Borsa, non solo bolle hi-tech: valori in rialzo se si tratta di rinnovabili e veicoli elettrici

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Roberta Amoruso
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Più di un indizio punta dritto alle dot.com. Il 2020 non è stato soltanto l’anno della pandemia. Per i mercati è stato l’anno dell’esplosione delle Big America: Apple, Microsoft, Amazon Alphabeth e non solo. Ma soprattutto, è stato l’anno della carica delle nuove stelle tech, le azioni “verdi”. E non c’è soltanto il fenomeno Tesla, le cui azioni sono scambiate a un valore che supera 1.000 volte i guadagni. Dalla fine del 2019, un fondo che replica un indice di energia pulita dell’S&P è aumentato del 150% rispetto al 18% realizzato dagli indici storici; e negozia a valori quasi doppi rispetto ai multipli di mercato (oltre 50 volte gli utili). Ma il 2020 è stato anche l’anno record per i debutti in Borsa - sempre negli Usa - con la quotazione di circa 420 aziende (+88%) e una raccolta totale di ben 145 miliardi di dollari. Una cifra mai vista negli ultimi 30 anni, nemmeno nel glorioso 1999 (meno esaltante è stata la corsa in Europa, +27%): è la più forte attività di raccolta di capitali sul mercato registrata a livello mondiale negli ultimi dieci anni, con 331 miliardi di dollari realizzati grazie a 1.591 collocamenti. Non a caso, proprio come ai tempi delle dot.com, si comincia a parlare di bolla, visto che qualsiasi cosa parli di veicoli elettrici o energia pulita diventa materiale infiammabile sui mercati. Ma si sa, le bolle fanno rumore solo quando scoppiano e per il momento la questione è aperta, visto che le banche d’affari sono convinte che la corsa del green sarà protagonista anche nel 2021. Per prudenza converrebbe cominciare ad allacciare le cinture, e tuttavia pare proprio che la trasformazione green rimarrà uno dei principali market moover nei prossimi 10 anni, confermano gli analisti di Bg Saxo. Naturalmente si tratta di distinguere il buono dal cattivo, evitando corse euforiche. E come sempre, la speculazione è un buon termometro. Per esempio, gli analisti hanno acceso i riflettori sulle azioni con il rapporto più elevato tra valore d’impresa e fatturato (EV/Sales), considerate anche quelle più a rischio in caso di correzione o di inversione nella loro valutazione dovuta alla reflazione oppure a un aumento dei tassi di interesse.

 

OSSERVATI SPECIALI

A ben vedere, tra i titoli “osservati speciali” - le cosiddette “azioni bolla” che hanno un rapporto valore/fatturato particolarmente elevato - c’è anche un plotone di azioni speculative green accanto a campioni vecchi e nuovi della Silicon Valley. In particolare, tra le società Usa ed europee che valgono oltre 10 miliardi di dollari ci sono molte azioni note nel settore tecnologico (Microsoft, PayPal o ZoomVideo), ma anche azioni green con performance stellari, tra cui la danese Orsted o l’americana NextEra Energy. Il tempo dirà. C’è però un altro elemento che avvicina la potenziale bolla green a quella che nel 2000 esplose sulla testa delle dot.com. Ed è, paradossalmente, consolatorio. Se anche un giorno questa bolla dovesse esplodere, ne sarà comunque valsa la pena, dicono gli osservatori. Perché oggi come allora alcune tecnologie verdi non commercialmente praticabili, potrebbero esserlo in futuro se possono garantire, seppure in virtù degli eccessi di mercato, i finanziamenti necessari. Tesla era sempre a caccia di liquidità mentre si trasformava da produttore di nicchia a grande costruttore: fu la corsa sfrenata di Amazon due decenni fa a salvarla, favorendone il moderno decollo. Un’euforia che probabilmente salverà anche società come Plug Power Inc, un fornitore di sistemi di alimentazione a celle a idrogeno per carrelli elevatori che si sta espandendo nei generatori di energia di backup per data center e nei sistemi elettrolizzatori per produrre idrogeno dall’acqua e impianti di idrogeno alimentati da fonti rinnovabili. Finanziare lo sviluppo sarebbe difficile per un’azienda che non ha mai realizzato profitti. Ma il balzo del 650% delle azioni di Plug ha permesso di trovare le risorse necessarie, tra emissione di nuovi titoli e bond convertibili, per produrre elettrolizzatori su grande scala a costi contenuti.Del resto, le tecnologie chiave delle rinnovabili, tra solare, eolico e batterie, seguono un andamento preciso: ogni raddoppio della capacità installata porta alla stesso taglio dei costi, come ha scritto Max Roser, fondatore di Our World in Data. Una prova? Tra il 2009 e il 2019 il costo del fotovoltaico è sceso dell’89% (-70% l’eolico), mentre il costo dell’energia da gas e da carbone, che dipende principalmente dal prezzo del carburante, è diminuito rispettivamente di un terzo e del 2%.

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Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA