Sarfatti, l'intellettuale che fu amante di Mussolini narrata da Gentile

Lunedì 9 Dicembre 2019 di Eraldo MARTUCCI
Socialista della prima ora, femminista, regina degli ambienti delle avanguardie artistiche, giornalista brillante, scrittrice e primo critico d’arte donna in Europa, per una sorta di “damnatio memoriae” Margherita Sarfatti è rimasta agli altari della cronaca soprattutto come “l’amante del duce”, pagandone il prezzo con l’emarginazione e l’esilio. Una grande ingiustizia. È vero che scoprì Mussolini ai primi passi della sua ascesa e lo accompagnò nella sua scalata al potere, stilandone anche la biografia, ma rivestì un ruolo da protagonista sia nel campo artistico che in quello politico.

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A ricordarne la figura elegante, colta e raffinata è stato ieri lo storico Emilio Gentile - professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza - con la brillante conferenza intitolata “Margherita Sarfatti: la musa del Duce”. L’appuntamento, nel gremito Petruzzelli, rientrava nella rassegna “L’Italia delle donne”, il ciclo di “Lezioni di Storia” ideato dagli Editori Laterza, organizzato in collaborazione con la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, con il patrocinio del Comune di Bari – Assessorato alle Politiche culturali e turistiche e della Regione Puglia. Un affresco a tinte vivaci che descrive la storia attraverso la biografia e le “res gesta” di donne dalla personalità riguardevole.

Quale appunto è stata la Sarfatti, nata a Venezia nel 1880 da una ricca famiglia ebrea. Come accaduto decenni prima con il salotto Maffei, frequentato dai più noti artisti, letterati, compositori e patrioti del Risorgimento che trascorrevano memorabili serate a discutere di arte e di letteratura, anche il suo salotto di Milano divenne un vero laboratorio del pensiero artistico del tempo, frequentato, tra gli altri, da futuristi come Marinetti e Carrà, Russolo e Boccioni, dai pittori di “Novecento” (Sironi, Funi e Bocci), e da letterati e poeti come D’Annunzio e Ada Negri.




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