E il dialetto aiuta anche a fare il pieno d’allegria

E il dialetto aiuta anche a fare il pieno d’allegria
di Nicola DE BLASI
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Mercoledì 10 Agosto 2022, 05:00

La conversazione di un distributore automatico di carburante non è mai stata avvincente, ma adesso c’è una novità, perché circa 1700 colonnine self-service danno in dialetto le istruzioni preregistrate che guidano gli automobilisti nel rifornimento: a Bologna le indicazioni sono date in bolognese, a Napoli in napoletano, a Bari in barese, a Taranto in tarantino, a Lecce in leccese, a Brindisi in brindisino e così via, per un totale di centodieci dialetti per altrettante province. Come mai nasce questa iniziativa? L’Eni che l’ha ideata accenna esplicitamente al buonumore suscitato dal dialetto, e, a giudicare dai video inseriti in rete, le reazioni sono positive e sorridenti. Ma perché il ricorso al dialetto provoca il sorriso?

Sappiamo che nel teatro o nel cinema spesso il dialetto è associato alla comicità, ma in questo caso è probabile che i motivi del sorriso siano altri e che i clienti siano piacevolmente sorpresi dal tono confidenziale di un congegno automatico che si esprime come una persona del luogo, invece che nel modo asettico e un po’ distaccato usuale in casi del genere.

Anche in dialetto, in verità, resta spesso l’inevitabile astrattezza del tono burocratico, soprattutto in una frase come “Operazione in corso” che spesso resta sostanzialmente identica, anche se in qualche zona si ricorre a formulazioni più concrete come “Stiamo lavorando”. 

Clima "casalingo" e familiare: l'iniziativa piace

La reazione comunque è positiva perché è come ritrovare, in un accento familiare, un clima casalingo e informale, come quello che si incontrerebbe in un bar o in un altro negozio frequentato da clienti abituali. Tale effetto è possibile perché i dialetti usati sono tanti, con il risultato che un automobilista, soprattutto se fa il pieno dalle parti di casa sua, può ascoltare proprio il dialetto che da sempre ha nelle orecchie e ciò fa scattare il valore aggiunto di suggestioni che coinvolgono anche la sfera affettiva

Valutati gli aspetti emotivi

Chi ha ideato l’iniziativa ha insomma valutato anche gli aspetti emotivi della comunicazione e, come dimostra il numero dei dialetti usati, ha colto bene lo stretto vincolo che sussiste tra un luogo, un dialetto e i parlanti, mostrando anche di avere una percezione della realtà linguistica italiana molto più accorta di quella che traspare da tanti scritti sui dialetti presenti in rete. A questo proposito non dimentichiamo, ad esempio, che in rete è diffusa l’idea errata secondo cui in quasi tutta l’Italia meridionale si parlerebbe soltanto il napoletano, in un territorio nel quale si parlano invece decine di dialetti, come dimostrano adesso pure i distributori di carburante. Certo in poche frasi non risaltano tutte le caratteristiche specifiche dei dialetti, ma molte differenze si notano ugualmente. 

Proprio in rapporto ai numerosi dialetti presenti in Italia, questa idea commerciale permette ancora una riflessione: come reagirebbe un automobilista di passaggio se in una delle 1700 stazioni di servizio fosse sorpreso dall’uso di un dialetto diverso dal proprio? Non è escluso che un viaggiatore in queste condizioni possa anche sentirsi un po’ escluso: un dialetto locale, infatti, è tendenzialmente familiare e inclusivo solo per chi è del luogo. Del resto, gli stessi distributori, mentre “parlano” in dialetto, mostrano per iscritto indicazioni in italiano.

La differenza sociolinguistica tra il dialetto e la lingua

Alla stazione di servizio quindi si manifesta in modo concreto la differenza sociolinguistica tra il dialetto e la lingua. I dialetti, che pure sono sistemi linguistici autonomi dotati di grammatica, restano pur sempre lingue per pochi, pienamente adeguati e funzionali solo per quelli che sono di un certo luogo. Proprio tale situazione di frammentata diversificazione, nei secoli, sin dai tempi di Dante, ha condotto gli italiani a cercare una lingua comune che, pur senza annullare i singoli variegatissimi dialetti, permettesse sempre e comunque a ciascun italiano di sentirsi a proprio agio in una «casa comune», ritrovando in ogni luogo anche una lingua di tutti. 

In definitiva il distributore che «parla» in dialetto ci ricorda ora implicitamente questa nostra storia linguistica, in cui da secoli la molteplicità dei dialetti incrocia un’esigenza di unità che progressivamente si è concretizzata in una lingua per tutti.

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