Artisti pugliesi contro il caporalato

Artisti pugliesi contro il caporalato
«Caldo brucia il sole d'agosto. E così: si muore di fatica e di calore nelle campagne della nostra terra». Questo l’incipit del messaggio che accompagna il profilo Facebook “Siamo uomini o caporali??”, nato sull’onda dell’emozione delle morti dei braccianti - tecnicamente avvenute per cause naturali, cioè per infarto - sotto il feroce sole d’agosto. Zakaria Ben Hassine, Paola Clemente e Abdullah Mohamed, sono questi i nomi di chi è stramazzato nella campagna infuocata e non è più tornato a casa, mentre tutto da indagare il giallo del trentenne originario del Mali scomparso nelle campagne di Rignano Garganico, in provincia di Foggia, il cui corpo - secondo la denuncia fatta da Yvan Sagnet, coordinatore del dipartimento immigrazione di Flai Cgil - sarebbe stato occultato dai caporali.



La cultura e la musica contro i caporali, questo il messaggio: chiaro ed esplicito che arriva dall’Arneo. All’evento, un concerto a Nardò, stanno lavorando l’assessore alla Cultura del comune di Copertino, Cosimo Lupo, Carlo Falangone, Rocco Gennaro, Marco Antonio Romano, il cantautore Mino De Santis, Nadia Nestola, ArciLecce, Paolo Paticchio, Francesca Stendardo, Silvia Carozzo, Enzo Marenaci, Valentina Gennaro. Ieri mattina il sopralluogo per decidere tempi e modi. La data dovrebbe essere quella del 20 Settembre e ognuno, sta dando un contributo fattivo, a partire dal cantautore salentino Mino De Santis che sta lavorando al cast di artisti disposti a prestare la loro voce al “canto di dolore”.



Non si può restare indifferenti, va da sé, e alle tante prese di posizioni, accompagnate in qualche caso da proposte, parte da Nardò il “canto del dolore” attraverso le note degli artisti. Un luogo, quello di Nardò, che non è scelto a caso. Siamo nella terra dell’Arneo e gli anziani ancora ricordano, con occhi lucidi, la dura contrapposizione con i latifondisti fatta dai contadini che chiedevano «pane e lavoro» e, perciò, l’assegnazione della terra su cui lavoravano. Partivano anche in bici per ritrovarsi insieme e occupare le campagne affrontando la dura repressione delle forze dell'ordine, i processi, la fame, il dolore, sino a spuntarla ottenendo la terra. E ora quella terra, simbolo di una lotta per la libertà da qualsiasi forma di schiavitù, si ritrova, suo malgrado, ad accogliere le nuove forme di schiavitù nei campi.



Il primo dei braccianti morti sotto il sole, collassato dopo ore e ore di lavoro a temperature improponibili, era un sudanese cinquantenne stroncato da un infarto mentre raccoglieva pomodori. Pochi giorni dopo, però, la Cgil denunciò che la sua morte era stata preceduta dalla scomparsa, per gli stessi motivi di Paola Clemente, 49 anni, nei campi vicino ad Andria.



La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per la morte del bracciante a Nardò e iscritto tre persone nel registro degli indagati per omicidio colposo. Si tratta della responsabile dell’azienda agricola in cui il bracciante lavorava, del titolare di fatto, marito della responsabile dell’azienda e presunto caporale, anche lui sudanese, che avrebbe fatto da intermediario tra gli stagionali e gli imprenditori. Il 13 luglio, invece, Paola è morta e pare non sia stata neppure portata in ospedale, ma direttamente dai campi all’obitorio. La Procura di Trani ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati l’autista del bus che aveva portato la donna nei campi.

Lunedì 31 Agosto 2015 - Ultimo aggiornamento: 16:36