Fitness, il fondatore di Technogym Nerio Alessandri: «A casa o in palestra, training su misura per dribblare il Covid»

Mercoledì 5 Maggio 2021 di Giusy Franzese
Nerio Alessandri, fondatore di Technogym

L'esercizio fisico è un potentissimo farmaco, un paese che tiene al benessere dei propri cittadini dovrebbe investirci più risorse». Nerio Alessandri è il fondatore e il presidente di Technogym, eccellenza tra le eccellenze della nostra realtà produttiva, leader mondiale nelle attrezzature fitness con ricavi consolidati per 510 milioni nel 2020 (-23,8% sul 2019 a causa della lunga chiusura delle palestre, dove però si segnala il balzo del 71% nell’Home Fitness a quota 154 milioni). Mister Technogym si infervora quando parla del «gravissimo errore» fatto con la chiusura delle palestre, si appassiona quando illustra ciò che definisce «l’ecosistema-salute», la mission del suo gruppo, la svolta digitale che in questo settore farà sempre di più la differenza.

Dopo un anno di lockdown le palestre riaprono. Una bella notizia per gli operatori del settore, ma anche per gli iscritti.

«Ci sono ricerche scientifiche che dimostrano che chi fa regolarmente attività fisica ha minori rischi di conseguenze gravi per Covid. Cito quella recentissima del British Journal of Sport Medicine: in caso di Covid, chi è fisicamente inattivo ha il 73% in più di probabilità di finire in terapia intensiva».

Aver deciso di chiudere le palestre è stato quindi un errore?

«Un gravissimo errore, una scelta sbagliata. Le palestre sono luoghi sicuri e non ci sono stati contagi da Covid nel breve periodo concesso di aperture. I problemi sono in casa, quando non si usano le mascherine. Le esperienze parallele di Los Angeles e Miami sono emblematiche: nella città californiana hanno chiuso quasi tutto, a Miami invece hanno lasciato tutto aperto. Risultato: in rapporto alla popolazione hanno avuto gli stessi morti».

Dopo mesi di esercizi fatti nel salotto di casa, crede che gli italiani torneranno con lo stesso entusiasmo in palestra?

«Ma certo. Lo abbiamo visto in Cina. Lo stiamo vedendo in Inghilterra. Tra le persone sta passando sempre più il concetto che le palestre sono luoghi di salute. I due canali - home fitness e palestre - non sono alternativi. Sono aggiuntivi. L’home fitness non potrà mai sostituire la palestra per varietà di attrezzature, programmi e professionalità. È un po’ lo stesso discorso del ristorante e del delivery: l’uno non annulla l’altro, andare al ristorante con gli amici non esclude che qualche sera ordiniamo la cena a casa».

Technogym ha implementato l’approccio digitale: ai clienti, oltre al prodotto fisico, vengono offerti anche contenuti usufruibili con le app. Come ha risposto il mercato?

«Si tratta di un percorso iniziato nel 1996 quando aprimmo la nostra sede a Seattle e internet era solo agli albori. Sin da allora abbiamo creduto fortemente nell’eco-sistema. Da oltre quindici anni abbiamo sviluppato prodotti informatici per gestire l’allenamento in palestra in tutto il mondo. Ora questi contenuti vanno anche ai clienti finali».

Si dice che siete diventati la Apple del wellness. E così che vi sentite?

«Offriamo un prodotto che è connesso o connessibile, forniamo dei contenuti che possono essere fruiti sia online che offline, e diamo la possibilità al medico o al trainer di poter controllare da remoto l’allenamento personale e vedere i risultati raggiunti. Tutto questo anytime, anywhere: si può fare a casa, in palestra, in ufficio, in vacanza. In Italia in questo ultimo anno c’è stata un’impennata dell’utilizzo di questi contenuti, che per quanto ci riguarda ha avuto un incremento di oltre il cento per cento. La nostra applicazione ha una libreria molto vasta di allenamenti video on-demand. Da questo punto di vista stiamo diventando anche una media-company».

Monopattini, auto elettriche, giardini, rubinetti, voucher vacanza: secondo lei come mai ai vari governi non è mai venuto in mente, tra i tanti bonus, di vararne uno per stimolare l’esercizio fisico?

«Credo che tenere ai propri cittadini significa anche tenere alla loro salute. E non c’è dubbio che l’attività fisica aiuti. Tra l’altro, a fronte di una popolazione sempre più anziana, sarebbe importante prevenire, oltre che curare. Ma questo implica una visione a lungo termine, che non si sposa con le campagne elettorali».

L’Italia è molto in ritardo anche per il fitness in azienda: sono ancora poche quelle che hanno attrezzato spazi per l’attività fisica dei dipendenti. Come mai?

«Dipende anche dal sistema fiscale e contributivo: la palestra per il dipendente è considerata un benefit da tassare. E questo ovviamente non incentiva le aziende. Però io stimo molto il premier Draghi, so che è una persona che fa sport, che gli piace correre. Sono convinto che non è insensibile a questo argomento».

Il 2020 non è stato un anno facile, nemmeno per i conti della sua azienda che ha chiuso il bilancio con ricavi e utile in discesa. Confida in un 2021 migliore?

«Non è stato un anno facile: per due mesi e mezzo siamo stati completamente chiusi. Abbiamo compensato in parte la chiusura delle palestre con le vendite per l’home fitness. Per il 2021 siamo fiduciosi. Così tanto, che stiamo investendo più del periodo pre-Covid».

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Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA