Ha 70 anni il Topolino più amato dagli italiani

Ha 70 anni il Topolino più amato dagli italiani
Dal numero 1 uscito nelle edicole nell'aprile del 1949 sono 70 anni esatti e questo già sarebbe più che sufficiente a farne la più longeva pubblicazione a fumetti italiana, tuttora vivente. Ma se si tiene conto che prima di quel numero 1, in realtà, ce n'erano stati ben altri 738, con la stessa testata, allora è facile comprendere l'entusiasmo con il quale un esercito di lettori di ogni età si appresta in queste ore a festeggiare la lunga vita del giornalino più amato di tutti i tempi: Topolino.
Una festa che, in realtà, è solo un secondo tempo visto che ancora non si è spenta l'eco delle celebrazioni mondiali del 2018 per i 90 anni di Mickey Mouse, nato nel 1928 dalla fantasia di papà Walt Disney, ma che per gli appassionati del Belpaese assume un'importanza forse ancora più grande, poiché stavolta è una festa tutta italiana: quella del loro Topolino.

Aprile 1949, dunque. Topolino a quei tempi era già una pubblicazione ben radicata tra i giovani lettori appena usciti dagli orrori del conflitto mondiale e ancora lontani dal boom economico che sarebbe arrivato non prima di un decennio più tardi. In Italia la sua pubblicazione era iniziata alla fine del 1932, quando con la data del 31 dicembre di quell'anno era apparso il primo numero di un giornale di poche pagine intitolato a quel buffo topo in calzoncini rossi e con le grandi orecchie tonde le cui prime avventure (in formato striscia) qualcuno aveva già potuto leggere sin dal 30 marzo 1930 sul settimanale torinese Illustrazione del Popolo. L'intuizione che quel topo proveniente da oltre oceano potesse avere un futuro tra i lettori l'aveva avuta l'editore Nerbini di Firenze, che già da qualche tempo pubblicava un altro giornale a fumetti chiamato L'Avventuroso.

Ad esso Nerbini affiancò quindi il Topolino a cui diede sin dal primo numero periodicità settimanale e continuò a pubblicarlo (dopo aver risolto i problemi di copywright con la Disney americana) per 136 numeri fino al 1935, quando cedette la testata all'editore Arnoldo Mondadori. Erano gli anni del fascismo e già spiravano i primi venti di guerra. Nel 1938 il Minculpop (ministero della cultura popolare) vietò la pubblicazione di storie con personaggi di provenienza americana. Ma Topolino piaceva ai figli del Duce - che erano abbonati al giornalino sul quale era stato anche pubblicato un disegno realizzato da uno di loro - e questo salvò, almeno per i primi tempi, il settimanale che potè continuare a uscire nelle edicole. Fu la guerra, invece, qualche anno dopo, a imporre la sospensione della testata che interruppe le pubblicazioni con il numero 564 del 21 dicembre 1943 per poi riprenderle a guerra conclusa il 15 dicembre 1945 con il numero successivo.

Gli effetti del conflitto mondiale, però, continuarono ovviamente a farsi sentire negli anni successivi. Le vendite erano diminuite sensibilmente, i giornali erano in crisi, soprattutto quelli a fumetti. Per tagliare i costi, quindi, l'editore Mondadori decise di utilizzare per la stampa di Topolino la stessa nuova rotativa che aveva acquistato per un'altra sua pubblicazione, la Selezione dal Reader's Digest, e che restava inutilizzata tra un numero e l'altro di questo periodico. Selezione però era formato tascabile e così fu deciso che anche Topolino dovesse diventarlo.
Cosa sarebbe accaduto? Come avrebbero preso un cambiamento così radicale i lettori del settimanale? Era un rischio che bisognava correre. Sugli ultimi due numeri del Topolino formato giornale (737 e 738) l'imminente novità venne pubblicizzata per preparare il terreno e nell'aprile del 1949 il nuovo Topolino libretto arrivò nelle edicole.
Non era più settimanale, però, bensì mensile. Aveva 100 pagine e costava 60 lire (il giornale ne costava appena 15). E all'interno, a differenza del suo precedessore, pubblicava soltanto storie con i personaggi Disney.

