Squinzi: l'edilizia è una priorità per lo sviluppo del Paese

Palazzi in costruzione
Palazzi in costruzione
di Giusy Franzese
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Mercoledì 23 Settembre 2015, 18:56
«Rilanciare il settore delle costruzioni è una priorità assoluta», solo così si potrà avere «una ripartenza virtuosa dell’economia del nostro Paese». Nella legge di Stabilità in preparazione, quindi, ci dovranno essere misure adeguate a questo obiettivo. L’appello al governo arriva dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Insieme con l’Ance, l’associazione dei costruttori, Confindustria ha elaborato una serie di proposte, illustrate oggi alla stampa, e inviate al governo.



IL PACCHETTO DI PROPOSTE

Bene l’eliminazione della Tasi, ma non basta. Servono anche altri interventi «urgenti» per tagliare il peso fiscale sul settore edilizio. «L’Italia negli anni della crisi ha visto un aumento delle tasse sugli immobili del 111%, contro una media europea del 23%. Un macigno che ha portato il nostro Paese al terzo posto in Europa per livello di tassazione sulla proprietà immobiliare» ha detto il presidente dell’Ance, Claudio De Albertis. È il momento ora di riequilibrare. Ecco quindi le proposte: detassazione parziale dell’acquisto di case nuove meno energivore con un credito di imposta pari al 50% dell'Iva ed esenzione di Imu, Tasi o futura local tax fino al 2018; conferma per il 2016 del bonus del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici; stabilizzazione degli incentivi per la ristrutturazione; incentivi per «la rottamazione dei vecchi fabbricati». Da agevolare, secondo il pacchetto di proposte, anche gli investimenti a favore del riuso a fini abitativi dei capannoni dismessi così come le operazioni di affitto con patto di futura vendita che possono favorire l’accesso alla casa. Tra le richieste inoltre c'è anche la deducibilità Imu sugli immobili strumentali delle imprese; niente tasse patrimoniali su immobili invenduti delle imprese e sulle aree fabbricabili; l'eliminazione dell'Imu sui macchinari imbullonati.



COSTO ZERO

Un pacchetto sicuramente molto articolato, ma che - di questo Ance e Confindustria sono convinte - non impatta sui conti pubblici. «Le nostre ipotesi di intervento - ha spiegato De Albertis - non gravano sull’erario, anzi alcune misure si traducono entro 5 anni in entrate per le casse dello Stato. Ad esempio, la deducibilità dell’Iva sull’acquisto di case in classe energetica A e B genera una riduzione del gettito di 100 milioni ma l’effetto complessivo si tradurrebbe in un saldo positivo per l’Erario di 700 milioni». Di certo - ha ricordato Squinzi - «le costruzioni sono un settore fondamentale per il rilancio economico e per il nostro Paese. Da noi non c’è stata la bolla speculativa come in Spagna, dove ha rappresentato il 26-27% del Pil mentre in Italia è rimasta intorno al 12-13%. Ma da inizio crisi c’è stata una perdita di 800-900mila posti di lavoro determinata dal calo della domanda e degli investimenti pubblici sulle infrastrutture».