosegue il manager. «L’Italia ha una popolazione anziana con buona capacità di spesa e una vita media sempre più lunga», aggiunge. «Ci saranno fusioni, partnership, magari vedremo anche altri operatori esteri». «Con l’emergenza Covid la farmacia è diventata un punto di riferimento e sarà sempre più così», osserva ancora La Rosa, che la immagina punto di aggregazione di domanda e offerta sanitaria, dove trovare servizi di prevenzione ma anche di emergenza, come è avvenuto durante la pandemia. A mettere a rischio le prospettive ci potrebbe essere il continuo sviluppo delle vendite online. Un processo molto accelerato dalla pandemia. Si stima che il mercato dei medicinali sul web valga sui 400 milioni e che possa arrivare nel giro di qualche anno a un miliardo. Ma su internet i farmaci che si possono acquistare solo con la prescrizione del medico non si possono vendere. La crescita riguarderà quindi soprattutto i prodotti parafarmaceutici, come gli integratori. «È molto difficile la liberalizzazione dei medicinali prescritti online», afferma Tavaniello, che comunque punta a rafforzare l’attività di Hippocrates anche sul web. «Il canale online affiancherà le farmacie tradizionali e prenderà la sua quota, ma il vero cambiamento ci sarà se le medicine con prescrizione si potranno vendere online, quello modificherebbe il paradigma», rileva La Rosa che aggiunge: «Per le nuove generazioni la relazione con i negozi fisici diminuirà ed anche i pazienti con terapia cronica desiderano sempre più spesso digitalizzare l’esperienza d’acquisto facendosi consegnare il prodotto a casa o in ufficio». Ma la vendita sul web delle medicine con prescrizione al momento resta uno scenario lontano. E la visita dal farmacista con la ricetta in mano invece destinata a restare fra le abitudini più comuni.

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Ultimo aggiornamento: 10 Settembre, 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA