Arriva Renzi a Taranto e il MarTa guarda al futuro. Su il sipario, ecco i tesori

Anni di attese, chiusure, rinvii, sacrifici si concluderanno definitivamente venerdì con la riapertura del secondo piano del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, ormai lanciato nella comunicazione internazionale con l’acronimo “MarTa”. La prima autorità ad avere la fortuna di visitare tutto l’allestimento completo sarà proprio il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, insieme al ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini. Avverrà nel mezzo della riforma del dicastero e nel primo anno a Taranto di Eva Degl’Innocenti, la prima a dirigere il Museo autonomo, arrivata il 1° dicembre scorso. Sarà un viaggio completo nel tempo, in tutte le sale di piano terra, primo piano, riaperto nel 2013 insieme al piano ammezzato, e secondo piano in riapertura dopodomani. Il visitatore, d’ora in poi, inizierà e completerà la sua esplorazione in tutte le fasi del passato archeologico urbano. La novità saranno le sale e le teche su: Neolitico; Età del Bronzo; importazioni Micenee; area di Scoglio del Tonno; Colonia Greca del periodo della Fondazione Spartana; Villagi Japigi fino all'Età Ellenistica; Mondo Indigeno Nativo; percorso degli atleti. L'originale statua dello “Zeus di Ugento”, notoriamente contesa, sarà regolarmente esposta.
 
 


 
L’adrenalina è tanta, al pensiero di rivedere dopo moltissimi anni la “Tomba dell'Atleta”, ritrovata nel 1959 in via Genova. Si può immaginare di osservare il sarcofago e l’alabastron, insieme alle anfore panatenaiche, un tempo riempite di olio sacro e messe in palio nelle competizioni sportive. Ultimamente, le ossa dello scheletro sono state studiate in una ricerca scientifica antropologica universitaria. La riproduzione al laser scanner della Dea in Trono, Persefone nell'immaginario profano, Afrodite nelle valutazioni di Angelo Conte, autore del saggio “La Dea del Sorriso”, sarà l'unica possibilità di ammirare la statua finita all'Altes Museo di Berlino nel 1915 e trovata nel 1912 tra via Duca degli Abruzzi e via Mazzini. L'allestimento inaugurato nel 2013 con i quadri della Collezione Ricciardi, riguarda 25 sale su Città Greca; Necropoli di fine IV/III secolo a.C; Taranto e Mondo Apulo; conquista, Città Romana e sezioni più specifiche; Età Tardo Antica e Bizantina; corredi rinvenuti nella città vecchia antica, con le testimonianze della fortificazione bizantina; i tappeti di pietra, mosaici di età tardo antica e medioevale. Attrazione incontrastata erano e saranno gli “Ori di Taranto”, tra oreficerie, orecchini, collane, corone, diademi, insieme ai porta specchi o ad una serie di reperti in vetro o paste vitree. Le terracotte sono tantissime e riguardano innamorati, maschere comiche, lucerne, simboli erotici, strumenti musicali. Spiccano le numerose monete nella sezione dedicata alla numismatica.

Contestualizzazione e datazione sono i punti di forza. Tanti reperti restaurati sono stati ritrovati nei depositi, ancora incredibilmente ricchi e spesso ispiratori di laboratori didattici con i restauratori. I touch screen illustrativi sono vicino alle teche. La tecnologia si intreccia all’archeologia nella ricostruzione tridimensionale di una tomba a camera di fronte al cratere a mascheroni apulo a figure rosse, del Pittore di Dario, un tempo visitabile a Cleveland, o ad un ologramma sulla città romana, realizzato ispirandosi ad un affresco di Palazzo Massimo a Roma dell’età imperiale. Nell’esposizione, capiterà spesso di notare reperti ritrovati grazie alle indagini del nucleo di Tutela del Patrimonio culturale dei Carabinieri. Tutto – narrazione didascalie, pannelli in italiano ed in inglese, ipertesti - fu progettato e definito durante la vecchia direzione di Antonietta Dell'Aglio, quando ancora il Museo era legato alla Soprintendenza Archeologica della Puglia ed alla sede di Taranto.
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Mercoledì 27 Luglio 2016 - Ultimo aggiornamento: 29-07-2016 09:15