Un tuffo nel cuore del “Salento segreto”. Il libro in edicola con Quotidiano

Un tuffo nel cuore del “Salento segreto”. Il libro in edicola con Quotidiano
di Claudia PRESICCE
5 Minuti di Lettura
Giovedì 23 Maggio 2024, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 12:47

È la terra in cui venne a morire il genio di Virgilio nel lontano autunno del 19 avanti Cristo, la terra dei ragni che resuscitano antichi rimorsi, della roccia scolpita in profondità da grotte merlettate custodi di templi di pietra e di pozzi abissali che hanno visto affogare mille malumori. È una cornucopia ricca di tesori nascosti, preghiere, profezie, narrazioni sepolte o cantate dal vento, da poeti e martiri, da santi volatori e naviganti. In questo Salento, benedetto dal Sole, non c’è antico palazzo, castello, casale o masseria, non c’è paesaggio rupestre tra specchie e vallate a perdifiato, non c’è raggiera di vicoli dei centri storici o vertigine scogliosa battuta dalle onde, che non abbia una qualche arcana leggenda, un mistero sotterraneo, una storia inspiegabile da raccontare.


E allora, per leggere di questo angolo di Sud Europa, dove in principio arrivarono tra i primi sapiens del vecchio continente a portare lo scompiglio dell’umanità, è arrivato un libro fitto fitto, senza fiato e senza logica apparente, così come i bordi larghi di questa terra di frontiera. Si tratta di “Salento Segreto. Storie, misteri, luoghi e leggende” (Edizioni Grifo in coedizione con Edizioni ArtWork Cultura; 232 pagine), a cura di Mario Cazzato, in edicola insieme con Nuovo Quotidiano di Puglia, a 9,80 euro più il prezzo del giornale.

Tra leggende e racconti popolari

È un testo che riunisce le voci di una trentina di autori che si sono divertiti a raccontare un’arcana storia salentina.

Narrazioni davvero trasversali tra Storia e leggenda, tra racconti popolari e studi scientifici o più astrusi. E alcune narrazioni sorprenderanno pure gli indigeni più scafati. Sono tutti divisi tra sezioni diverse: enigmi e profezie, prodigi, stranezze, coda del diavolo, morsi e rimorsi. E già da questi titoli delle sezioni ci si può fare un’idea dell’arditezza di scritture che non concedono di fermarsi tra le finitezze della razionalità. Si parte con Virgilio, il poeta di cui ancora dopo oltre due millenni risuona l’eco della presenza, ma non per la sua scrittura quanto per sue presunte facoltà magiche e taumaturgiche. Una delle tracce sarebbe nella storica Fontana di Gallipoli, fonte meravigliosa con bassorilievi ispirati ai miti pagani di Dirce, Salmace e Biblide tramutate in fontane.

L’origine del sito, spiega il curatore del libro, sarebbe attribuita alle arti magiche di Virgilio che la ideò, associate a quelle di una Egeria, una forza occulta o Fata che la realizzò. Tra leggende e spigolature, compare la storia di Matteo Perez che nacque ad Alezio nel 1545 e si ritrovò a Roma a lavorare con Michelangelo, a dipingere per i Papi Pio V e Gregorio XIII, a Tivoli, nella Cappella Sistina e andò a morire a Lima tra grandi onori nel 1616, ed è tuttora celebrato. Tra il 1576 e il 1581 lavorò a Malta realizzando un grandioso affresco nel Palazzo del Gran Maestro alla Valletta. «Sembra incredibile che una biografia artistica del genere sia rimasta sostanzialmente fuori dai racconti delle grandi storie artistiche e non la troveremo nei manuali di storia dell’arte», scrive Lucio Maiorano. Tanti sono i personaggi storici che riprendono vita tra questi racconti. Per esempio l’ingegnere Giuseppe Ruggieri, che nel 1888 che spronò la Deputazione Provinciale Salentina alla realizzazione di una rete tramviaria come sistema integrato del trasporto ferroviario, poi realizzato con il sindaco di Lecce Giuseppe Pellegrino, dimostrando un’attitudine alla modernità sorprendente per quel tempo e per questi luoghi (ne scrive Francesco Ruggieri).

Il mondo della musica

Un altro protagonista entrato nella storia della musica, e qui ricomparso, è Carmelo Preite, nato a Presicce nel 1866: «Uno dei massimi e più famosi direttori d’orchestra e di banda del panorama nazionale – scrive il critico musicale Eraldo Martucci – il cui nome, peraltro, rimane indissolubilmente legato a Tito Schipa».

I giochi

Tra gli antichi giochi salentini compaiono poi vere stravaganze: come l’usanza di disporsi in cerchio tirando in aria non dei normali dadi, ma tre piccole ossa, cioè rotule di agnelli essiccate al sole, dette “cuntrici”: ogni faccia aveva un senso valevole o meno per la vittoria.

Tracce di analogo gioco detto “degli astragali” compaiono in Omero, quando il giovane Patroclo uccide il proprio compagno, e se ne trova ricca traccia iconografica nella pittura vascolare greca. Restando in tema ludico si parla poi, tra queste pagine, del Sator. È una sorta di gioco di parole allegorico e simbolico, di forma quadrata «che si può leggere incrociando quattro direzioni: da sinistra e da destra, dall’alto e dal basso», come scrive Gilberto Spagnolo spiegando che sia una peculiarità del territorio salentino. Quest’antica formula grafica infatti, ritrovata a Pompei e in voga nel Medioevo e nel Rinascimento, è diffusissima qui sin dall’antichità. Nel 1977 è spuntato il più antico Sator del territorio in un codice italo-greco di provenienza salentina del XII secolo, ma altri sono stati ritrovati a Galatina e Cavallino. L’ultimo è apparso a Nociglia inciso su un antico fabbricato rurale dei primi Ottocento: tutti contengono le stesse parole di un segreto millenario incompreso da leggere in varie direzioni, ossia sator/ arepo/ Tenet/ opera/ rotas.

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