Stefania Rocca: «Tra cinema e musica vedremo la diversità diventare creatività»

Giovedì 22 Agosto 2019 di Francesco DI BELLA
Facciamo un'ipotesi: se vi chiedessero cos'è la diversità, cosa rispondereste? Il colore della pelle? Forse, ma non solo. I gender sessuali? Anche, ma non basta.
Stefania Rocca, attrice che del Salento ha fatto per amore (in tutti i sensi) la sua seconda casa, la domanda se l'è posta nella veste - per il secondo anno - di direttrice artistica dell'Otranto Film Fund Festival, Offf per gli amici, la rassegna che dal 9 al 14 settembre prossimo tornerà a riempire per l'undicesima volta l'intero borgo della marina adriatica con un ricco programma di appuntamenti nel nome del cinema, ma non solo.
Si è posta la domanda, Stefania Rocca, e le risposte che si è data le ha inserite, una dopo l'altra, proprio in quel programma costruito attorno al tema e sotto il nome di 2019 Diversity Edition.

Ma quali sono allora quelle risposte?

«Innanzitutto che la diversità non è soltanto questione di sesso, colore della pelle, religione o politica. E che quindi è importante riflettere bene su che cos'è normale e che cos'è diverso e qual è il rapporto tra noi e gli altri. E poi che in realtà la diversità nella cultura e nelle arti in generale rappresenta un valore aggiunto e si trasforma in creatività. Nell'arte la creatività nasce proprio dalla capacità di mischiare le differenze».

Normalità, diversità, concetti in fin dei conti molto soggettivi...

«Certo. Domandiamoci: cos'è che noi vediamo diverso? In fondo vediamo diverso quello che nella nostra mappa mentale, quella che ci costruiamo e che ci hanno costruito anche attraverso la nostra educazione, formazione, non è parte integrante. Il diverso è ciò che non rientra in quella nostra mappa mentale. Poi ci sono dei temi che noi abbiamo definito diversi, e sono quelli legati al sesso, al colore della pelle, alla cultura, alla religione, ma che in realtà sono un valore aggiunto di una determinata caratteristica o di una particolare cultura».

E così la diversità come valore aggiunto è diventata il tema portante dell'Offf 2019.

«E' un concetto che il cinema interpreta in molte chiavi. L'Offf vuole guardare a questo tema non per cercare risposte, bensì per condividere le emozioni figlie del racconto sulla diversità. Diciamo che è un percorso che continua da quello dell'anno scorso. Lì il tema era Community e l'intento era quello di portare delle community che partecipassero attivamente e si integrassero. In queste community esistono già delle diversità e quindi il programma di quest'anno non è molto lontano dall'anno scorso, né da quello che Otranto continua a suggerirmi, cioè l'accoglienza».

Entriamo allora un po' più nei dettagli del programma...

«Ci sarà come sempre la scuola che è formata da allievi che arrivano da diverse scuole di cinema, dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Bulgaria, dallo Iums di Milano, dal Dams di Lecce e da quello della Calabria, dal Centro Sperimentale di Roma. Lavoreranno insieme in un percorso che, novità di quest'anno, prevede anche un Film Lab, in cui avranno modo, al fianco di professionisti di regia, di sceneggiatura e di montaggio, di impegnarsi in tutte le diverse fasi della creazione del cinema, dalla preparazione alla post-produzione. Fino alla nascita di un elaborato finale che sarà poi presentato al pubblico».

Il film Lab sarà affidato a registi come Pippo Mezzapesa, Giovanni De Blasi, Kristina Sarkyté, oltre che a un esperto di tecniche di ripresa e montaggio come Roberto Perpignani. E ci saranno numerose masterclass.

«Praticamente ogni mattina. Ce ne sarà anche una sul casting, per capire come una sceneggiatura viene letta e come anche questa lettura faccia parte della diversità, perché l'interpretazione è personale, è legata all'attore. Nel cinema questo lo si vede moltissimo, il regista dà una direzione ma l'interpretazione resta personale. E quindi come il casting sceglie l'attore e come l'attore decide di interpretare quel personaggio fa la differenza, che è un valore aggiunto».

Poi c'è la musica...

«Diversity Sound System, ovvero la diversità nella musica, perché anche nella musica il genere crea diversità. Partendo da questo concetto ci saranno aperitivi musicali in tutte le piazze di Otranto, e lì ognuno dei musicisti ospiti racconterà la propria diversità musicale, per spiegare come in realtà poi la musica racconta il genere, la diversità».

Musica legata ai film, però...

«No, non necessariamente. L'anno scorso erano colonne sonore, quest'anno li ho lasciati liberi proprio perché potessero raccontare il proprio genere. Ma la musica è comunque parte del cinema. E' come se io chiedessi loro di fare la loro colonna musicale, ovviamente legata al tema».

E poi?