I timori della casa editrice erano destinati a svanire abbastanza rapidamente. In quel nuovo formato facile da sfogliare, all'occorrenza da mettere in tasca o in borsa, e soprattutto molto meno deperibile del grande giornale, Topolino piacque ai lettori. Le vendite cominciarono a risalire e già sul numero 8, con un'apposita cartolina allegata al centro del giornalino, fu proposto ai lettori un referendum per capire se sarebbe stato il caso di passare dalla periodicità mensile a quella quindicinale. Perché ciò avvenisse però fu necessario aspettare il numero 40 del 1952, ma ormai Topolino era in crescita continua e nel 1960, con il numero 236, ritornerà settimanale.

Nel frattempo, la Mondadori aveva dovuto affrontare e risolvere un altro problema: la scarsità di storie. Quelle che arrivavano dalla casa madre americana, e che lì venivano pubblicate ancora sotto forma di strisce sui quotidiani (3 o 4 vignette ogni giorno), non erano sufficienti per riempire il periodico. Così, seguendo una strada che già era stata sperimentata sul Topolino giornale diversi anni prima, la Mondadori iniziò a sfornare storie di produzione italiana, gettando le basi per quella che sarebbe ben presto diventata una vera e propria Scuola Disney italiana, con sceneggiatori e disegnatori di grande livello artistico come Guido Martina, Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa e poi ancora Giorgio Cavazzano, solo per citarne alcuni. Una scuola destinata a diventare un punto di riferimento nel mondo, tanto che oggi la maggior parte delle storie Disney che vengono pubblicate anche al di fuori dei confini italiani sono realizzate qui.

Da quell'aprile del 1949, Topolino libretto è diventato l'amico e il compagno di generazioni di lettori, piccoli e grandi. In tanti hanno imparato a leggere sulle sue pagine, hanno appreso notizie di vario genere attraverso le sue rubriche, hanno scoperto i classici della letteratura, del teatro, dell'arte, grazie alle parodie interpretate dai personaggi della Banda Disney.

Per molti anni il Topolino è stato il giornalino a fumetti più venduto e la sua tiratura settimanale, tra alti e bassi, negli anni 90 ha superato il milione di copie (numeri che hanno dell'incredibile oggi che la tiratura media si è attestata intorno alle 100mila copie). Il record di vendite lo detiene il numero 1965 uscito nel luglio del 1993: oltre un milione e centomila copie vendute grazie anche al gadget che era allegato al settimanale, un walkie-talkie vero e perfettamente funzionante distribuito (in pezzi componibili) in quattro settimane.
Ma la stagione dei gadget aveva preso il via molto tempo prima, già con il numero 500 (1965) che al suo interno aveva un dono davvero insolito: una vera farfalla (solo le ali, senza il corpo sostituito da un disegno cartaceo) attaccata su un cartoncino.

Passato attraverso diversi direttori, dal primo e più longevo nella carica che fu Mario Gentilini, il Topolino libretto è stato pubblicato dalla Mondadori fino al luglio del 1988 quando con il numero 1702 passò alla Walt Disney Italia. Ora, dal 3019 dell'8 ottobre 2013, la testata appartiene alla Panini (la stessa delle celebri figurine) che si accinge a festeggiare i 70 anni del giornalino con una serie di iniziative editoriali sin da questa settimana. Al numero 3306 che uscirà mercoledì nelle edicole e che ripropone, modernizzandola, la copertina dello storico numero 1, sarà infatti allegato un albo speciale celebrativo che ripercorrerà, tra curiosità e notizie, la storia della testata. Il numero della settimana successiva, invece, regalerà ai lettori una targa in metallo commemorativa raffigurante la cover del numero 1, oltre a un fascicolo con contenuti editoriali inediti. La stessa targa che aprirà una serie di riproduzioni (ugualmente metalliche) delle più importanti copertine del periodico, che sarà presto in vendita nelle edicole separatamente dal settimanale.
Ma le sorprese, assicurano dalla casa editrice, non finiscono qui.
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Domenica 31 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 01-04-2019 12:47