Rivoluzione incentivi, stop alle caldaie a gas sì alle pompe di calore

Rivoluzione incentivi, stop alle caldaie a gas sì alle pompe di calore
di Andrea Bassi
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 13:56 - Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 06:00

Quando accadrà, e sta per accadere, per un Paese come l’Italia sarà un fatto storico. Il metano nelle abitazioni degli italiani c’è arrivato, del resto, grazie a una figura quasi leggendaria, quella di Enrico Mattei, il fondatore dell’Eni, l’uomo che sfidò le sette sorelle, le multinazionali dell’energia, per dare un futuro di indipendenza al Paese. La storia racconta che per portare i metanodotti nelle città e nei paesi di tutta Italia, per evitare di finire insabbiato nelle pratiche burocratiche, Mattei faceva scavare ai tecnici dell’Agip i tracciati di notte. Poi la mattina gli stessi tecnici si offrivano di ricoprire tutto a spese della stessa Agip scusandosi per il disagio. Così, con un’operazione alla garibaldina, è arrivato il metano nelle case degli italiani. Quello stesso metano che nei prossimi anni è destinato però ad uscirne. Il futuro prossimo si chiama “elettrificazione”.

LA SVOLTA

 Il cambiamento climatico ha dato una sveglia. La guerra in Ucraina ha fatto il resto, dando il colpo di grazia all’uso del gas per riscaldare le case e cuocere i cibi. L’imperativo è ridurre i consumi di metano. D’inverno le caldaie degli italiani “bruciano” più di un terzo dei 76 miliardi di metri cubi di gas che ogni anno l’Italia è costretta a importare, quasi 30 dei quali dalla Russia. L’Europa ha disegnato una sorta di “way out”, un percorso di uscita, dall’uso di gas domestico. Nei giorni scorsi la Commissione ha adottato un complesso pacchetto di regole in materia di energia ribattezzato RePowerEu. Al suo interno è contenuta anche una comunicazione sul risparmio energetico. In pratica una serie di azioni che vengono chieste ai Parlamenti nazionali per fare in modo che le abitazioni delle famiglie (ma anche gli edifici della pubblica amministrazione) diventino rapidamente più efficienti. La Commissione europea indica una serie di azioni che gli Stati membri dovrebbero compiere per contribuire alla riduzione dei consumi energetici. C’è, per esempio, la richiesta di introdurre una classe minima di performance energetica per tutti gli edifici a partire da una certa data in modo da spingere i lavori di efficientamento (che oggi tra l’altro in Italia sono finanziati con il Superbonus del 110 per cento). La classe minima consentita per gli edifici, secondo la Commissione, dovrebbe essere la “D”, in pratica tre classi sopra quella attuale, la “G”, nella quale ancora ricade un gradissimo numero di edifici. Ed è proprio qui che si innesta la questione delle vecchie caldaie a gas. Per migliorare l’efficienza energetica il passaggio dal gas all’elettricità, e dunque dalla caldaia alla pompa di calore che produce anche acqua calda sanitaria, viene considerato essenziale. Entro un certo lasso di tempo, dice senza mezzi termini la Commissione, andrà introdotto un divieto per l’uso delle caldaie a gas sia nei nuovi edifici che in quelli esistenti.

IL PERCORSO

Per arrivarci, però, vengono previsti da Bruxelles alcuni passaggi intermedi. Il primo è il divieto di “sussidi” per le caldaie al massimo entro il 2025. Già qui si arriva a un punto importante per l’Italia, dove le caldaie a gas hanno incentivi che vanno dal 50 per cento per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di classe A, fino al 110 per cento del costo di acquisto se la sostituzione della caldaia comporta un aumento di almeno due classi di efficienza energetica e viene eseguita contemporaneamente ai lavori ammessi al superbonus. Il tema di una revisione degli incentivi sulle caldaie, in realtà, è da tempo sul tavolo del governo e una prima stretta potrebbe arrivare con la prossima legge di Stabilità. Ma la Commissione europea, come detto, si spinge anche oltre. Innanzitutto per gli edifici di nuova costruzione. Entro il 2030 dovranno essere tutti a “zero emissioni”. Una regola che per quelli pubblici Bruxelles intende anticipare al 2027. Non solo. Entro il 2029 dovrà, secondo la Commissione, cessare di fatto la vendita di caldaie da installare nei singoli appartamenti. Fino ad arrivare poi, come detto, a un loro totale “ban”, un divieto assoluto di utilizzo come fonte di riscaldamento. Dall’altro lato invece, spiega la Commissione, sarà necessario incentivare le pompe di calore. In che modo? Per esempio tagliando l’Iva sull’energia per chi utilizza questo tipo di impianto. Ma anche cambiando profondamente la struttura delle tariffe elettriche incentivando, ancora una volta, i sistemi più efficienti. L’era del gas nelle case, insomma, volge al termine. Una nuova epoca, quella dell’elettricità da fonti rinnovabili, sta emergendo. 

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