«Ci saranno vari eventi collaterali. Il festival aprirà con uno spettacolo intitolato Il circo di Barnum e ispirato al film The Greatest Showman, dedicato appunto a Barnum, che racconta la diversità e come l'inclusione di persone diverse in realtà poi ha fatto la sua fortuna e gli ha dato la possibilità di rendere concreto il suo sogno, quello di un bambino che sogna un mondo diverso. Sarà un musical messo in scena da soli ragazzi, di un'Accademia di Milano, che avranno al possibilità di mettersi alla prova non soltanto davanti ai colleghi, ma davanti a un pubblico, alle loro famiglie, e lo faranno con la musica dell'Orchestra Oles di Lecce».
«E poi ci sarà la danza. In effetti ho esteso un po' il festival ad altre arti, perché oggi in realtà la diversità è inclusione e quindi ho voluto includere quelle arti che fanno la differenza e comunque contaminano e vengono contaminate dal cinema. Ci sarà così lo spettacolo Classica contemporaneità, in cui però ho chiesto di raccontare i virtuosismi della danza diversa, cioè classico, moderno, hip hop, tutti i modi di esprimersi attraverso la danza».

Nè manca il teatro...

«Certo. Poiché la diversità è anche biologica, ho chiesto al Teatro Koreja un loro spettacolo, Il Cavaliere Errante, che però abbiamo modificato: partiremo dal Castello, tra l'altro uscendo da un bosco caduto, capovolto, che è un'installazione di un artista che si chiama Alice Mocellin. Faremo tutto il giro dei Bastioni con questi cavalieri erranti che raccontano la perdita di senno di Orlando, icona della follia, e finiremo in spiaggia con la raccolta della plastica, a simboleggiare che stiamo perdendo anche noi il senno e non abbiamo più rispetto per il nostro pianeta. Ci saranno in questo percorso due installazioni artistiche, il bosco rovesciato e un mondo appeso a un filo, fatto di ferro e immondizie raccolte».

Infine, ma non per importanza, gli appuntamenti serali con le proiezioni dei film.

«Ovviamente mi sono sempre tenuta sui temi della diversità. Così ho scelto film come The Girl di Lukas Dhont, ispirato a una storia vera, che racconta di un adolescente con la passione della danza. E' un ragazzo, ma non si riconosce come tale e comincia a fare i conti con il proprio sesso che non accetta. Poi The bra di Veit Helmer, quasi una fiaba di Cenerentola, racconta molto la diversità al femminile attraverso un uomo che si mette alla ricerca della proprietaria di un reggiseno e passa attraverso una serie di donne, le attrici protagoniste di questo film, tutte diverse una dall'altra. Ancora Les invisibles, altro film al femminile, racconta la storia di donne che vivono in un centro d'accoglienza e quando questo chiude decidono di insegnarsi l'una con l'altra quello che avevano fatto come mestiere prima di arrivare nel centro».

Molte storie al femminile...

«Vero. Non l'ho fatto apposta, ma ho scelto tutti film in cui le donne sono abbastanza protagoniste. C'è il film di Adele Tulli, Normal, che ridefinisce il concetto di normale. E Il flauto magico di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu, quelli dell'Orchestra di Piazza Vittorio, un film che è un riadattamento ultrapop dell'opera di Mozart. Gli ultimi due film saranno Be kind di Sabrina Paravicini, madre di un figlio autistico, che racconta le persone che hanno fatto della differenza un talento, e The golden glove di Fatih Akin, basato su episodi di cronaca nera realmente accaduti. Questo è un film vietato ai minori di 18 anni che perciò abbiamo inserito in seconda serata».

Un'altra novità rispetto alla passata edizione del festival è poi legata alle giurie...

«Proprio così. L'anno scorso c'erano quella ufficiale composta da uomini e donne e quella dei critici. Quest'anno nella giuria ufficiale ci sono solo donne, le attrici Greta Scacchi, Iaia Forte, Astrid Meloni, Alessandra Acciai, Ira Fronten, e sarà presieduta da Ferzan Ozpetek. E al posto della giuria dei critici ho creato la giuria degli scrittori, ovviamente che avessero a che fare con il cinema o le serie tv; quindi ho chiamato Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva, Stefano Sardo, Luca Bianchini, Sandrone Dazieri. Con loro avremo anche degli incontri insieme agli studenti, ma allargati anche al pubblico. Tutti nel piazzale della chiesetta della Madonna dell'Altomare».

La presidenza di giuria a Ozpetek ha anche un significato particolare...

«E' perché tutto il festival fondamentalmente è dedicato a Ennio Fantastichini, scomparso qualche mese fa. Un ottimo esempio di diversità intesa come creazione, perché Ennio a parte essere un attore era una meravigliosa persona di una creatività incredibile. Lui, così come gli attori generalmente fanno, così come cerco di fare io, ha sempre fatto della diversità dei personaggi un percorso e un arricchimento personale. Il festival quindi è dedicato a Fantastichini e proietteremo il film Saturno Contro, di Ozpetek, in cui Ennio recitò. Abbiamo anche creato un premio col suo nome, che non necessariamente sarà dato al miglior attore bensì alla persona che meglio racconterà in questa edizione come la forza della diversità diventi creazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA