«Vi racconto l'orrore» I ricordi delle Foibe

«Vi racconto l'orrore» I ricordi delle Foibe
«Andavamo nei boschi a fare legna e si sentiva sparare da lontano. Che facevi? Ti buttavi per terra e ti nascondevi». Così gli italiani perseguitati dai partigiani titini tentavano di salvarsi la pelle, evitando di finire fucilati o in un inghiottitoio carsico. Lo ha raccontato Francesco Congedo, 85enne testimone oculare della tragedia delle Foibe nel corso dell'incontro svoltosi ieri sera al museo Faggiano e organizzato dalla compagnia di flamenco Mura. «Gli slavi avevano un ordine: fare andare via gli italiani con qualsiasi mezzo e i mezzi furono tanti»: ha ricordato Congedo, nativo di Rovigno, che ha raccolto i suoi ricordi nel libro Istria - Le foibe e l'esodo. «A un barbiere ha raccontato la polizia aveva intimato di riferire, ogni lunedì, dei suoi clienti, lui però rispose che non gli interessava farlo. Non si presentò. Quelli dell'Ozna (la polizia politica di Tito, ndr) lo chiamarono un'altra volta, ma invano. Allora i poliziotti si presentarono alla barberia e gli ordinarono di sgomberare il locale entro un paio di giorni, perché serviva a loro. Il barbiere portò la sua roba in un altro locale, ma dopo un poco arrivarono i poliziotti un'altra volta per farlo sloggiare. Quell'uomo se ne andò in un paesino a sette chilometri di distanza dalla sua città, ma anche lì non fu lasciato in pace. Capì che non poteva fare altro. Avanzò la domanda per andarsene da lì, ma questo significava essere nemico del popolo. In attesa di andare via rimanevi isolato: nessuno ti guardava, nessuno ti frequentava».
Alla tragedia delle Foibe l'organizzatore della serata, il chitarrista Massimo Mura, ha dedicato una suite della sua composizione Ultimi. Il comunismo io l'ho visto per pochi mesi, ma ai miei parenti che l'hanno vissuto - ha concluso Congedo - ha tolto tutto».
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Martedì 12 Febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento: 10:30