Banche, online o tradizionale il conto corrente è servito, ma i costi schizzano a 110 euro l'anno

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Francesco Bisozzi
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Di questo passo gli italiani torneranno presto a nascondere i soldi sotto il materasso. Le spese di gestione dei conti correnti risultano in aumento dal 2016 e, complice l’introduzione di nuove regole e della maggiore trasparenza, nel 2020 hanno sforato la soglia dei 100 euro annui. Il nuovo Indicatore dei costi complessivi, con cui un anno fa è stato sostituito il vecchio Isc (l’Indicatore sintetico di costo), ha fatto impennare di netto la spesa: l’Icc infatti vede tutto, non solo i canoni delle carte di pagamento ma anche le spese per la loro emissione, per intenderci, e così la sua entrata in azione si è subito tradotta in un aumento dei costi operativi di un conto corrente del 20% circa. Oggi, tutto compreso, si pagano mediamente 110 euro l’anno per un conto tradizionale. Nel 2019, quando il conteggio avveniva ancora in base all’Isc, l’asticella si posizionava sotto 90 euro. Secondo le rilevazioni dell’Abi, a dicembre nei conti correnti degli italiani risultavano depositati 162 miliardi in più rispetto al dicembre 2019. Un incremento del 10,3%, frutto anche del risparmio forzoso prodotto dalle chiusure anti-virus, che ha portato i depositi bancari a quota 1.736 miliardi. Un vero tesoro, che però viene però eroso dai crescenti costi di servizio applicati dalle banche.

GLI ESEMPI

I conti online continuano a essere quelli che propongono le condizioni più vantaggiose, ma trovarne uno a zero spese è un’impresa quasi impossibile. C’è chi, come il gruppo Ing, propone ai nuovi clienti un conto con canone azzerato, a patto di attivare un accredito fisso di almeno mille euro al mese. Chi, passato il primo anno, mantiene il canone azzerato solo in caso di accredito dello stipendio sul conto agevolato, come Banca Widiba. In promozione a zero spese fino a settembre anche il conto My Genius di Unicredit, ma occhio alle commissioni sui prelievi ai bancomat di altri istituti (2 euro) e a quelle sui prelievi allo sportello. L’aumento dei costi di servizio insomma non risparmia nemmeno i conti online, che anzi sono quelli che hanno fatto registrare gli incrementi più significativi nell’ultimo periodo, secondo la Banca d’Italia. Nel 2019, si legge nell’indagine sul costo dei conti correnti di via Nazionale pubblicata prima di Natale, la spesa di gestione di un conto online è stata pari a 21,4 euro, quasi 6 euro in più rispetto all’anno prima. L’aumento, spiega il report, è stato determinato principalmente dalle maggiori spese fisse e in particolare dai canoni di base unitari. Al contrario, i conti tradizionali sempre nel 2019 sono costati 88,5 euro se valutati in base al vecchio Indicatore sintetico di costo e 107,9 euro se invece si utilizzano i parametri dell’indice Icc. Le spese fisse, che rappresentano circa i due terzi della spesa complessiva e ammontano a 57,6 euro, sono aumentate di 2,1 euro nel 2019, per effetto soprattutto di canoni più cari. Ma ha inciso pure l’incremento delle “altre spese fisse”, nelle quali confluiscono servizi eterogenei e residuali. Le spese variabili, in compenso, sono diminuite di poco più di 0,5 euro, scendendo a 30,9 euro, grazie al minor costo dei pagamenti automatici, sottolinea sempre la Banca d’Italia nella sua indagine.

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ROSSO DEFAULT

Ma non sono solo i costi di servizio a spaventare oggi chi ha un conto in banca. L’entrata in vigore a gennaio delle nuove norme varate dall’Eba, l’Autorità bancaria europea, ha cambiato le regole di gestione dei conti in rosso. I clienti privati con uno scoperto di 100 euro protratto per oltre 90 giorni ora possono essere ritenuti “cattivi pagatori” e in tal caso vanno incontro allo stop al credito, al blocco degli addebiti automatici per il pagamento delle utenze e al congelamento del proprio conto. Oltre alla soglia assoluta dei 100 euro, che per le imprese sale a 500 euro, lo sconfinamento deve superare anche quella relativa (1% dell’esposizione totale) affinché scatti la tagliola. Le nuove regole per identificare le esposizioni in stato di default sono disciplinate a livello europeo dal Regolamento sui requisiti di capitale delle banche del 2014 e dalle linee guida dell’Eba del 2017, ma in tempi di pandemia una gestione troppo rigida dei debiti potrebbe rivelarsi un boomerang per il sistema. Migliaia di correntisti rischiano infatti di finire nella black list a causa della nuova e più stringente classificazione di default. Le nuove regole dell’Eba non convincono nemmeno la Banca d’Italia che in questa fase chiede flessibilità agli operatori per evitare che gli utenti alle fine pensino, come diceva Mark Twain, che le banche prestino il loro ombrello solo quando c’è il sole.

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Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 11:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA