Crisi energetica, superbatteria a Brindisi per imprigionare la forza del sole nella cattedrale Federico II

Crisi energetica, superbatteria a Brindisi per imprigionare la forza del sole nella cattedrale Federico II
di Francesco G.Gioffredi
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 14:44 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 08:04

Il passato a carbone, il futuro nel segno delle rinnovabili.

E nel mezzo c’è il presente. Incerto, spinoso, inghiottito dalla crisi energetica internazionale. Enel però non arretra, non cestina i programmi e anzi rilancia: alla centrale “Federico II” di Brindisi, una delle più grandi cattedrali termoelettriche d’Europa, la bussola resta puntata sulla riconversione green, tra parchi fotovoltaici nel perimetro dell’attuale sito da circa 240 ettari e sistemi di accumulo dell’energia prodotta da rinnovabili. Un passo alla volta, e l’ultimo sa di ulteriore sprint: la Regione Puglia nei giorni scorsi ha dato il via libera, nell’ambito del procedimento al ministero della Transizione ecologica, al sistema di accumulo Bess (Battery energy storage system) da 40 Mw. Tecnologia innovativa e passaggio cruciale: ciò che quasi sempre frena lo sviluppo su larga scala delle rinnovabili è l’intermittenza di fonti e produzione, occorrono allora sistemi in grado di imbrigliare, trattenere e poi rilasciare l’energia sprigionata da sole e vento.

LA SPERIMENTAZIONE

A Brindisi, ad affiancare i due parchi fotovoltaici da 51 Mw su 10 ettari, ci saranno batterie agli ioni di litio su un’area d’intervento di 7 ettari. Non solo e allargando il campo: Enel ha avviato una serie di sperimentazioni su tecnologie innovative in grado di garantire stoccaggio anche sul lungo periodo. E poi ci sono i concreti esempi-pilota: il sistema di storage a Potenza Pietragalla, al servizio del parco eolico; oppure l’impianto di accumulo da fotovoltaico a Catania. Il progetto brindisino è però il più ambizioso, per dimensioni, volumi e impatto simbolico. La centrale a carbone “Federico II” è destinata alla dismissione nel 2025, secondo le tempistiche previste dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima: il phase-out non è stato accantonato, nonostante la crisi energetica e il fabbisogno emergenziale del Paese, e la riconversione a gas è ormai scartata. Uno dei quattro gruppi termoelettrici è stato spento nel 2020, gli altri hanno una potenza complessiva di 1980 Mw, dalle prossime settimane uno dei tre sarà fermato per manutenzione e tornerà disponibile a fine dell’anno. Il pressing del governo e le richieste di Terna, innescati dallo choc energetico, hanno riattivato a pieno regime le sei centrali a carbone italiane, a cominciare da quella brindisina: una parziale inversione di tendenza dopo la continua e progressiva riduzione degli ultimi anni. Ma il processo di dismissione e innovazione resta irreversibile per Enel, a Brindisi e non solo lì. Tanto per il parco fotovoltaico quanto per i sistemi di accumulo da realizzare a Brindisi, i progetti stanno affrontando gli iter autorizzativi ministeriali. Sperando di non incrociare intoppi e veti come già successo per un parco fotovoltaico in area Sin: è ancora in attesa di disco verde. Non il primo o unico paradosso. Al polo brindisino, per il post carbone, Enel non si limiterà a produzione e accumulo da rinnovabili: il raggio d’azione è più ampio, per stimolare una logica integrata, ottimizzare le aree monopolizzate dalla centrale e dalla movimentazione del fossile e assorbire forza lavoro lasciata ai margini dallo spegnimento dei gruppi termoelettrici.

LE MOSSE

Il tutto con cinque ulteriori mosse. La prima: nel sito della centrale saranno ceduti spazi a due aziende – ActBlade e Standex, la prima ha già avanzato richiesta di concessione demaniale nell’ambito della Zes – che si occuperanno di ricerca, sviluppo e manifattura di pale eoliche, circa 150 all’anno, e per il riciclo di materiali plastici da utilizzare per le strutture dei pannelli solari. Il secondo fronte è legato proprio al fotovoltaico: Enel ha predisposto uno studio di fattibilità per insediare, sempre nelle aree della centrale, un polo per la fabbricazione di moduli solari innovativi utilizzando le plastiche riciclate. Il pungolo alle gigafactory, del resto, è dell’Ue: due settimane fa Ursula Von der Leyen ha citato l’esperienza di Enel Green Power di Catania, dove 3Sun sarà la più grande fabbrica europea per la produzione di moduli fotovoltaici bifacciali ad elevate prestazioni. Poi per Brindisi c’è il segmento della logistica: nascerà un hub in Zona franca doganale, dove ora c’è la banchina di scarico del carbone, per intercettare le merci del bacino mediterraneo. Quarto e quinto step per il post fossile e il recupero delle aree: un dissalatore, triangolando con Regione, Comune e Acquedotto; e il progetto “Nuova torre dei venti”, vincitore del concorso di idee per la riqualificazione degli spazi, tra polo di ricerca, aree verdi, attrezzature per il tempo libero, facciate della centrale trasformate in opere d’arte generatrici di energia da sole e vento. La traccia per Enel, ormai, è quella.

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