C’era una volta il Salento terra di squali e pinguini

Giovedì 10 Giugno 2021 di Nicola DE PAULIS

Quali sono le origini geologiche del Salento e quali i mammiferi marini, cetacei, pesci, enormi molluschi che popolavano i suoi mari primordiali di 65 milioni di anni fa e che hanno dato origine alle scogliere e ai sedimenti che hanno generato in particolare la pietra leccese? Quali specie poi erano presenti nell’ambiente e quali tracce hanno lasciato della loro presenza attraverso le varie ere geologiche, quando l’uomo non era ancora comparso sulla terra? A cercare di dare una risposta a queste domande è Livio Ruggiero, già professore di fisica dell’atmosfera dell’Università del Salento, fondatore del Museo dell’Ambiente dell’Ateneo salentino, nonché studioso e autore di numerose pubblicazioni sulle collezioni scientifiche presenti scuole della Provincia di Lecce. Autore inoltre di una Guida Botanica del Salento redatta insieme a Silvano Marchiori e Piero Medagli. “Non solo Barocco” è uno dei suoi ultimi libri, in cui egli dimostra che il Salento non è solo la terra del barocco, ma anche terra di scienza e di scienziati.

Il paesaggio sommerso

«Nel Salento sono presenti centinaia di grotte, di inghiottitoi, alcune delle quali molto famose - dice il professor Ruggiero - come la Grotta Zinzulusa, la più conosciuta, ricca di varie specie animali come la “trifocalis salentina”, un gamberetto cieco, e una nuova spugna scoperta 10 anni fa da Ninì Ciccarese, un ricercatore di Castro. La grotta Romanelli è però scientificamente più importante perché ha al suo interno una stratificazione di sedimenti che hanno messo in luce le condizioni climatiche degli ultimi centomila anni e quindi anche le testimonianze dell’ultima glaciazione iniziata circa 20.000 anni fa. Sono stati infatti trovati resti di animali a clima freddo del tempo dei mammut e altri a clima caldo: ippopotami, rinoceronti, e resti di un “Alca Impennis”, un uccello nuotatore del clima freddo, oggi estinto, tipico del circolo polare artico, simile ai pinguini».

Quando nasce il Salento geologicamente?

«Le rocce più antiche risalgono a 65 milioni di anni fa, al Cretaceo superiore, sono molto compatte, fatte di carbonato e il Salento giace su uno strato di queste rocce che emerge. Esse corrispondono al periodo in cui si sono estinti i dinosauri e molte altre specie a causa della caduta di un grosso meteorite, quindi sono ricchissime di testimonianze antecedenti alla grande estinzione, come le tante piante fossili trovate in una cava di Surbo».

Cos’altro è stato trovato nelle rocce di 65 milioni di anni fa?

«Fossili di tantissimi organismi marini, soprattutto pesci come nelle cave di Alessano e di Nardò. Inoltre tracce di probabili rettili, ma non si sa se marini o terrestri. I pesci sono tantissimi: quelli che finora sono stati recuperati sono presso il Museo dell’Ambiente dell’Università. Quindi specie nuove e generi nuovi che non si conoscevano. Molti fossili del Salento si ritrovano anche al Museo di Verona, o a Pisa».

Un ruolo importante hanno avuto le “rudiste”; è vero che hanno costruito le nostre scogliere?

«Le “rudiste” erano degli enormi molluschi, delle conchiglie a due valve molto irregolari, una specie ormai estinta, i cui resti si ritrovano nelle rocce della costa da Santa Maria di Leuca a Santa Cesarea Terme. Sono molto particolari e possiamo dire che sono la base della scogliera, vivevano insieme, una attaccata alle altre, in enormi agglomerati, e quindi possiamo considerarle come “i costruttori della scogliera”. Infatti è facile vederle nei tagli della roccia, nei muretti a secco; potevano raggiungere persino la lunghezza di quindici metri».

Quali sono per il Salento le ultime scoperte avvenute in questo settore?

«Quello che non si era ancora trovato nelle rocce del Salento di quel periodo erano gli “ammoniti”, molluschi con la conchiglia a spirale presenti in migliaia e migliaia di specie nel corso di milioni di anni, grandi da qualche centimetro fino a due metri. Si tratta di una delle specie più importanti nell’evoluzione della vita marina. Nel Salento non erano mai state trovate. Vivevano 75 milioni anni fa, però si erano evolute lungo centinaia di milioni di anni precedenti. Sono tra gli esseri più antichi che siano comparsi sul nostro pianeta, nei mari terrestri. La cosa interessante è che non erano mai stati segnalati nel Salento, fino a quando, nel 1996, sono stati individuati in un muro in costruzione di una casa presso Castro. Probabilmente quelle sono le ultime “ammonite” che vissero prima dell’estinzione della specie, quando si ritiene che l’impatto del meteorite sulla Terra abbia provocato la scomparsa anche di molte altre specie di animali».

Cosa succede poi?

«Nell’Oligocene, siamo verso i 40 milioni di anni fa, troviamo molte specie di bellissimi banchi di corallo sulla scogliera sempre da Leuca a Santa Cesarea, soprattutto nella zona della Zinzulusa. Questi coralli si possono trovare nei blocchi di pietra dei muretti a secco».

E la pietra leccese che tanto ha influito nella nostra storia?

«È la pietra che ha dato origine al barocco leccese, quasi tutti i palazzi storici sono stati realizzati con la pietra leccese. Dentro di essa abbiamo una miniera di fossili: balene, capidogli, pesci. Alcuni di questi fossili sono molto importanti perché ci hanno rivelato l’esistenza di specie nuove e generi nuovi. Sono reperti importantissimi conservati ora nel Museo dell’Ambiente dell’Università, recuperati dai vari studiosi del territorio, tra cui il professor Angelo Varola, esperto dei fossili».

Ma si sa quando si è formata la pietra leccese?

«Risale al Miocene, tra i 25 e i 5 milioni di anni fa. La pietra leccese si è formata intorno a 19 milioni di anni fa. All’interno di essa sono stati trovati numerosissimi denti di squalo, l’antenato dello squalo bianco: con i suoi quindici metri di lunghezza era il terrore dei mari dell’epoca, un mare di circa dieci, quindici milioni di anni fa. Un mare molto pieno di vita, basti pensare che lo squalo “Carcharodon Megalodon” aveva dei denti grandi quanto una mano. Del resto i denti sono l’unica cosa che ci rimane degli squali. Quelli che si sono trovati nelle cave salentine sono giganteschi. Questi denti fossili di squalo nel Salento si conoscono fin dal 1500/1600 ma i cavatori, gli operai che estraevano la pietra dalle cave, non sapendo di cosa si trattasse pensavano che fossero la fossilizzazione dei colpi di fulmine, li chiamavano “pietre di fuoco”. La pietra leccese rappresenta il tesoro più grande per la conoscenza della vita e, insieme ai pesci delle cave di 65 milioni di anni fa, costituisce un patrimonio incredibile e importante perché ha restituito cose nuove che non si conoscevano prima e che servono per studiare l’evoluzione della vita sulla Terra».

Ultimo aggiornamento: 11 Giugno, 08:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA