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Caro gas: caccia agli extra-utili. Perora sotto tiro solo le operazioni che hanno copertura bancaria

Caro gas: caccia agli extra-utili. Perora sotto tiro solo le operazioni che hanno copertura bancaria
di Roberta Amoruso e Andrea Bassi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 12:05 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 08:40

I numeri, a metterli in fila, fanno decisamente impressione.

Il primo lo aveva rivelato Gazprom, il gigante russo che attraverso il Tag immette dal passo del Tarvisio il gas siberiano nei tubi italiani. Poco più di un paio di anni fa, quando il prezzo del metano era scivolato sotto 10 euro al Megawattora, il colosso russo aveva spiegato che se fosse sceso sotto 6 euro, ci avrebbe rimesso. Ciò significa che 6 euro è il suo costo di produzione. Tutto ciò che sta sopra 6 euro per Gazprom è profitto. Un anno fa il gas alla Borsa olandese del Ttf quotava 20 euro al Megawattora. La settimana scorsa siamo arrivati a 130 euro, dopo che per un paio di mesi era rimasto attorno a 80 euro. Nei primi 100 giorni di guerra in Ucraina secondo il Crea, il Centro finlandese per la ricerca sull’energia, nelle casse di Mosca, grazie ai super-prezzi di gas e petrolio, sono entrati 91 miliardi. Il doppio rispetto al 2021. Che Gazprom stia facendo profitti da capogiro non è un mistero. Tanto è vero, che Mosca ha potuto dimezzare le forniture all’Europa mantenendo gli stessi ricavi. Ma il prezzo del gas non è raddoppiato, è sestuplicato. Ma chi insieme a Gazprom si è arricchito grazie al gas in questi mesi?

ASSICURATO DAL RISCHIO

Dai giacimenti siberiani, passando per i tubi, negoziato alla Borsa olandese, comprato e venduto, assicurato dal rischio grazie a complessi contratti derivati, non c’è dubbio che il gas sta riempendo molte tasche. Bruxelles e i governi nazionali lo sanno bene. L’Italia ha introdotto una tassa sugli extra-utili realizzati dalle società che vendono gas con un’aliquota arrivata fino al 40%. Solo che intercettare dove questi profitti si annidino non è semplice. Il Tesoro ha dovuto inventare una sorta di “pesca a strascico”, ha cioè deciso di applicare la tassa sull’incremento del saldo tra le operazioni attive e quelle passive anno su anno. In questo modo, siccome gli extra-utili sono stati quantificati in 40 miliardi, dovrebbero “emergere” circa 8 miliardi. La prima rata del pagamento è scaduta il 30 giugno. La seconda è prevista a novembre. Si vedrà. Enel ed Edison hanno precisato che impatterà sui loro conti per un centinaio di milioni. Secondo Equita per A2a, l’impatto dovrebbe oscillare attorno a 75 milioni, per Acea circa 30 milioni. Molto di più per Eni: i milioni sarebbero qualche centinaio. Che la “pesca a strascico” presenti molti limiti, se ne è reso conto anche il governo. Così ha dato mandato all’Arera, l’Autorità per l’energia, di acquisire tutti i contratti di importazione del gas siglati dalle compagnie italiane e provare a mirare più precisamente agli extra-utili. Ma l’indagine, almeno per ora, non ha dato i risultati sperati. «Per quanto riguarda il costo medio di approvvigionamento dall’estero, inclusivo quindi delle partite economiche generate dalle coperture», ha scritto l’Arera nella sua relazione al governo, «non si è oggi in grado di fornirne una stima puntuale ma gli elementi preliminari raccolti dall’Autorità nel corso dell’analisi indicano che i disallineamenti tra il costo medio dei contratti pluriennali di importazione e il valore di mercato del gas naturale sono mediamente compensati dalle coperture, restaurando la coerenza tra il costo medio di approvvigionamento dall’estero e il prezzo all’ingrosso del gas naturale». Cosa significa esattamente? Per capirlo serve un esempio per spiegare come funzionano i contratti di copertura “forward” stipulati dalle compagnie con le banche. Supponiamo, per semplicità, che una compagnia acquisti il metano da Gazprom a 90 euro e che decida che il prezzo “giusto” di vendita sia 100 euro. A quel punto chiede a un istituto finanziario di fare un contratto per cui, se il prezzo di vendita scende sotto 100 euro, l’istituto versa alla compagnia la differenza. Se invece sale sopra i 100 euro, la banca si tiene il profitto extra. Con questo schema, insomma, a incassare gli extra-profitti non sarebbero state le compagnie energetiche ma le istituzioni finanziarie che hanno coperto i contratti grazie al derivato.

I CONTRATTI FORWARD

Ma è credibile che le cose stiano effettivamente così? «I contratti forward», spiega una fonte del settore, «hanno durata trimestrale. Difficile credere che con questo andamento dei prezzi, le compagnie abbiano totalmente continuato a coprirsi con i derivati invece di incassare direttamente almeno una parte i profitti extra». Dunque gli extraprofitti ci sono eccome, ma sono un po’ distribuiti lungo tutta la filiera, dagli importatori, ai trader alle banche, ma riuscire a dettagliare con precisione i vari passaggi pare sia molto complicato. Per recuperare un po’ di risorse il governo aveva anche pensato di imporre “un contributo” agli importatori di gas da restituire alle famiglie. Ma si rischiava di tassare gli importatori proprio mentre si chiedeva loro di riempire gli impianti di stoccaggio di gas indispensabili per l’inverno nonostante i prezzi folli attuali li rendano estremamente rischiosi. Perciò la retromarcia è stata immediata. «Sarebbe stata la scusa per dirottare le forniture verso altri Paesi», ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Anzi, gli importatori saranno incoraggiati a fare scorte con un sistema di prestiti e crediti nel breve periodo. Del resto, la chiusura in Germania del Northstream per manutenzione non potrà che peggiorare lo scenario. Meglio assicurarsi il gas ora e rimandare la caccia agli extra-profitti. Non è più rinviabile, invece, l’accordo sul tetto europeo ai prezzi del metano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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