Grida «Viva il #Metoo» ma pensa solo a sedurre: ecco a voi il finto femminista

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Mario Ajello

Che fatica, ma vale la pena. Che stress, ma per una buona causa. Quella delle donne? No, la causa dei falsi femministi. Sono una categoria variegata e dilagante. Popolata di maschi che giocano a stare dalle parte delle donne, per neutralizzarle meglio e conquistarne di più. Chi dev’essere capo del governo? Una donna, ovvio! A chi spetta il Quirinale? A una donna, finalmente! E gli altri posti che contano? Io sono per il pink power, dice il tipico maschio che si autodipinge pubblicamente in rosa. Ma appena volta la testa, ritorna quello che: uffa, queste donne... Insomma, c’è il franco dominator e il subdolo amico dell’altro sesso detto anche, romanescamente, “il sorcio”. Maschilista anche lui - o meglio insofferente alla parità di genere - ma guai darlo a vedere. Anzi sempre pronto a proclamare: che donne, le donne! Anche se continuano a immaginarle più che altro come prede.

IL POST GIOVANE

Tra le tipologie di questa simpatica razza c’è quella del post-giovane sulla quarantina, progressista e politicamente corretto, ben piazzato in società magari con un incarico pubblico di prestigio (ne ho in mente uno, in particolare), che esercita professionalmente il suo mestiere di amico delle donne - Ahhh, quanto sono più sensibili di noi... Ohhh, come sanno esercitare il potere in maniera più equilibrata di noialtri ometti al crepuscolo... - e poi però fuori dai riflettori e dai salotti sono i soliti Maschi Alfa. Vivono di diseguaglianze, godono delle diseguaglianze, e amano amare e farsi amare per quello che sono. Il politicamente corretto che veste e copre questo tipo di amico delle donne è un mantello così posticcio che stenta a trarre in inganno l’altro sesso, almeno nel caso in cui si sa guardare sotto le false apparenze, ma ci prova lo stesso. Spinto dallo spirito del tempo che, a parole, è tutto dalla parte delle donne.

FINZIONI

Se si è un politico importante, poi, questo doppiopesismo è d’obbligo, questa doppia faccia tra pubblico e privato è necessaria perché giova sia di là che di qua. Ma gratta gratta, tra l’amico delle donne e il solito macho alla fine nella realtà prevale di gran lunga il secondo. Perché è più facile essere quel che si è, piuttosto che fingere faticosamente in un format che è solo di comodo e di moda. Non sarebbe però più utile uscire dalle finzioni del politicamente corretto, per parlarsi apertamente tra uomini e donne? Magari in una modalità, cartesiana, del tipo: io sono io e non provo a immedesimarmi in te, tu sei tu e cerchiamo di convivere al meglio e ognuno nel rispetto della propria identità senza pasticci e bluff. E invece, no, il femminismo maschilista - quello che si riempie la bocca di Virginia Wolf e di Hannah Arendt e si sdilinquisce per il #MeToo (ed è sempre lo stesso personaggio che ho in mente) - è la nuova frontiera della vecchia seduzione. Un po’ piacione, un po’ provolone.

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Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA