Il ritorno del drive in: la ricetta anti-coronavirus del regista per salvare il cinema

Martedì 28 Aprile 2020 di Giorgia SALICANDRO
Vedere un film francese sbracati sul sedile di un'auto, sotto le stelle del cielo salentino. Un romantico sogno d'altri tempi? No, piuttosto una pragmatica soluzione di distanziamento sociale, già accarezzata da diverse manifestazioni in Italia. Così, al tempo della grande pandemia, anche Vive le cinéma, il festival del cinema francese che si tiene a Lecce nel mese di luglio, potrebbe riscoprire il vecchio fascino del drive-in, come negli anni Cinquanta. È una delle alternative a cui sta pensando Alessandro Valenti, direttore artistico del festival insieme ad Angelo Laudisa e Brizia Minerva.
«Ma aspetteremo che produttori e registi possano raggiungerci dall'estero dice altrimenti lo spirito stesso del festival verrebbe tradito».

Sul sito e sui canali social di Vive le cinéma non ci sono nuovi aggiornamenti sull'edizione 2020. Siete a lavoro dietro le quinte, o aspettate?
«Anche quest'anno, come gli altri, siamo pronti a presentare una rosa di grandi film francesi in anteprima, non ancora distribuiti in Italia. Il problema è che non sappiamo che cosa dire ai nostri ospiti, ai registi e agli attori che ci avevano dato la disponibilità a partecipare al festival, ma che ad oggi nessuno sa se potranno venire in Italia. Così, per il momento tutto resta fermo in attesa di nuovi aggiornamenti».

Altri festival stanno optando per edizioni ridotte, probabilmente senza ospiti stranieri
«Penso di escludere questa possibilità, così come quella di un'edizione online. Io credo che andare al cinema necessiti di una sua ritualità che deve essere mantenuta e rispettata. Vedere un film al cinema è una cosa completamente diversa dal vederlo su uno schermo a casa, pensiamo a un'installazione artistica che non venga fruita dal vivo, in presenza: ne se stravolgerebbe completamente il senso. Poter vedere un film tutti insieme, in una platea, poi, è un ulteriore elemento di distinzione. Per cui no, non credo in un'edizione a distanza e anzi penso che dovremmo mantenerci lontani dall'online e riscoprire l'autenticità dei luoghi, dei cinema come spazi in cui si sogna insieme. C'è da aggiungere che Vive le cinéma ha come mission l'incontro con produttori e registi, in modo da stimolare le produzioni francesi a girare qui in Puglia, e in generale valorizzare il territorio, cosa che è in effetti avvenuta negli ultimi anni anche grazie alle iniziative organizzate nell'ambito del festival. Per cui, una formula del genere tradirebbe decisamente lo spirito manifestazione».

Avete discusso soluzioni alternative, anche di concerto con Apulia Film Commission, ad esempio rimandare la prossima edizione?
«Siamo costantemente in contatto con Afc, certo in questo momento è molto difficile poter decidere alcunché non essendoci nemmeno indicazioni a livello nazionale su quando e come potranno riaprire i cinema. Io credo che l'ideale sarebbe mantenere il festival nel periodo in cui si è tempre fatto, a luglio, magari trovando modi adeguati per rispettare una maggiore distanza. Pensavo anche, perché no, a una specie di drive-in all'aperto, come ai vecchi tempi: potrebbe essere bello. Altrimenti, lo si farebbe a novembre o a dicembre, appena ci sarà la possibilità di far venire gli ospiti da fuori».

C'è un film che può descrivere quello che stiamo vivendo?
«Io direi La grande abbuffata di Marco Ferreri, in cui i personaggi si autorecludono e vivono in maniera claustrofobica mangiando in continuazione, fino ad arrivare alla morte Un po' è anche quello che ci sta accadendo, reclusi come siamo. Simbolicamente: mentre ci abbuffiamo in qualche modo ci riempiamo di desideri accumulati, in attesa però di uscire fuori». © RIPRODUZIONE RISERVATA